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Tesla affonda di oltre -10% dopo Tesla Battery Day. E insieme a Ford Musk fa causa al governo Usa

Laura Naka Antonelli
·2 minuti per la lettura

E ora Elon Musk fa causa all'amministrazione Trump. Pomo della discordia i dazi doganali che il governo Usa ha imposto su alcuni prodotti cinesi, nella fase più tesa della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. In realtà Tesla non è stata l'unica ad aver presentato un'azione legale: a farlo sono stati anche i colossi del settore auto Volvo, Ford e Mercedes-Benz, che hanno attaccato le tariffe "illegali"- come le ha definite Musk - che Trump ha imposto su alcune componenti auto che vengono importate dalla Cina. Nel mirino i dazi del 25% imposti dal US trade representative su una lista di prodotti, che includono alcuni computer made in China e schermi touch utilizzati nelle auto elettriche Model 3 di Tesla. La causa è stata presentata a New York questa settimana. Tesla, nel depositare l'azione legale alla Court of International Trade, sostiene che le tariffe siano state "arbitrarie, frutto di un capriccio e di un abuso di potere discrezionale". Ieri giornata da dimenticare per il titolo Tesla, affondato del 10% dopo la delusione post Tesla Battery Day: Non solo non hanno convinto gli annunci - grande assente l'annuncio fortemente atteso della batteria di un milione di miglia - sulle novità che Musk ha in cantiere per il colosso, molte delle quali diventeranno tra l'altro realtà soltanto tra tre anni; Musk ha detto di prevedere consegne di auto, quest'anno, in rialzo tra il 30% e il 40% su base annua rispetto al 2019, quando le consegne furono di 367.500 unità. La nuova guidance da parte di Musk significa che il ceo di Tesla prevede consegne tra le 477.750 e le 514.500 unità, un range che praticamente replica l'obiettivo precedente di raggiungere consegne di mezzo milione di auto elettriche nel 2020. (dunque, nessun upgrade dall'outlook del colosso).