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Tria: "Giù debito, serve compromesso con Ue"

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di Luana Cimino Il debito dell’Italia è “enorme” e va abbattuto per “tranquillizzare” i mercati, ma nessuna manovra bis “effettiva”, anche se è necessario trovare un “compromesso” con Bruxelles. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria parlando al convegno organizzato dal ‘Messaggero’, dal titolo ‘Obbligati a crescere -Strategie per l’Italia’ premette che lo stock del debito è macroscopico ma esclude una correzione estiva per evitare la procedura Ue sui conti. “Il debito è enorme e bisogna abbatterlo”, sottolinea il titolare di via XX settembre, reduce da oltre due ore di vertice a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, i vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, insieme ai vice ministri del Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia, tra gli altri sulle misure per scongiurare l’intervento Ue sul bilancio. “Per cercare di tranquillizzare gli operatori e’ necessario entrare in una traiettoria in cui il tasso di crescita dell’economia e’ superiore a quello del debito”, dice. Il taglio dello “stock di debito è necessario non possiamo assolutamente andare in procedura d’infrazione”, insiste Tria, aggiungendo che l’Italia ha “ il compito imprescindibile di ricreare fiducia nel breve termine''. I Btp italiani infatti fanno il pieno alle aste “perché è difficile trovare dei titoli con rendimenti alti e comunque sicuri", afferma Tria, spiegando nel 2018 "il costo di emissione medio è stato più alto di altri paesi ma dal punto di vista storico non mostra una grande difficoltà. Il problema è la fiducia del mercato e per questo è importante anche l'abbattimento del debito". Al governo ora il difficile compito di trovare la quadra tra la crescita al lumicino, le promesse elettorali ed il rischio di un commissariamento del bilancio, con severi obblighi di rientro del disavanzo e il relativo impatto sui mercati finanziari. L’idea, a quanto si apprende, è di puntare sul gettito in arrivo da misure tributarie (allo studio anche nuove formule di condono) e contributive, e promettere di destinare al taglio del deficit i risparmi del reddito di cittadinanza e quota 100, ‘eccedenze’ “non indifferenti”, come osserva lo stesso Tria. Ma il punto è che Bruxelles preme perché queste risorse vengano messe sul piatto subito mentre Roma promette e prende tempo. Ma la corda non potrà essere tirata a lungo visto che la decisione finale sull’avvio della procedura spetta all’Ecofin dell’8-9 luglio, neanche un mese di tempo. E più l’iter entra in una fase matura, più difficile diventa negoziare. Nei confronti della Commissione europea “si tratterà di vedere come spiegare, come anticipare forse”, si limita a dire Tria. Di certo, “dobbiamo arrivare assolutamente a un compromesso, al dialogo costruttivo per una soluzione: è nell'interesse dell'Italia ma anche dell'Europa perché quello che fa male all'Italia fa male anche all'Europa, quello che danneggia l'Italia danneggia anche l'Europa". E “ i negoziati con la Commissione Ue sono delle trappole per il Paese e per la stessa Commissione Ue'', afferma, osservando che “se non si riescono a progettare investimenti pubblici è difficile rilanciare la crescita”. Una specie di circolo vizioso che non giova a nessuno. Ad ogni modo la situazione “è difficile ma non disperata” e i fondamentali “sono buoni”, “la struttura produttiva italiana è forte e lo riconoscono in tutto il mondo”, dice. Per “l’Italia c’è ammirazione ma c’è anche una reputazione per cui poi ci sono difficoltà a venire ad investire”, dice Tria con una punta di amarezza. E in questa cornice il governo deve fare i conti con le richieste Ue che per il 2018 Bruxelles contesta all’Italia una deviazione dei conti pari allo 0,3% del pil. Per il 2019, Tria assicura invece che il deficit scenderà oltre le attese al 2,2-2,1% del pil. Non parte sotto i migliori auspici invece il 2020 che porta già in dote 23 miliardi di clausole Iva da disattivare e il piano di flat tax della Lega da finanziare senza mettere mano al deficit.

di Luana Cimino Il debito dell’Italia è “enorme” e va abbattuto per “tranquillizzare” i mercati, ma nessuna manovra bis “effettiva”, anche se è necessario trovare un “compromesso” con Bruxelles. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria parlando al convegno organizzato dal ‘Messaggero’, dal titolo ‘Obbligati a crescere -Strategie per l’Italia’ premette che lo stock del debito è macroscopico ma esclude una correzione estiva per evitare la procedura Ue sui conti. 

