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Trump è ormai perso in una spirale di statalismo e nazionalismo

Francesco Simoncelli
 

Probabilmente Trump ha inteso le cose alla rovescia sin dall'inizio. Il vero problema, infatti, non era il male che presumibilmente arrivava dall'estero: importazioni, immigrati, o terroristi. È il flusso verso l'esterno dell'imperialismo monetario e militare di Washington che ha distrutto la prosperità capitalistica sul piano nazionale e ha generato un colpo di stato terroristico all'estero.

I veri colpevoli sono sempre stati le politiche della Finanza delle Bolle della FED che hanno costretto le banche centrali straniere ad acquistare dollari ed a cestinare le proprie valute per continuare a mantenere "competitive" le loro esportazioni; il complesso militare/industriale/intelligence/aiuti esteri dell'Impero il quale ha drenato le risorse fiscali e morali dell'America; le istituzioni insolventi del welfare state (previdenza sociale ed assistenza sanitaria statale); e il livello folle della spesa federale per l'assistenzialismo (Medicaid, buoni pasto, ecc.).

Di (KSE: 003160.KS - notizie) conseguenza non aveva la minima idea che la catastrofe fiscale fosse imminente e che la sua amministrazione non aveva altra scelta se non quella politicamente sgradevole di tagliare la spesa e/o aumentare le tasse; o essere sepolto da un'alta marea fiscale ereditata alla fine di una ripresa fallita (113 mesi).

Né ha capito che la vera causa del disagio dell'entroterra americano è il regime pluridecennale targato FED di repressione finanziaria e politiche di mantenimento dei prezzi a Wall Street che:

  • fagocita i salari reali dei lavoratori ed esternalizza i posti di lavoro attraverso l'assurdo obiettivo d'inflazione al 2% del FOMC;
  • fagocita i saldi bancari di risparmiatori e pensionati tramite la ZIRP;

distrugge lavori, investimenti e retribuzioni reali nel settore degli affari attraverso l'immolazione dei bilanci societari e dei flussi di cassa da parte dei piani alti delle grandi aziende per finanziare i riacquisti di azioni, i dividendi e le F&A; impala l'80% delle famiglie americane su un tapis roulant di debito a basso costo (temporaneo) al fine di sostenere un simulacro degli standard di vita della classe media.

Inoltre queste politiche di pianificazione monetaria centrale hanno alimentato la più grande (insostenibile) inflazione degli asset finanziari mai vista nella storia, facendo quindi piovere sull'1% e sul 10% più ricco una cifra di $35.000 miliardi di ricchezza dal nulla.

Non c'è da meravigliarsi, quindi, se Trump abbia vinto poiché le persone non lo vedevano come un abitante della Città Imperiale; a differenza della Clinton, la quale  non aveva idea che la guerra, il welfare state ed i dividendi non facessero più presa sull'entroterra americano.

Ma l'agenda di Trump non è lontanamente all'altezza del compito di migliorare le condizioni economiche, fiscali e finanziarie dell'America. Questo perché non sono i cattivi affari commerciali ed i presunti ladri stranieri che rappresentano la stagnazione post-2000 dei redditi medi delle famiglie, dell'enorme perdita di posti di lavoro a medio reddito e dell'effettivo declino degli investimenti netti reali da parte delle imprese.

Al contrario, l'esternalizzazione dei posti di lavoro e dei posti di lavoro da capofamiglia è dovuta all'arbitraggio salariale, alimentato dalle politiche monetarie allentate e sempre più dissolute della FED. Quest'ultima ha provocato un'esplosione di prestiti alle famiglie la quale ha risucchiato beni stranieri meno costosi e ha gonfiato i costi interni, i salari ed i prezzi, riducendo così le esportazioni statunitensi e incoraggiando le importazioni.

Il grafico qui sotto vale più di mille parole e annulla tutte le equazioni econometriche che hanno imperversato sui computer dell'Eccles Building. Per esempio, dal giugno 1987 i salari nominali all'ora sono aumentati del 151% e gli stipendi reali dell'1%!

Questa è un'accusa bella e buone di colpevolezza del sistema bancario centrale keynesiano. Gli sciocchi accademici che gestiscono la stampante monetaria della FED e le loro controparti globali fingono che l'inflazione interna sia simmetrica. Cioè, salari e prezzi marciano in blocco su un qualsiasi ragionevole periodo di tempo al ritmo del 2,00%, il che significa che nessuno ci perde mentre il livello dei prezzi sale costantemente.

Questi geni sembrano anche sostenere che la ricerca di un'inflazione al 2% non abbia tanta importanza a livello internazionale. Questo perché o i tassi di cambio si compensano (vale a dire, se l'IPC ed i salari nominali aumentano, il dollaro scende), oppure non importa perché la cosiddetta equazione tra risparmio/investimento è sempre in equilibrio. (Ad esempio, se abbiamo un enorme deficit delle partite correnti, otteniamo un afflusso di investimenti stranieri in uscita).

