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Tono consolidativo mercati in una settimana densa di eventi

Giuseppe Sersale
 

La settimana è iniziata sui mercati con un tono leggermente più opaco rispetto alla chiusura di quella scorsa, che aveva visto guadagni rotondi per i principali indici (S&P 500 +2.06%, Eurostoxx 50 +2.86%, Dax +4.2%, Shanghai +5.04%).

Sul fronte Trade, il newsflow resta tendenzialmente positivo, con sprazzi di realismo. Kudlow ha dichiarato che le parti sono sempre più vicine e che le prime linee saranno impegnate in “un sacco di teleconference” questa settimana. I progressi sono avvenuti sulla protezione delle proprietà intellettuali dove la Cina per la prima volta ha ammesso le sue colpe. Ma la Casa Bianca alla fine dei colloqui aveva fatto sapere che resta un sacco di lavoro da fare e Xinhua ha dichiarato che gli ultimi ostacoli sono duri da superare.

Nel week end abbiamo poi appreso che le riserve valutarie cinesi a marzo sono salite di 8 bln $ nonostante effetti negativi del cambio, il che lascia intendere che il quadro dei flussi di capitale è tranquillo.

Sul fronte Brexit, nel week end sono circolate indiscrezioni che la May avrebbe fatto un’offerta scritta a Corbyn, comprendente un’unione doganale, per ottenerne l’approvazione in Parlamento (e quindi un uscita rapida e senza elezioni). Ma in giornata è stato smentito che tale offerta fosse contenuta nel testo. Nel frattempo, da parte EU, si continua a premere per un estensione lunga, accorciabile nel momento in cui si avrà un accordo approvato. Domani la May va “in continente” a incontrare Macron e la Merkel, nella speranza di convincerli a concederle un estensione breve, alla vigilia del Summit di Mercoledì a Bruxelles, dal quale si deve necessariamente uscire con una decisione, sia pure articolata (del tipo “se venerdì abbiamo un accordo, 2 mesi, se non lo abbiamo, 12 mesi”).

L’impressione personale è che per ottenere in tempi così ristretti l’approvazione di un deal in Parlamento serve i) un accordo tra la May e Corbyn ii) la tenuta dell’esecutivo di fronte all’ira della parte euroscettica dei Conservatori, che potrebbe, d’accordo con parte dell’opposizione, produrre, con successo, una mozione di sfiducia. In assenza di un accordo entro venerdi, la strada sembra segnata verso un’estensione lunga, la caduta del Governo May ed elezioni anticipate.

Su queste basi, la Sterlina si è risollevata dai minimi a cui l’avevano spedita le dichiarazioni deluse dei laburisti di venerdi sera, ma non ha fatto molta strada.

L’apertura dei mercati asiatici ha avuto un tono discreto, che però si è smarrito per strada, con l’inversione di tendenza dei mercati locali cinesi, penalizzati da flussi di vendita sulle Small Caps del Chinext, un indice che guadagna il 40% da inizio anno. Nella seconda metà della settimana dovrebbero essere pubblicati aggregati monetari, inflazione e bilancia commerciale di marzo e qualche presa di beneficio è da mettere in conto, per un mercato che ha fatto il 5% la scorsa settimana. Più positive le “H” shares, che però hanno fatto la metà della strada rispetto a Shanghai da inizio anno. Tra gli altri indici, Tokyo e Mumbai hanno patito di più, mentre Sydney e Taiwan hanno recuperato e Seul è risultata invariata.

L’apertura europea ha assimilato il tono consolidativo dei mercati cinesi.

I dati tedeschi sono tornati a deludere, con la bilancia commerciale di Febbraio a mostrare un rallentamento sia delle esportazioni che delle importazioni. Ma Febbraio sappiamo come è andato, e comunque aggregando i dati dei primi 2 mesi dell’anno si ottiene comunque una moderata crescita. Aspettiamo marzo prima di giudicare, come per le altre serie.

Detto questo, di sicuro non si è trattato dei dati giusti per disperdere l’incertezza, e cosi i mercati continentali hanno continuato a oscillare poco sotto la parità.

