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Tra le pareti di questo chalet c'è tutta la storia dei mandriani che l'hanno abitato

Di Stefano Annovazzi Lodi
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Joël Tettamanti
Photo credit: Joël Tettamanti

From ELLE Decor

Quando si tratta di ristrutturare, la tentazione di rivoluzionare un edificio e trasformarlo in una sorta di showroom supermoderno, lasciando magari le travi a vista o grattando via uno strato di intonaco per far riemergere i mattoni è sempre in agguato. Ma se l’abitazione è stata vissuta e dei muri si conoscono i mattoni uno per uno, quello che più conta è non stravolgere l’aria di casa, il contesto in cui è inserito, concedendosi al massimo qualche agio in più.

Photo credit: Joël Tettamanti
Photo credit: Joël Tettamanti
Photo credit: Joël Tettamanti
Photo credit: Joël Tettamanti

È proprio questo lo spirito con cui lo studio svizzero Deschenaux Follonier ha affrontato il rinnovo di Lù Chatarme, un piccolo chalet nei pressi di Arolla, nella Valle di Hérens. I proprietari volevano infatti mantenere intatta l’atmosfera alpina, senza incidere su un paesaggio a loro caro. Lo chalet ha infatti ospitato generazioni di mandriani, saliti a 1850 metri di quota pascolare il gregge nella bella stagione. Il contesto è quello tipico dei piccoli agglomerati di casolari che spuntano sui sentieri di montagna.

Photo credit: Joël Tettamanti
Photo credit: Joël Tettamanti

“Il progetto si radica nel dialogo con l’allevatore, i costumi del luogo, e la sua storia. Come mantenere le caratteristiche specifiche di un rifugio di montagna, valorizzandone al contempo le potenzialità ricettive, l’abitabilità e il comfort?”

Era essenziale dunque mantenere un aspetto un po’ frugale, senza sacrificare per questo le novità. Lo scopo attorno a cui ruota tutto il progetto di questa casa di montagna era quello di preservare e valorizzare ulteriormente la camera lignea centrale, da cui una nuova scala conduce al piano superiore, che ora può ospitare fino a sei persone. Per questo nuovo piano è stato utilizzato il legno dei larici provenienti da un piccolo bosco di famiglia, i cui esemplari risalgono alla fondazione della casa stessa.

Photo credit: Joël Tettamanti
Photo credit: Joël Tettamanti

Per mantenere la struttura esterna inalterata, si è deciso di non abbattere le mura e non addossarle a una parete di roccia: si tratta di un punto su cui gli architetti sono stati inflessibili. Anziché incastonare l’abitazione nella roccia o viceversa liberarla rimuovendola, la nuova parete in cemento ne è appena distaccata, quasi a sottolineare un certo rispetto, che si percepisce anche nella continuità cromatica tra elemento naturale e artificiale.

Lo stesso concetto è espresso, giocoforza, dalla finestra in cucina: necessaria per far entrare un po’ di luce, affaccia sulla roccia, incorniciandola. Mentre in contesti urbani questo sarebbe considerato quasi un difetto da camuffare, una finestra cieca come quelle che danno sui cavedi interni e da cui nessuno si sporge, in questo caso permette un dialogo tra interno ed esterno, proprio come l’angolo lettura, anch’esso a pochi centimetri dalla roccia nuda.

Photo credit: Joël Tettamanti
Photo credit: Joël Tettamanti

Nel complesso, questa ristrutturazione ha se possibile accentuato l’immersione dell’architettura nella natura, è rimasta fedele alla propria storia dando la possibilità a più persone di goderne.

valentindeschenaux.ch