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Trump Minaccia Sanzioni per le Aziende Europee in Affari con l’Iran: Cosa c’è in Gioco per l’Europa?

Alberto Ferrante

Ha fatto tremare l’Europa la dichiarazione di John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca: il presidente Trump minaccia sanzioni anche per le aziende europee che non dovessero seguire la strada intrapresa dall’America nei confronti dell’Iran.

Si tratta quindi di un serio pericolo per l’intero continente, che è coinvolto in importanti relazioni commerciali con l’Iran.

Cercare di quantificare in termini esatti il valore economico degli affari in questione non è affatto facile; dal 2016, anno in cui l’accordo con Obama sul nucleare divenne effettivo, le più grandi aziende europee hanno effettuato investimenti quantificabili in termini di miliardi di dollari.

Prima delle sanzioni abbattutesi sull’Iran nel 2012, l’Europa era il suo più grande partner commerciale, e dopo il via libera del 2016 gli affari sono ripresi a grande ritmo. Le esportazioni europee in Iran, nel solo 2017, hanno sfiorato i 10.8 miliardi di euro, mentre le importazioni sono state di circa 10.1 miliardi di euro, pari al doppio rispetto all’anno precedente. Nel complesso, le esportazioni europee sono cresciute del 31.5% annuo, e le importazioni dell’83.9%.

Evidentemente, gran parte delle importazioni europee sono relative a prodotti energetici, sui quali troneggiano il petrolio e altri combustibili, con più del 75% del totale. L’Europa invece esporta principalmente macchinari e prodotti chimici.

L’accordo siglato da Obama aveva quindi garantito una seria ripresa dei commerci con l’Iran. In tal senso, basti osservare che le relazioni commerciali con la Francia nel 2017 sono cresciute del 118% rispetto all’anno precedente. Total, la compagnia petrolifera francese, ha concluso un accordo per 4.8 miliardi di dollari, al fine di sviluppare il più grande giacimento di gas al mondo nel giro di vent’anni, a South Pars. Airbus, inseritosi nell’accordo, ha venduto in Iran 100 velivoli, per un valore pari a circa 18 miliardi di dollari. Per finire, Renault ha siglato una joint venture volta a spingere la capacità produttiva in Iran, garantendo circa 350.000 veicoli ogni anno.

South Pars

La Germania, partner commerciale storico dell’Iran, nel 1970 intratteneva relazioni per un valore stimato di circa 6 miliardi di dollari. Dopo il crollo dovuto alle sanzioni, gli affari sono incrementati nel 2017, raggiungendo i 3.5 miliardi di dollari, e il trend sembrava, fino all’annuncio di Trump, in salita: Siemens ha infatti firmato diversi contratti per potenziare il sistema ferroviario iraniano e aggiornare 50 locomotive.

Anche il volume di affari italiano è decisamente elevato, e presenta oggi valori superiori ai 3 miliardi di euro: Fs, Ansaldo, Maire Tecnimont, Danieli e Immergas sono solo alcuni dei marchi attivi in Iran, ai quali si affianca Eni, presente già dal 1957. L’accordo più recente è quello di Fs, per 1.4 miliardi di dollari, volto a costruire ferrovie ad ala velocità tra Qom e Arak.

Tra gli altri Paesi europei, spicca la Spagna con commerci per un valore di 1.67 miliardi di euro, l’Olanda con 1.34 miliardi di euro e l’Austria con un aumento del 34% nello scorso anno.

Dopo i massicci investimenti cinesi e arabi nell’intero Paese, l’Europa è adesso il terzo più grande partner commerciale iraniano. L’Iran esporta beni in Cina per un valore di circa 18.60 miliardi di dollari, con un tasso di crescita del 13% all’anno, e intrattiene relazioni commerciali per circa 37 miliardi di dollari.

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Per questa ragione, il governo cinese ha già promesso il suo sostegno a Teheran, garantendo un approccio obiettivo e corretto alla situazione, basato sulla comunicazione e sulla cooperazione, al fine di mantenere vivo l’accordo con le altre potenze europee.

 

 

This article was originally posted on FX Empire

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