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Trump accende Twitter e spegne il rally

Pierluigi Gerbino
·5 minuti per la lettura

La seduta dai due volti della borsa americana sembra aver posto fine al mini-rally dei listini per la rapida “guarigione” del contagiato più famoso al mondo. Guarigione per modo di dire, perché tutti sappiamo che non basta la riduzione dei sintomi per decretare il superamento del contagio da Coronavirus. Ma è stata sufficiente ai sanitari dell’Ospedale Militare di Bethesda per dimetterlo e consentirgli di curarsi alla Casa Bianca in isolamento dal contatto fisico, ma non da Twitter, il suo social-media preferito. 

Una rapida dimissione, molto più rapida di quella che sarebbe stata decisa per un semplice cittadino. Del resto i medici militari dell’ospedale mi sono parsi, in tutta la vicenda del ricovero, piuttosto propensi a recitare con diligenza la parte in commedia loro assegnata da Trump, che, se mi si permette il paragone, sembra essersi ispirato al recente atteggiamento mediatico recitato in Italia dai sanitari del San Raffaele per il precursore di Trump, Silvio Berlusconi. Il copione è apparso quasi identico, solo un po’ accelerato dalla necessità di mostrare più in fretta le doti di superman di Donald. Dapprima si è manifestata preoccupazione per la malattia che ha colpito il condottiero, ma fiducia nelle doti combattive del Presidente. Poi, quasi subito, sollievo per i risultati sovrumani della battaglia del paziente contro il virus e rapida dimissione a favore di telecamere, per accreditare al popolo un’immagine da condottiero invincibile, che persino Putin se la sogna.

La speculazione di breve periodo si è mostrata sensibile alla fiction ed ha anticipato il copione come se lo conoscesse, con un mini-rally, partito fin dall’inizio della seduta di venerdì scorso, mentre i media continuavano a spandere preoccupazione sulle sorti del Presidente. La corsa è proseguita per tutta la seduta di lunedì ed anche ieri si è protratta fino a qualche minuto prima che iniziasse l’ultima ora di contrattazioni a Wall Street. In quel momento l’indice SP500 aveva appena raggiunto quella che ieri ho definito come prima area di resistenza: “quota 3.430, cioè dove si arenò il triplice tentativo rimbalzo della prima metà di settembre”. Raggiunto il massimo della seduta a 3.432, proprio quando serviva il massimo sforzo di ottimismo per scavalcare l’ostacolo, ecco un tweet di Trump che assesta una mazzata in grado di abbattere il torello galoppante.

Pare che il candidato alla rielezione, dopo aver perso ancora qualche punto nei sondaggi per colpa della vacanza in ospedale a giocare a golf col Covid, abbia impresso una svolta tattica alla sua campagna elettorale, aumentandone l’aggressività. Con un primo tweet ha ordinato ai negoziatori repubblicani di interrompere le trattative con i democratici, che durano da un mese, per arrivare ad un compromesso sugli aiuti da dare all’economia ed ai disoccupati, attraverso un nuovo piano trilionario di sovvenzioni. Quasi ad anticipare la notizia aveva poco prima twittato sibillinamente che l’economia americana stava guidando la ripresa mondiale ed il meglio deve ancora arrivare, lasciando intendere che non ci fosse poi così bisogno di aiuti. Una sconfessione in piena regola delle parole appena pronunciate dal capo della FED Powell, che solo poche ore prima aveva ammonito sulle conseguenze “tragiche” della mancata attuazione degli aiuti a famiglie ed imprese.

Per di più, ha praticamente ricattato gli elettori, affermando che dopo la sua vittoria elettorale varerà un “enorme piano di stimolo”. Ma non ora, perché quel che propongono i democratici adesso è solo spreco di risorse per salvare le città mal gestite dai loro sindaci.

Terza bordata: ha invitato i repubblicani a concentrare gli sforzi per la rapida approvazione in Senato della nomina della giudice conservatrice Barrett, dando l’impressione che la strategia di contestazione dell’esito del voto sia sempre ben in primo piano nella sua mente.

In pochi tweet ha così demolito le speranze che avevano alimentato il rally dei mercati.

E’ perciò partito un diluvio di vendite, che ha portato l’indice SP500 a cedere di schianto oltre 2 punti percentuali in meno di mezz’ora, per chiudere la seduta quasi sui minimi a 3.361 (-1,40%) e realizzare un duplice modello grafico di inversione ribassista (barra outside ed engulfing bearish), che decreta un nuovo fallimento dei compratori e dovrebbe protrarre ulteriormente la correzione.

La seduta odierna ci dirà se quel che abbiamo visto ieri è una nuova svolta ribassista, che chiude l’onda B ed apre le porte all’onda C ribassista finale della correzione, che avrebbe il compito di riportare l’indice al di sotto del minimo del 24 settembre (3.209). Oppure se dalle parti di 3.325 torneranno i compratori e terranno in vita la lateralità del movimento, puntando ad un nuovo attacco alla resistenza di 3.430, che ieri ha respinto il quarto assalto. Non posso escludere questa seconda opzione, dato che l’impulso emotivo ribassista di ieri è stato sicuramente ingigantito dall’eccesso di aspettative che il mercato si era messo in testa, spazzate via dalla guarigione del candidato più stravagante della storia d’America. E’ possibile che un tentativo di immediato recupero venga abbozzato.

La prima ipotesi, cioè fine del rimbalzo e nuova ondata ribassista, al momento mi appare più probabile. Tuttavia non posso esimermi dal mettere in guardia sulla difficoltà operativa del momento, in cui il gigante ferito dal virus mena fendenti a destra e manca e potrebbe ancora riservarci sorprese a ripetizione via Twitter. Magari di tenore opposto rispetto a quelle di ieri.   

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online