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Tridico: "2 milioni lavoratori a 6 euro, non è tollerabile"

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Pasquale Tridico (Photo: Roberto Serra - Iguana Press via Getty Images)
Pasquale Tridico (Photo: Roberto Serra - Iguana Press via Getty Images)

“Oggi sono oltre 2 milioni i lavoratori che lavorano a 6 euro all’ora lordi. Ci sono riders che corrono e fanno incidenti anche mortali e guadagnano 4 euro all’ora. Questo non è tollerabile. Non è tollerabile in un’economia avanzata”. Lo ha detto il presidente dell’Inps Pasquale Tridico intervenendo a ‘Futura’, la tre giorni organizzata dalla Cgil a Bologna.

“Il salario minimo per i giovani è determinante, così come anche per le donne. Durante la pandemia - ha spiegato - le categorie maggiormente vittime sono state giovani e donne. Nella carriera lavorativa della donna, la donna con figlio rinuncia a 5 mila euro in media di stipendio rispetto a una donna che non ha avuto figli. Il gap salario nei confronti del lavoratore maschio è crescente e durante la pandemia i primi a perdere lavoro sono stati giovani e donne. Le vittime di salari bassi sono principalmente giovani e donne”.

“In 24 paesi europei esiste il salario minimo”, ha proseguito il presidente dell’Inps. “Nel nostro paese la contrattazione ha funzionato per molto tempo, è innegabile però che negli ultimi 2-3 decenni non riesce a portare salari alti. Il reddito di cittadinanza in molti contesti ha funzionato proprio come un salario di riserva”, ha detto Tridico, insistendo sulla necessità di “un salario minimo legale, e sono contento che il dibattito si sia riaperto, e che si possa dare speranza a 4 milioni di lavoratori che stanno sulla soglia di 9 euro orario”.

A Bonomi e Confindustria, che dice che il salario minimo è una questione di poco senso, “dico che laddove è stato introdotto la letteratura economica dimostra che ci si è spostati su produzioni e frontiere produttive più adeguate”. Secondo Tridico, infatti, “il salario minimo su un livello adeguato spinge investimenti capital intensive, cioè spinge le imprese a scegliere strategie di investimenti che sfruttino maggiormente il capitale e l’innovazione piuttosto che il lavoro a basso costo e questo porta incrementi di produttività”.

Dunque la conclusione: “In tutti i paesi dove è stato introdotto non solo si è avuto un incremento di benessere da parte del lavoratore, ma non si è avuta una disoccupazione. C’è soprattutto una più efficiente allocazione di risorse e lavoro su produzioni più produttive e quindi capaci di generale più crescita. Nel lungo periodo, ma anche nel medio, l’incremento del salario minimo porta incrementi di produttività”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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