Tiffany, il lusso è in crisi

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Tiffany è in crisi. La storica catena di gioielleria, resa ancora più celebre dal film Colazione da Tiffany con Audrey Hepburn, icona del lusso e del benessere, verte in un trend altamente negativo.

Lo rivelano gli ultimi dati relativi ai profitti: meno 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, provocato - secondo il Ceo Michael Kowalski - dall'aumento dei costi del metallo e delle gemme, che hanno ferito il business della gioielleria.
In realtà il problema è meno economico e più sociologico e interessa gli acquirenti che nel corso degli anni hanno cambiato il loro modo di pensare, collocando la bigiotteria più in basso nella loro scala dei valori.

E' quanto afferma Brian Sozzi, chief equities analyst della NBG Productions: "Il consumatore non se la sente più di spendere dai 300 ai 500 dollari per un gioiello Tiffany, quando allo stesso prezzo un mini iPad gli offre molto di più nella vita".
Così la crisi e la post recessione hanno reso i clienti affezionati della gioielleria molto più attenti nell'investire il proprio denaro, rendendoli più propensi a spendere nella tecnologia che sulla bigiotteria.
Si continua ad investire su Tiffany solo per le occasioni importanti: i risultati complessivi dell'azienda dimostrano infatti che le vendite sono buone, addirittura aumentate, per quanto riguarda gli anelli di fidanzamento o di matrimonio, mentre per gli accessori alla moda - prima ricercercatissimi per quel bisogno di affermare il proprio "status" - le vendite sono crollate.

Oltre ad essere diventati più selettivi nelle loro scelte d'acquisto, i consumatori Tiffany - e più in generale i consumatori della crisi economica - non investono più su oggetti che non possono permettersi con la propria carta di credito, riducendo così gli acquisti d'impulso sui quali la gioielleria basava parte della propria mission di business.
Un aspetto e un cambiamento che Tiffany dovrà analizzare attentamente: se ha intenzione infatti di migliorare il proprio futuro, con un occhio al lungo periodo, sarà "costretta" ad adeguarsi al nuovo trend dei consumatori.