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Titoli Stato, nel 2021 emessi 477 mld ma buone notizie da fabbisogno e deficit

·4 minuto per la lettura

Il 2021 è stato sul fronte dei titoli di Stato un "anno ancora con volumi molto significativi rispetto alla media delle emissioni pre-crisi" ma anche con "un significativo miglioramento del fabbisogno, che risulterà anche inferiore alle stime della Nadef". Lo ha sottolineato Alessandro Rivera, Direttore Generale del Tesoro, presentando le Linee Guida sulla gestione del debito pubblico: "Stiamo assistendo a una forte ripresa ben al di sopra delle aspettative con un deficit che quest'anno sarà significativamente migliore delle stime ", tutti elementi "che porteranno ad una accentuata discesa del rapporto debito-Pil". Parlando di "prospettive incoraggianti pur in un contesto complesso" Rivera ha ricordato come l'anno che si sta per chiudere ha visto emissioni di titoli a medio-lungo termine per circa 318 miliardi e di Bot per 159 miliardi, valori "decisamente al di sotto" dei corrispettivi dati del 2020, che si è chiuso rispettivamente con emissioni per 369 e 182 miliardi. "Anche quest'anno - spiega Rivera - resta un ammontare superiore" alla media pre-Covid, con valori per il medio-lungo termine di 249 miliardi nel 2018 e di 253 miliardi nel 2019.

"Nel 2021 - ha aggiunto - il costo medio della raccolta è stato pari a 0,1%, un minimo storico per la Repubblica Italiana", notevolmente inferiore anche allo 0,59% registrato nel in 2020 "e questo ha comportato un costo medio di tutto lo stock del debito in linea con quello 2020 al 2,4%". Il calo del costo della raccolta non si è riflesso su quello totale per l'impatto di alcuni titoli indicizzati all'inflazione "che quindi hanno comportato aumento tasso medio dello stock" ha segnalato Rivera evidenziando come "sia stata ulteriormente allungata a 7,12 anni dai 6,95 dell'anno precedente" la vita media dello stock di titoli in circolazione". Un aumento che "ci permette di avere tempo" prime del "trasferimento di un eventuale aumento dei tassi" sul costo del debito: "se ci dovesse essere un incremento, prima che questo si trasferisca servirebbero diversi anni".

Grazie a un "effetto di compensazione" fra "l'atteso ulteriore miglioramento del fabbisogno con minore nuovo debito netto e maggiori scadenze da rifinanziare", entrambi intorno a 15 miliardi, la provvista sul medio-lungo termine da parte del Tesoro nel 2022 - ha detto Rivera - si manterrà "su livelli analoghi a quelli di quest'anno", che si chiude a quota 318 miliardi, e quindi "ancora superiori ai livelli" pre-crisi. Il prossimo - ha aggiunto - "sarà un anno di transizione" anche se lo "guardiamo con ottimismo per diversi fattori di forza, da una posizione di cassa del Tesoro molto buona all'arrivo dei nuovi pagamenti dei prestiti Next Generation Eu".

Per Davide Iacovoni, responsabile della direzione del Debito Pubblico al Mef anche nel 2022 nella gestione del debito pubblico italiano al Tesoro "puntiamo a essere regolari garantendo il giusto mix fra le nostre esigenze di gestione del portafoglio e le condizioni della domanda sul mercato": in particolare ci sarà "un impegno forte" sul dollaro "con un paio di emissioni per completare la curva dei rendimenti in dollari".

Quanto alla pianificazione per i diversi segmenti, sui Bot "continueremo a essere molto prevedibili e continui, e questo ci permetterà emissioni nette negative", mentre sui Ccteu "che nel 2021 sono stati uno strumento importante, anche per la platea internazionale, allarghiamo lo spettro delle scadenze considerate da 3 a 10 anni per i nuovi titoli". In particolare nel range con scadenza fra 3 e 5 anni - ha spiegato Iacovino - ci saranno "emissioni nette positive, con 2 nuovi titoli per ogni scadenza" ma per un totale inferiore al 2021; per i 7-10 anni "emissioni in linea con il 2022, positive per i 7 anni con 2 nuove linee e negative sui 10 con una nuova linea". Quanto alle scadenze oltre i 10 anni il totale "sarà di poco superiore" all'anno che si chiude, con probabili nuovi titoli benchmark su 15,20 e 30 anni" con emissione su sindacazione.

Un discorso a parte poi, merita il Btp futura: "L'ultima emissione di Btp Futura - ha riconosciuto - è stata lievemente sotto le attese" anche perché condizionata dalla " intensa volatilità di mercato in quei giorni": in ogni caso si è trattato di "un emissione di servizio, sulla quale c'era un impegno. Dal nostro punto di vista non c'è stato un vero impatto perché non avevamo aspettative precise".Per il 2022 - ha aggiunto - "una emissione è sicura, forse ci sarà anche una seconda" . Quanto al Btp Italia "non ce n'erano in scadenza ma è molto possibile che torneremo ad aprire questa linea: lavoriamo su aggiustamenti per rendere i titoli" più interessanti in un quadro di tassi reali negativi. Iacovoni ha anche definito il Btp Green "un segmento molto importante, strategico, in cui emetteremo un nuovo titolo con scadenza da valutare, probabilmente inferiore a quella attuale".

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