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Tim, pressing Vivendi: il 26 novembre nuovo cda su nodo strategie e governance

·4 minuto per la lettura

Settimana cruciale in vista per Tim. Dopo il board dell'11 novembre che era stato convocato su richiesta di alcuni consiglieri tra cui i rappresentanti di Vivendi, un nuovo consiglio di amministrazione straordinario è stato convocato per il 26 novembre sempre su richiesta di alcuni consiglieri che probabilmente aspettano delle risposte che non sono ancora arrivate. Anche questa volta, secondo quanto si apprende, si dovrebbe fare il punto sulle strategie del gruppo in vista della preparazione del Piano Strategico 2022-2024 che sarà all'esame del Cda di febbraio ma probabilmente ci sarà anche da sciogliere il nodo che riguarda le preoccupazioni espresse da alcuni azionisti del gruppo guidato dal 2018 da Luigi Gubitosi che era stato riconfermato a marzo scorso. Il socio francese in queste settimane non ha fatto mistero di essere insoddisfatto per i risultati del gruppo e il fronte del malcontento sembra essersi ampliato in queste ore.

Secondo quanto riferisce 'La Repubblica', infatti, "undici consiglieri di Telecom Italia" avrebbero firmato una lettera "dai toni aspri, dove si parla di sfiducia e preoccupazione, chiedendo al presidente Salvatore Rossi di convocare con urgenza un nuovo consiglio straordinario per discutere di governance e dello stato di deterioramento dei conti aziendali". La lettera a Rossi, scrive il quotidiano, "è stata firmata dall'ad di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, dal suo braccio destro Franck Cadoret, da tutti e cinque i consiglieri indipendenti eletti dalla lista di Assogestioni e da altri 4 consiglieri con i requisiti di indipendenza, ovvero Luca De Meo, Cristiana Falcone, Marella Moretti e Ilaria Romagnoli. Solo il presidente Rossi, l'indipendente Paola Bonomo, il presidente della Cdp Giovanni Gorno Tempini e naturalmente l'ad Luigi Gubitosi, non hanno sottoscritto la missiva, che di fatto chiede di valutare un possibile cambio ai vertici". Anche il collegio sindacale, sempre secondo il quotidiano, si sarebbe mosso "scrivendo una lettera separata al presidente esprimendo preoccupazione per l'andamento dei conti". Intanto bocche cucite da Parigi. Da Vivendi infatti arriva un "no comment" sulle indiscrezioni trapelate oggi.

Intanto i sindacati si dicono preoccupati per le voci intorno a Tim. Come spiega all'Adnkronos il segretario generale di Slc Cgil, Fabrizio Solari i sindacati la settimana scorsa hanno chiesto un incontro al ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti per affrontare le questioni relative al settore delle tlc. "Restiamo in attesa della risposta del Mise ma adesso, con quello che sta emergendo, l'incontro è ancora più urgente", ha sottolineato Solari.

Il leader della Slc Cgil si dice preoccupato per un eventuale slittamento del piano. "Se salta il piano industriale di Tim sono anche a rischio 40mila posti di lavoro", spiega ancora Solari. "La scelta obbligata per il futuro di Tim - afferma - era all'interno di una scelta di politica industriale che il passato governo aveva in qualche modo avallato - con lettere di intenti fra Cdp, Tim e Open Fiber nell'agosto del 2020 - e quindi, di lì in avanti, l'azienda si era predisposta ad una soluzione che era stata individuata e che corrispondeva a due parametri principali: quello di rispondere ad un programma del Paese, cioè dotarci di una rete di nuova generazione in grado di soddisfare tutte le esigenze del Paese, e l'altro aspetto era di trovare una sistemazione anche dal punto di vista industriale ai 40mila dipendenti di Tim. Che succede Ora?".

"Se viene meno questa ipotesi, come pare vedendo quello che sta uscendo sui media - osserva Solari-, è evidente che anche il Piano industriale di Tim non può essere più quello ed è probabilmente per questo motivo anche - continua - che l'ad oggi è messo in discussione: perché l'ad è l'espressione di quel piano". Dal nostro versante, ha aggiunto, "è che un'idea di 'rete arlecchino', cioè fatta per pezzetti, non solo non è una risposta adeguata al recupero del ritardo italiano e del conseguente digital divide che ci caratterizza ma mette a rischio la stessa tenuta dell'azienda principale del settore. Ed si apre quindi un problema grosso dal punto di vista dell'occupazione, del sistema economico e anche delle prospettive del Paese".

Anche Fistel Cisl si dice particolarmente preoccupato. "Ad appena una settimana dall'ultimo Cda di Tim in queste ore, stanno emergendo azioni confusionarie dei consiglieri di amministrazione, sotto la regia degli azionisti che puntano a ribaltare la Governance aziendale, anziché lavorare ad un piano industriale di sviluppo", spiega Vito Vitale, il segretario generale della Fistel Cisl, che denuncia anche come la politica sia responsabile dello stato in cui versa l'ex monopolista.

Per Vitale, dietro le manovre di queste ore in Tim "ci sono aspetti nebulosi che interessano aree della politica e degli azionisti, senza escludere lobby di interessi ed aspettative individuali che non sarebbero in grado di dare risposte industriali. Le ricadute di questo stato confusionale nel quale è venuta a trovarsi Tim - spiega Vitale- rischiano di degenerare in modo irreversibile con gravissime conseguenze sul sistema di Telecomunicazioni del Paese, già in mano ad azionisti stranieri, sull'occupazione interna e sull'indotto, dove sono impiegati circa 80.000 lavoratori".

Infine per Vitale "non è ipotizzabile lo spezzatino di Tim. È incomprensibile che il Muse convochi Dzan su richiesta dei consumatori e non si confronti con il sindacato sul futuro delle Tlc in vista delle risorse del Pnrr".

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