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##Tim, Elliott svela il suo piano, Vivendi all'angolo

Roma, 9 apr. (askanews) - Si fa sempre più complicata la partita Tim per i francesi di Vivendi azionisti del gruppo italiano con il 23,9%. Oggi il fondo attivista Elliott che si è mosso da settimane per chiedere la revoca dei 6 consiglieri in quota francese e la loro sostituzione con altrettanti indipendenti nell'assemblea del 24 aprile, ha annunciato di essere salito all'8,8% del capitale con opzioni per arrivare fino al 13,73%. Ma soprattutto per la prima volta i fondi raccolti nel Comitato dei gestori di Assogestioni hanno deciso all'unanimità di non presentare una loro lista di minoranza in vista dell'assemblea del 4 maggio. Questo secondo appuntamento è stato chiesto dal cda di Tim dopo le dimissioni dei consiglieri in quota Vivendi che hanno fatto decadere l'intero board proprio per contrastare le mosse di Elliott, chiedendo che sia rinnovato l'intero cda e per il quale i francesi hanno già presentato la loro lista. Ma il conflitto si fa più pesante anche all'interno di Tim con l'opposizione di cda e sindaci e nel board stesso. Il cda dimissionario infatti, in cui c'è stato uno scontro con il voto contrario dei 5 consiglieri indipendenti, ha giudicato "illegittima" la decisione del collegio dei sindaci di integrare l'assemblea del 24 aprile che ritiene superata per le dimissioni del consiglio e di voler procedere per vie legali contro questa decisione ritenuta contraria allo Statuto di Tim e al codice civile. Decisione di cui il collegio ha ribadito la validità. Resta da capire come sarà dipanata la matassa legale. La mossa del Comitato dei gestori di Assogestioni lascia liberi i vari investori istituzionali. I quali è molto probabile convergeranno già il 24 aprile sulla lista di Elliott mandando in minoranza Vivendi. Ipotesi che trova tra l'altro l'appoggio dei proxy advisor che da Glass Lewis, a ISS, a Fortis raccomandano i soci di Tim di votare a favore della proposta del fondo Elliott di revocare sei consiglieri targati Vivendi e nominare sei suoi amministratori all'assemblea del 24 aprile. Vivendi, ha scritto Iss "sembra essere più uno svantaggio che un asset per Tim, spiega Iss ai soci di Tim. "L'influenza di Vivendi non ha portato stabilità, la società ha visto tre Ceo in due anni e ricorrenti problemi con i regolatori", afferma ancora Iss, che parla anche di "relazioni in calo con il governo italiano e di un conflitto di interesse sempre presente". Una visione condivisa non solo dagli altri proxy ma soprattutto da Elliott che oggi ha chiarito ulteriormente il suo piano TrasformingTim mettendo in evidenza che la gestione Vivendi non ha portato alcun vantaggio a Tim. Pilastro del piano di Elliott è la separazione della rete, con la creazione di Netco, con un valore tra i 21 e i 25 miliardi, per fonderla con quella di Open Fiber, perchè due reti con la stessa tecnologia non hanno senso, sul modello di Rab come per altre reti, come Terna o Snam, con il riconoscimento di una remunerazione all'investimento. Un'ipotesi che potrebbe portare a liberare 7 miliardi di valore, che insieme alla conversione delle azioni di risparmio darebbe stabilità all'azienda e raddoppierebbe il corso delle azioni a 1,6 euro dagli attuali 80 centesimi nel giro di due anni, con ritorno al dividendo già dall'anno prossimo. "Se Tim può essere proattiva nel portare avanti questo obiettivo del governo - spiega Elliott in riferimento al piano di portare una rete in fibra in tutta Italia con Of per colmare il digital divide - la fusione della rete potrebbe portare una grande creazione di valore per gli azionisti, rovesciando la minaccia competitiva creata dalla mancanza di volontà del gruppo di aiutare il paese a rispondere ai suoi impegni europei". Nessuna ostilità poi nei confronti dell'attuale ad, Amos Genish che Elliott sosterrà all'essemblea del 24 aprile dopo la quale, tuttavia, non dovrebbe tenersi un secondo appuntamento il 4 maggio "visto che il board sarà reintegrato nel rispetto della legge italiana e dello statuto di Tim".

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