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Trovate il trend la cui premessa è falsa e scommetteteci contro

Francesco Simoncelli
 

Si dice spesso che gli eventi storici non si ripetono nel modo esatto in cui sono accaduti in precedenza, ma fanno rima col passato. Nel mondo economico di oggi ci sono parecchie assonanze con gli anni '70. All'epoca i pianificatori monetari centrali stavano mettendo una toppa alle catastrofi di Lyndon Johnson dovute alle politiche "guns and butter". L'inflazione dei prezzi al consumo era risultata bassa per due decenni: all'inizio degli anni '60 era meno dell'1,5%, proprio come lo è oggi (almeno secondo le statistiche ufficiali). Poi però salì al 5,8% nel 1970 e il resto del mondo che deteneva miliardi in dollari iniziò ad innervosirsi. Piuttosto che onorare il proprio impegno a rimborsare dollari statunitensi a $35 l'oncia d'oro, l'amministrazione Nixon chiuse la "finestra dell'oro" e creò una nuova valuta: un dollaro coperto dal nulla. I pianificatori monetari centrali potevano ora stamparne quanti ne volevano.

Gli investitori accorti anticiparono la mossa: l'oro era già arrivato a $40 l'oncia quando l'annuncio fu dato il 15 agosto 1971. Il dollaro continuò ad affondare mentre l'oro, alla fine del 1979, era trattato a $512 l'oncia. La premessa del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti e degli economisti che lo consigliavano, incluso Milton Friedman, era che il nuovo dollaro sarebbe stato altrettanto buono quanto quello vecchio e che i suoi "guardiani" avrebbero fatto attenzione a non stamparne troppi. Inutile dire che quella premessa era falsa. Nel 1973 gli arabi lo dimostrarono, dovendo far salire il prezzo del petrolio del 300% solo per tenere il passo con un dollaro che si svalutava a ritmo incalzante.

I pianificatori monetari centrali stavano spendendo troppi soldi, facendo salire a dismisura i deficit pubblici. Questo indebitamento andava a mettere fuori dai giochi il settore privato, privato di risorse necessarie per far crescere genuinamente ed in modo sostenibile l'economia. La combinazione di aumento dei prezzi al consumo e di una stagnazione economica venne definita come il mostro della "stagflazione". Nel 1974 quel mostro era scatenato: i prezzi al consumo erano saliti all'11% ed il debito pubblico degli Stati Uniti era passato da $371 miliardi nel 1970 a $908 miliardi nel 1980. In quest'ultimo anno il tasso di inflazione aveva raggiunto il 14%.

Oggi il tasso di inflazione è inferiore al 2%, almeno secondo le statistiche ufficiali. Attenzione, però, perché sin dagli anni '90 i pianificatori monetari centrali hanno continuamente cambiato il modo in cui calcolano i numeri dell'inflazione dei prezzi. Se ritenevano che la qualità di un prodotto fosse aumentata, allora secondo loro gli acquirenti avrebbero ottenuto di meglio con la stessa quantità di denaro. Quindi hanno fatto finta che i consumatori avrebbero pagato un prezzo più basso. Se un nuovo computer è 10 volte più veloce di uno vecchio, ad esempio, allora questa gente abbassa il prezzo del 90%, anche se bisogna pagare tanto per quello nuovo quanto per quello vecchio.

Questi aggiustamenti "edonici" abbassano sostanzialmente il tasso d'inflazione dei prezzi, ma analisti indipendenti come John Williams o il Chapwood Index continuano a calcolare l'inflazione dei prezzi utilizzando la stessa formula utilizzata nel 1980. Non sorprende che tasso d'inflazione per l'anno scorso è un dieci percento tondo tondo. In altre parole, usando la stessa metrica l'inflazione dei prezzi è già più alta di quanto non fosse nel 1970. E il prezzo dell'oro, anch'esso una buona misura dell'inflazione dei prezzi reali, è salito dell'8% l'anno scorso.

Gli anni '70 si sono conclusi senza un crollo del mercato azionario, ma al netto dell'inflazione dei prezzi e del denaro reale i guadagni sono stati nulli. Il 2020 potrebbe essere simile? "Trovate il trend la cui premessa è falsa e scommetteteci contro", ha sempre detto George Soros. La falsa premessa degli anni '70 era che il nuovo dollaro era buono come quello vecchio. Un investitore poteva moltiplicare il proprio denaro di 13 volte scommettendo contro il nuovo dollaro: tutto quello che doveva fare era comprare oro. E adesso? La premessa principale di oggi è che l'economia USA sia più sana che mai. Ci basta solo "misurarla" in termini di denaro reale per capire che questa narrativa è stata solo un'illusione.

