I mercati italiani sono chiusi

Trump ha perso la grande occasione di bonificare la palude

Francesco Simoncelli
 

Janet Yellen ha affermato che rimarrà in carica fino alla durata naturale del suo mandato (gennaio 2018) e ha sfacciatamente tenuto conferenze al Congresso mettendo in guardia dai pericoli dell'interferenza politica con la banca centrale.

Oddio mio!

Prima del dicembre scorso — dopo l'elezione presidenziale — la FED ha trascorso l'anno intero a rimanere seduta sui tassi d'interesse quasi a zero per nessuna ragione plausibile. Il motivo principale era quello di perpetuare la bolla nel mercato azionario e quindi garantire l'elezione di Hillary Clinton con conseguente perpetuazione del sistema di Wall Street/Washington.

A suo merito, Donald Trump ha denunciato questa intromissione politica durante la campagna elettorale, definendola "vergognosa" e progettata per mantenere gonfiate le medie azionarie fino all'otto novembre.

Aveva ragione. Eppure, nonostante la sua vittoria scioccante, la Yellen ha la temerarietà di negare la realtà; praticamente il bue che dice cornuto all'asino. Il suo partito keynesiano-statalista è stato ripudiato dal popolo americano, ma zia Janet insiste sul fatto che il suo diritto a rimanere a capo della FED non è stato intaccato di un virgola.

Inoltre, questa non era la solita nenia circa la presunta "indipendenza" della FED, piuttosto una sorta di messaggio non tanto velato all'attuale presidente.

Voleva dire che per i mandarini monetari arroganti che gestiscono la banca centrale della nazione, la sua elezione era irrilevante e che, in ogni caso, la FED non aveva nulla a che fare con i fallimenti economici che hanno portato la maggioranza degli elettori nell'entroterra statunitense a votare per Trump.

Oh sì, invece!

Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) grande schema delle cose, la distruzione di una determinazione onesta dei prezzi nei mercati finanziari e la trasformazione dei piani alti delle grandi società americane in tane d'ingegneria finanziaria, è esattamente ciò che ha fatto finire in un fosso il capitalismo americano.

Infatti il pompaggio monetario e la repressione finanziaria sono stati più dannosi della tassazione, la regolamentazione e tutte le altre intrusioni statali nel libero mercato.

Questo perché i tassi d'interesse incredibilmente bassi hanno innescato una corsa folle per rendimenti decenti tra i manager delle obbligazioni, i quali a loro volta hanno passato gli ultimi 7 anni a fare offerte d'acquisto per obbligazioni societarie e altri titoli di debito.

Ma i capitali artificialmente a basso costo non hanno generato un boom degli investimenti per Main Street, come invece recita il catechismo keynesiano. I geni nell'Eccles Building non hanno fatto i conti con il fatto che quando si falsificano i prezzi degli asset finanziari, come il rendimento dei titoli obbligazionari, si crea una reazione a catena di ulteriori distorsioni, falsificazioni e cattivi investimenti.

Il mercato azionario è estremamente sopravvalutato — probabilmente il 50% o più — ed è diventato un agente di distruzione del capitalismo piuttosto che un forum efficace per la raccolta e l'allocazione del capitale azionario.

Inutile dire che i cosiddetti economisti conservatori che consigliano Trump — ed il GOP — non capiscono affatto questo punto. Dovrebbero tornare a leggere Adam Smith — visto che non si accorgono che la moneta della banca centrale rovina il libero mercato e ne distrugge le regole.

La massiccia ingegneria finanziaria ha creato una deformazione orribile guidata dalla Finanza delle Bolle della banca centrale. Ha deformato i prezzi del debito, favorendo un'allocazione errata del capitale.

In tale contesto, i cosiddetti economisti conservatori continuano ad abbaiare contro una pressione fiscale troppo elevata — e questo è vero perché, per definizione, tutte le tasse sono sempre troppo alte.

Ma la questione più importante, il motivo per cui gli investimenti delle imprese e la creazione di occupazione sono in fase di stallo in America, non è perché l'IRS le ha prosciugate fino al midollo. In realtà, il General Accounting Office (GAO) ha studiato le dichiarazioni dei redditi di tutte le grandi aziende statunitensi dal 2008 fino al 2012 e ha scoperto che il 20% delle grandi imprese non ha pagato alcuna imposta sul reddito delle società.