Ironicamente, l’€ non ne ha risentito, ed anzi ha preso ad avanzare gradualmente, un fenomeno che alcuni hanno messo in relazione con l’indice Sentix di marzo (confidence degli investitori) migliore delle attese (dubito onestamente che sia quello il motivo). Il movimento ha accelerato quando su Bloomberg sono comparse indiscrezioni che l’ECB non avrebbe alcuna fretta di intervenire per attenuare gli effetti indesiderati dei tassi negativi sulle banche, una reazione che mi pare tanto ingiustificata, quanto mi era parso l’indebolimento quando la possibilità di questi interventi era stata resa pubblica.

L’impressione personale è che ad amplificare l’effetto delle news sul cambio oggi sia il positioning, che nel report CFTC ha raggiunto, in termini di corto € vs dollaro, il massimo da fine 2016, mentre il lungo $ in assoluto è ai massimi da 3 anni.

L’arrivo degli USA non ha modificato in maniera particolare questo stato di cose. Sul fronte macro, i factory orders US di febbraio hanno confermato il modesto calo atteso. Nulla che potesse influenzare il sentiment che è rimasto moderatamente consolidativo.

Così l’azionario continentale chiude con marginali cali, e una modesta divergenza tra i principali indici periferici (Milano flat vs Madrid a -0.7%). Detto dei cambi, i bonds non si sono avvantaggiati particolarmente del mood opaco. I rendimenti salgono moderatamente in US, mentre resta sostanzialmente ferma la curva tedesca. Sui tassi potrebbe aver impattato il nuovo massimo del petrolio, supportato dall’escalation di scontri in libia.

Calma piatta sul fronte spread, nonostante la crescente litigiosità all’interno della coalizione di Governo, e l’attesa per la pubblicazione del nuovo Documento di Economia e Finanza che dovrebbe vedere la luce in settimana. Secondo quanto trapelato sui giornali la crescita 2019 sarà rivista a +0.3% da +1% e per effetto di ciò il deficit salirà a 2.4%. Sarebbe previsto un aggiustamento di 0.1%, per evitare un salita superiore del deficit e lanciare un messaggio di pace all’EU. I dubbi riguardano il 2020 per il quale il deficit progettato sarà rivisto al rialzo (a quanto pare) e non si sa bene come verrà evitato il rialzo dell’IVA previsto dalle clausole di salvaguardia.

Dopo la chiusura Eurozone, Wall Street ha continuato a oscillare poco sotto la parità e sembra intenzionata a interrompere a 7 sedute la recente serie positiva. Il mio giudizio sull’appeal di una posizione sovrappesata di azionario in questa fase (scarso) mi sono già espresso venerdi (vedi parte finale del pezzo – link ). Ciò detto, bisogna osservare che di solito serie positive cosi lunghe raramente portano a brusche inversioni di tendenza. Il backtest di tutte le serie positive di 7 sedute, effettuato da Steve Deppe, mostra che i cali significativi nei giorni successivi non sono numerosi come ci si potrebbe aspettare, e per lo più si assiste a consolidamenti.

Ricordiamoci però che veniamo da un rally di oltre il 20%.

L’inizio settimana è tranquillo, ma da metà in avanti il calendario eventi prende decisamente quota.

Domani abbiamo solo lo small business optimism di marzo in pubblicazione in US, ma l’orecchio degli investitori sarà rivolto  a eventuali dichiarazioni dopo i meeting della May con Merkel e Macron.

Mercoledi abbiamo il meeting ECB in cui si attendono da Draghi delucidazioni su guidance e tiering del tasso di deposito. Subito dopo, il CPI US di marzo ci dirà se la Fed fa bene ad essere paziente. Non bastasse, c’è il summit a Bruxelles dei 27 stati membri per concordare con la May la durata dell’estensione. Giovedi abbiamo l’inflazione in Cina, mentre Venerdi chiudiamo con il trade balance cinese, e l’inizio dell’earning season US, con JPM e Wells Fargo.

Ma venerdì si deciderà anche il destino UK, con un estensione breve in caso di accordo (o se Bruxelles si fa convincere), lunga in caso contrario, e l’uscita senza accordo nel caso le parti vadano allo scontro.

Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online