PREZZI ED INFORMAZIONE

I prezzi sono segnali e se non vengono manomessi dallo stato o da un'agenzia privata autorizzata dallo stato (cartello), riflettono le migliori stime di compratori venditori in base a domanda ed all'offerta, sia nel presente che nel futuro. Il sistema dei prezzi in un'economia di libero mercato è il più grande fornitore unico di informazioni accurate nella società. Quelle persone che prevedono erroneamente i prezzi subiscono perdite e questo segnale d'allarme scatta quando entra in gioco un altro sistema informativo: profitti e perdite.

Lo stato può intervenire direttamente manomettendo i prezzi attraverso leggi che stabiliscono massimi o minimi, e in tal senso l'esempio più fulgido è rappresentato dal salario minimo. Esistono altri modi per manometterli, perché ad esempio lo stato può concedere ad un'associazione che rappresenta un'industria il diritto di limitare l'ingresso a nuove realtà. Qualsiasi attore di mercato che sfida il cartello è minacciato da sanzioni. E badate bene, va sottolineato in modo marcato che è lo stato che approva tali leggi. Lo stato non è quella figura integerrima che si erge a baluardo dei più deboli; no, lo stato è una baldracca al soldo dell'offerta più alta.

Tutto ciò che interferisce con il sistema di prezzi distorce l'accuratezza delle informazioni. Quando ci sono restrizioni e barriere all'ingresso in un settore, vediamo inevitabilmente la formazione di cartelli. Si tratta di associazioni di produttori che consentono ai loro membri di staccare rendimenti superiori a quelli che avrebbero staccato se fossero rimasti in regime di concorrenza sana. In questo modo si trincerano dietro la burocrazia e parassitano chi invece continua a produrre ricchezza.

Il paradosso è che chi cerca di aggirare questa situazione è tacciato di "imbrogliare" e viene additato come un furfante. Questo perché i cartelli soffrono costantemente la minaccia di venire spazzati via dalla dinamicità dei mercati, il che significa concorrenza sui prezzi, in particolare di quei nuovi arrivati ​​che operano in modo più efficiente. Il cartello reagisce in due modi: spinge lo stato a limitare l'ingresso nel settore; spinge lo stato a far rispettare le regole del cartello contro chi vuole competere in modo genuino in modo da ridurre la redditività dei membri del cartello.

Come spero abbiate appreso dalle letture del blog, la staticità non è una condizione normale dei mercati. Questo perché la loro mutevolezza non è data altro che da chi li compone: gli esseri umani. I loro desideri in continuo mutamento rappresentano l'inevitabile fine delle condizioni di privilegio artificiali. E questo è un fatto apodittico, visto che ineluttabilmente ogni cartello alla fine scopre che non può rispondere a nuove condizioni di domanda e offerta. Una crisi travolge e il cartello non può far altro che andare incontro alla sua frantumazione.

Il sistema più dannoso di manomissione dei prezzi è il sistema bancario a riserva frazionaria. Lo stato autorizza le banche commerciali ad emettere più banconote di quante ne abbiano in riserva. I depositanti sono indotti a credere di poter prelevare il proprio denaro in qualsiasi momento e quando lo fanno, soprattutto in tempo di recessione, le banche si trovano di fronte lo spettro della bancarotta. Per evitare ciò gli stati hanno dato vita ad istituzioni monopolistiche chiamate banche centrali: ufficialmente il loro compito è quello di salvaguardare la stabilità dei mercati (come è possibile se i mercati sono dinamici per definizione?), ufficiosamente il loro compito è salvaguardare dalla bancarotta stati e grandi banche. E cosa sono le banche centrali, quindi, se non cartelli?

LE BANCHE CENTRALI

La Banca Centrale Europea è il braccio esecutivo del cartello del sistema bancario europeo.

Il suo compito reale è quello di mantenere solventi le più grandi banche. Attraverso il suo controllo sulla base monetaria, la BCE può stabilire il tasso d'interesse a breve termine al quale le banche commerciali si prestano denaro reciprocamente. Questo è stato lo strumento principale di controllo che tutte le banche centrali hanno sull'economia. Ma con un tasso vicino allo zero percento in tutte le giurisdizioni mondiali, lo strumento non riesce più a manipolare il mercato. La BCE, come anche le altre sue pari, sa che deve acquistare asset che non possono più essere venduti ad un prezzo simile a quello pagato da banche, compagnie assicurative e fondi pensione.

In realtà la BCE è terrorizzata da una svalutazione dei bilanci delle banche commerciali, perché se si contraggono, suddetti istituti dovranno far rientrare i prestiti per compensare tale contrazione. Una contrazione del credito significa recessione immediata, pertanto la BCE vuole evitare a tutti i costi che i bilanci di quelle realtà importanti a livello sistemico inizino a diventare delle gigantesche groviere. Inutile dire che questa operazione serve solamente a gettare fumo negli occhi, come ha fatto ad esempio Powell nelle sue dichiarazioni di due settimane fa. Davvero non sa chi/cosa stia trainando il mercato azionario statunitense?

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