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Tokyo2020, Naoko Ishihara: la giapponese che spara e prega

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Image from askanews web site
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Tokyo, 27 lug. (askanews) - Quando è sul campo di tiro è una cecchina quasi infallibile. Invece a casa è una sacerdotessa dedita a rituali tipici del sistema religioso autoctono giapponese, lo Shinto. Naoko Ishihara è un curioso misto di spiritualità e freddezza nello sparare: la si può incontrare con un fucile in mano o con i tradizionali abiti degli antichi e un po' misteriosi cerimoniali scintoisti.

Ishihara appartiene alla famiglia che è proprietaria del santuario di Furumine a Kanuma, nella regione del Tohoku, un pezzo di Giappone in cui la spiritualità tradizionale nipponica produce eventi religiosi, leggende, rituali unici. Il padre di Naoko è l'84 capo-sacerdote del santuario appartenente alla famiglia Ishihara. Il santuario è stato fondato circa 1.300 anni fa.

Nel santuario è venerato principalmente l'eroe mitologico Yamato-takeru, un condottiero che, sconfiggendo i barbari interni al Giappone, rese potente il regno Yamato che è alla base del Giappone storico come lo conosciamo.

Il santuario è anche famoso perché ospita un "tengu", che è una divinità shinto rappresentata in forma antropomorfa, con la faccia rosso e un lunghissimo naso, e dotata di diversi poteri, tra i quali quello di trasformarsi in animale o in essere umano.

Esiste anche un regno dei tengu, cioè uno specifico mondo a parte i cui abitanti sono questi esseri mostruosi, che non sempre hanno natura benevola. Anzi, sanno essere piuttosto crudeli.

La famiglia Ishihara ha anche una tradizione consolidata nel tiro. "Sia mio padre che mio nonno erano tiratori. Così io sono cresciuta con l'idea fissa di diventare anche io una tiratrice", ha raccontato Naoko. Il sogno è stato premiato: Ishihara è oggi alla seconda olimpiade, dopo aver partecipato a diversi campionati del mondo. Nelle Olimpiadi di Tokyo, Ishihara si è classificata 21ma con 114 oggetti centrati. Dal suo punto di vista va bene così: aveva l'obiettivo di arrivare a queste olimpiadi e ce l'ha fatta.

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