“Il debito è enorme e bisogna abbatterlo”, sottolinea il titolare di via XX settembre, reduce da oltre due ore di vertice a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, i vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, insieme ai vice ministri del Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia, tra gli altri sulle misure per scongiurare l’intervento Ue sul bilancio. 

“Per cercare di tranquillizzare gli operatori e’ necessario entrare in una traiettoria in cui il tasso di crescita dell’economia e’ superiore a quello del debito”, dice. Il taglio dello “stock di debito è necessario non possiamo assolutamente andare in procedura d’infrazione”, insiste Tria, aggiungendo che l’Italia ha “ il compito imprescindibile di ricreare fiducia nel breve termine''. 

I Btp italiani infatti fanno il pieno alle aste “perché è difficile trovare dei titoli con rendimenti alti e comunque sicuri", afferma Tria, spiegando nel 2018 "il costo di emissione medio è stato più alto di altri paesi ma dal punto di vista storico non mostra una grande difficoltà. Il problema è la fiducia del mercato e per questo è importante anche l'abbattimento del debito". Al governo ora il difficile compito di trovare la quadra tra la crescita al lumicino, le promesse elettorali ed il rischio di un commissariamento del bilancio, con severi obblighi di rientro del disavanzo e il relativo impatto sui mercati finanziari. 

L’idea, a quanto si apprende, è di puntare sul gettito in arrivo da misure tributarie (allo studio anche nuove formule di condono) e contributive, e promettere di destinare al taglio del deficit i risparmi del reddito di cittadinanza e quota 100, ‘eccedenze’ “non indifferenti”, come osserva lo stesso Tria. Ma il punto è che Bruxelles preme perché queste risorse vengano messe sul piatto subito mentre Roma promette e prende tempo. Ma la corda non potrà essere tirata a lungo visto che la decisione finale sull’avvio della procedura spetta all’Ecofin dell’8-9 luglio, neanche un mese di tempo. E più l’iter entra in una fase matura, più difficile diventa negoziare. Nei confronti della Commissione europea “si tratterà di vedere come spiegare, come anticipare forse”, si limita a dire Tria. 

Di certo, “dobbiamo arrivare assolutamente a un compromesso, al dialogo costruttivo per una soluzione: è nell'interesse dell'Italia ma anche dell'Europa perché quello che fa male all'Italia fa male anche all'Europa, quello che danneggia l'Italia danneggia anche l'Europa". E “ i negoziati con la Commissione Ue sono delle trappole per il Paese e per la stessa Commissione Ue'', afferma, osservando che “se non si riescono a progettare investimenti pubblici è difficile rilanciare la crescita”. Una specie di circolo vizioso che non giova a nessuno. 

Ad ogni modo la situazione “è difficile ma non disperata” e i fondamentali “sono buoni”, “la struttura produttiva italiana è forte e lo riconoscono in tutto il mondo”, dice. Per “l’Italia c’è ammirazione ma c’è anche una reputazione per cui poi ci sono difficoltà a venire ad investire”, dice Tria con una punta di amarezza. 

E in questa cornice il governo deve fare i conti con le richieste Ue che per il 2018 Bruxelles contesta all’Italia una deviazione dei conti pari allo 0,3% del pil. Per il 2019, Tria assicura invece che il deficit scenderà oltre le attese al 2,2-2,1% del pil. Non parte sotto i migliori auspici invece il 2020 che porta già in dote 23 miliardi di clausole Iva da disattivare e il piano di flat tax della Lega da finanziare senza mettere mano al deficit.