Ma queste sono tutte sciocchezze. L'impatto dell'inflazione a livello nazionale è tutt'altro che simmetrico. Tutti i lavoratori affrontano lo stesso IPC per quanto riguarda il costo della vita, ma un'inflazione salariale molto differenziata se il loro datore di lavoro compete con i beni cinesi, i servizi indiani, i semi-lavorati messicani, i servizi degli istruttori di pilates, ecc.

Ad esempio, l'aumento della retribuzione oraria cumulativa tra il 1987 e il 2018 per tutti i lavoratori nella produzione è stato del 151%, come mostrato nella riga blu in basso. Tuttavia l'aumento per i lavoratori manifatturieri durante suddetto periodo è stato solo del 123% (linea arancione), mentre per gli operatori sanitari e scolastici è stato del 178% (linea viola).

Ovviamente i lavoratori dell'industria manifatturiera sono stati martellati dai prezzi cinesi nel commercio mondiale, mentre i lavoratori nella sanità e nell'istruzione sono stati più o meno protetti dai monopoli statali. Di conseguenza la politica pro-inflazione della FED ha danneggiato molto i lavoratori manifatturieri rispetto agli operatori sanitari e scolastici.

Ma il vero crimine economico del target d'inflazione al 2% si verifica a livello di scambi mondiali, uno spazio molto più grande di quanto spesso venga riconosciuto. Questo perché i servizi abilitati a Internet, come i call center e l'elaborazione finanziaria, si trovano essenzialmente ad affrontare i prezzi dell'India.

Ad esempio, quando IBM (Swiss: IBM-USD.SW - notizie) è passata dall'essere un'azienda di hardware a fornitore di servizi tecnologici, i suoi impiegati in India sono cresciuti da zero nel 1993 a 130.000 attualmente. Al contrario, il suo libro paga interno si è ridotto da 150.000 a meno di 90.000 nello stesso periodo di 25 anni.

Ancora più importante, il presunto aggiustamento all'inflazione interna dei tassi di cambio funziona solo nei libri di testo keynesiani e nell'immaginazione del defunto Milton Friedman. Questi ultimi più di chiunque altri hanno convinto Nixon a distruggere il gold standard di Bretton Woods a favore della moneta fiat.

Di conseguenza quando le retribuzioni manifatturiere USA sono salite del 123% in blocco virtuale con l'IPC nel periodo 1987-2018, il dollaro non è sceso rispetto alle valute concorrenti di Cina, India e Messico. Ciò sarebbe accaduto in un mercato libero ed onesto, annullando in tal modo alcuni degli effetti negativi dell'enorme aumento delle retribuzioni nominali negli Stati Uniti.

Come mostrato nel grafico qui sotto, il tasso di cambio del dollaro è andato nella direzione opposta, apprezzandosi considerevolmente contro queste valute. Cioè, a causa delle politiche monetarie mercantiliste di questi Paesi, il movimento dei tassi di cambio ha completamente contraddetto ciò che dicevano i libri di testo.

Inutile dire che la politica inflazionistica della FED s'è dimostrata il più grande distruttore del lavoro americano e dei salari reali. Per contro, in sistema di sound money di libero mercato, i tassi d'interesse sarebbero saliti dopo il 1987. Ciò avrebbe innescato, a sua volta, una deflazione sistematica dei prezzi, dei salari e dei costi interni, riducendo così il divario tra la produzione interna e il prezzo cinese per i beni di consumo, il prezzo messicano per i semi-lavorati e il prezzo dell'India per i servizi di back-office.

Detto in modo diverso, piuttosto che un aumento del 123% del livello dei prezzi sin dal 1987, gli Stati Uniti avrebbero sperimentato una tendenza deflazionistica persistente ma benevola nell'ultimo quarto di secolo, proprio come durante i periodi di crescita del tardo XIX secolo.

Inoltre vi sarebbero stati alcuni vantaggi per la produzione interna, compresi costi di trasporto molto più bassi, catene di approviggionamento molto più semplici, veloci e flessibili, e generalmente una maggiore produttività all'ora negli Stati Uniti. Di conseguenza, nel contesto di un'economia deflazionata e di discesa dei salari nominali (ma aumento del potere d'acquisto), i considerevoli costi economici di esternalizzazione dei posti di lavoro avrebbero pesato molto di più nelle decisioni aziendali.

Come abbiamo più volte ricordato, durante l'era di Greenspan l'esportazione numero 1 in America è stata lo tsunami della FED che ha creato passività in eccesso in dollari. Ciò ha indotto le altre banche centrali del mondo, soprattutto quelle dei cosiddetti mercati emergenti, a gestire i loro affari basandosi sul tasso di cambio, non su vecchi criteri alla moda durante l'epoca del sound money.

Infatti in un sistema monetario mondiale basato sul dollaro, la FED del 1987 ha trasformato l'intero convoglio di banche centrali mondiali in folli stampatori monetari a causa del suo intervento costante e pesante nei mercati delle valute; suddetti Paesi volevano mantenere bassi i loro tassi di cambio e sostenere le loro industrie basate sull'export.

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