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Tra dad e smart working, la pandemia salva il mercato dei notebook

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·2 minuto per la lettura

Con la didattica a distanza e con lo smarworking, nel 2020 il mercato dei computer portatili ha visto finalmente tornare a soffiare quel vento che ha gonfiato di nuovo le vele e che lo sta spingendo con forza anche nei primi mesi del 2021. "In Italia abbiamo avuto un effetto positivo da questa pandemia, forse l'unico. Il nostro Paese era indietro sul tema dell'informatizzazione, per cui siamo stati impattati senza ombra di dubbio in modo positivo", commenta all'Adnkronos Massimo Merici, Business Development Manager di Asus. E i dati, aggiunge, parlano chiaro: "Nel 2020, rispetto al 2019, il mercato dei portatili ha registrato un +100% sul fronte dei reseller e un +50% sul retail".

Quanto al 2021, dice ancora Merici, "la situazione a oggi è la stessa ma c'è più attenzione all'acquisto. Durante il primo lockdown – ricorda - sono stati tutti presi alla sprovvista ed è stato comprato quel che c'era. Sono stati presi prodotti entry level, perché l'importante era avere qualcosa. Adesso, con la didattica a distanza e lo smart working, con tutte le nuove piattaforme, la scelta comincia ad essere più mirata, tanto che il prezzo medio di un notebook è di 700 euro, c'è stata un'impennata”, spiega Merici.

Oggi, continua il manager di Asus, "a fare la differenza è che si vanno a scegliere prodotti che si pensa possano durare, con caratteristiche precise. Prima ci si basava su un budget, adesso si guarda a cosa dà il prodotto, a che caratteristiche abbia e si acquista". Anche se la vita media di un notebook è scesa, continua Merici, "il ragionamento d’acquisto è sempre riferito al tempo, anche perché un computer portatile non si cambia da un anno all’altro come gli smartphone. C'è la tendenza a scegliere un prodotto che soddisfi le esigenze o una parte di esse".

E così, anche se il mercato dei notebook sta riscoprendo una seconda vita, rimane sempre il problema del digital divide nel nostro Paese. "Sul tema - afferma Merici - vedo un miglioramento sull'approccio. Il governo si è reso conto di dover migliorare il budget per la connettività. Ci sono sacche con migliaia di persone che non riescono nemmeno a telefonare, figuriamoci a connettersi a internet. Come Paese - conclude Merici - dobbiamo porci un obiettivo, quello di essere almeno nella media europea".