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Tognazzi-Spalletti, la denuncia dopo la serie tv su Totti: "Ricevo minacce e insulti dai tifosi"

Primo Piano
·2 minuto per la lettura

Il successo di "Speravo de morì prima", la serie tv dedicata alla vita e alla carriera di Francesco Totti, ha dato alla testa un po' a tutti. I fan del "Pupone", nonché i tifosi giallorossi, hanno di sicuro apprezzato l'interpretazione di Pietro Castellitto, l'attore che nella serie ha vestito i panni di Totti, ma è con Gianmarco Tognazzi che tutto l'odio social è venuto fuori.

Al figlio del grande Ugo il compito di interpretare Luciano Spalletti, l'allenatore odiato da tutti perché causa del ritiro del capitano della Roma. Le eccezionali, e riconosciute, doti d'attore di Tognazzi lo hanno portata ad essere una copia identica nei minimi dettagli dell'allenatore, tanto che qualcuno lo ha letteralmente scambiato per lui. Sui social è un gran caos, tra chi non è riuscito a digerire il ricordo del ritiro forzato di Totti e chi, invece, se la prende con la persona sbagliata.

A farne le spese, in questo caso, è lo stesso Tognazzi "spallettiano", che intervistato da Di Più Tv ha denunciato: "Dopo la serie tv ho ricevuto insulti e minacce. Ma hanno capito che non sono io Luciano Spalletti? La gente non ha capito la differenza tra un attore e il personaggio che interpreta. Me ne hanno dette di tutti i colori: che io ho costretto Totti a ritirarsi, che me la faranno pagare. Ma non lo capiscono che io non sono il vero Luciano Spalletti?".

"In parte me li aspettavo. Sia perché questa serie parla di uno sport molto popolare come il calcio, e di un uomo amato come Totti, sia perché è già capitato ad altri attori prima di me di essere scambiati per il personaggio interpretato nella finzione" ha sottolineato l'attore.

Chi ha provato a dare una spiegazione al fenomeno è stato Vittorio Gallese, neuroscienziato e docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica all’Università degli Studi di Parma: "Il pubblico può confondere la finzione con la realtà. Sono meccanismi che funzionano dai tempi della tragedia greca. L’umano rappresenta i propri conflitti, li rende esterni a sé mediante la rappresentazione attoriale. Così viviamo le vite degli altri. Oggi attraverso uno schermo, duemila anni fa sedendo in un anfiteatro".

VIDEO - Totti-Castellitto, tra epica e leggerezza