Inoltre le grandi aziende statunitensi nel loro complesso, hanno pagato solo il 14% del loro reddito al netto delle tasse in imposte sul reddito. Ciò non è nemmeno vicino alla cifra legale del 35%, o anche a quella effettiva del 22%, spesso citata dagli esperti fiscali. Ma quest'ultima include tasse estere, statali e locali, che non cambierebbero anche se la cifra legale degli Stati Uniti scendesse a zero.

Non fraintendetemi qui. L'imposta sul reddito delle società degli Stati Uniti è una stupida ed inefficiente reliquia di un'epoca precedente. Dopo tutto, l'esattore delle tasse non riuscirà a stare al passo col mondo di oggi, dove il capitale si sposta istantaneamente, dove la tecnologia, i prodotti ed i servizi di sourcing, nonché gli impianti ed i servizi d'immagazzinamento, cambiano costantemente.

L'imposta sul reddito delle società ha generato appena $300 miliardi nell'anno fiscale 2016, o l'1.6% del PIL — rispetto al 8-9% nel periodo d'oro degli anni '50, dove poteva avere un senso marginale. Ma oggi, è solo un modo per dare lavoro a figure professionali come commercialisti, avvocati e consulenti tributari.

Quindi una riduzione dell'imposta sul reddito delle società al 15% — o addirittura una sua eliminazione — è una splendida idea, perché ridurrà il costo degli adempimenti fiscali pendenti sulle aziende. E col tempo, le risorse liberate — tra cui avvocati fiscali riciclati — contribuiranno ad aumentare la produttività e la crescita dell'economia degli Stati Uniti.

Ma nel breve termine questo tipo di riduzione fiscale da sola non contribuirà molto a rilanciare gli investimenti delle imprese in attività produttive, la crescita e l'occupazione. I killer nel mondo degli affari di oggi sono i CEO, i CFO ed altri alti dirigenti che occupano i piani alti delle grandi aziende.

Ma ecco il punto.

Sono creature del sistema d'incentivazione artificiale e di mispricing del capitale che è controllato dalla FED. Quindi, fintanto che la cricca di keynesiani nel mercato azionario rimane in carica, non ci sarà alcun boom degli investimenti per far tornare grande l'America.

Invece i soldi risparmiati da una riduzione dell'imposta sulle società, andrà a finire in riacquisti di azioni proprie e in altre forme d'ingegneria finanziaria destinati a gonfiare i prezzi delle azioni e il valore delle stock option dei piani alti delle grandi aziende. Allo stesso modo, il "condono fiscale" progettato per permettere alle aziende statunitensi di riportare $2 miliardi off-shore negli Stati Uniti — si tradurrà anch'esso in riacquisti di azioni proprie, dividendi e altri affari proprio come accaduto nel 2004.

In breve, non ci sono iniziative di politica fiscale o normativa fiscale che possano rilanciare la crescita fino a quando il mercato azionario non crollerà e non verrà eliminato del tutto il flusso di denaro gratuito che ha reso selvaggia la speculazione, trasformando suddetto mercato in una bisca clandestina.

Quindi lasciare Janet Yellen e il suo collega insopportabile, Stanley Fischer, al potere, sarebbe il colmo della follia per l'amministrazione Trump. L'effetto sarebbe quello di mantenere gonfiata questa gigantesca bolla a Wall Street, giusto il tempo per far ricadere su Donald Trump il suo inevitabile scoppio.

Come ho detto, il suo compito doveva essere quello di sradicare le erbacce!

Trump doveva chiedere le loro dimissioni il 20 gennaio stesso. Questo semplice, ma decisivo comando, avrebbe causato un immediato scoppio delle bolle folli a Wall Street.

Ma questo è esattamente il punto, ed è coerente con il modo in cui agì Ronald Reagan nel 1981. Se Trump è eccezionalmente bravo in qualcosa, è quello di creare piñata politiche che poi possono essere colpite più e più volte.

Avrebbe potuto incolpare l'amministrazione Obama per la necessaria epurazione del casinò. E avrebbe anche dovuto incolpare il drappello di pianificatori monetari centrali della FED che hanno gonfiato bolle dopo bolle — svuotando Main Street di capitale, investimenti, crescita, posti di lavoro e potere d'acquisto.

Ecco come Trump avrebbe potuto iniziare la bonificazione della palude, ma non l' ha fatto.

Di David Stockman

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online