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Turismo, delega 'boomerang' ma imprese chiedono attenzione a Franceschini

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(di Cristina Armeni) - La delega al turismo, dopo una breve parentesi all'Agricoltura, torna come un 'boomerang' nelle competenze del ministero dei Beni culturali. E le imprese del settore, in questo balletto di competenze, non vogliono rimetterci e chiedono attenzione. L'avvicendamento politico dall'ex ministro leghista Gian Marco Centinaio al dem Dario Franceschini non si preannuncia come un semplice passaggio di consegne. Più di una preoccupazione serpeggia tra gli operatori del settore, sia per i tempi della burocrazia, visto che durante il governo gialloverde ci sono voluti ben sei mesi perché il passaggio diventasse effettivo (dalla Cultura all'Agricoltura), sia perché le imprese del turismo hanno assaporato alcune importanti novità, prime fra tutte il Codice identificativo per combattere l'abusivismo nelle strutture ricettive, non ancora operative, e che non vorrebbero finissero nel baule dei ricordi. 

Senza contare le conseguenze dirette che ricadranno sul neo Dipartimento del Turismo, che si era appena insediato presso l'Enit. La struttura pubblica guidata da Caterina Cittadino e costituita da una ventina di dipendenti pubblici, sarà smontata e gli impiegati, dopo essere stati traghettati alle Politiche agricole, ora traslocheranno ai Beni culturali sotto una Direzione generale. E si dovranno ambientare di nuovo, seguire nuovo atti amministrativi, nuovi input non più improntati alla promozione del turismo abbinata all'enogastronomia ma al patrimonio artistico e culturale dell'Italia. 

Il presidente di Confturismo - Confcommercio Luca Patanè è perplesso e parte da una constatazione. "Il Turismo, settore trainante dell’economia italiana, non trova né sede definitiva né pace" afferma interpellato all'Adnkronos sull'argomento. "Dalla abolizione del suo Ministero nel 1993 la competenza è passata, fino a oggi, per 6 dicasteri: 6 trasferimenti di sede e di personale, uno ogni 4 anni in media.Quanto know how e quante occasioni si sono perse in questi passaggi? La verità è che, incredibilmente, il mondo della politica non comprende realmente il valore economico di questo settore e resta sordo alle sue richieste" lamenta il manager in rappresentanza delle organizzazioni rappresentative delle imprese e delle professioni turistiche aderenti a Confcommercio. 

"Degli anni passati al Mibact non abbiamo ricordi splendidi, - sostiene Patanè - anche se non possiamo dimenticare provvedimenti importanti, uno per tutti il Decreto Art Bonus, con i suoi crediti d’imposta dedicati ad alcuni nostri comparti. Ma la realtà è che si sono perse molte occasioni di sinergia e per fare di più". 

"Il Turismo nel ministero della Cultura è stato preso in carico, non accolto ne’ tanto meno integrato. Ignorato dai vertici funzionali, - prosegue Patanè senza risparmiare critiche - relegato negli uffici più remoti del palazzo di Via del Collegio romano, non dotato delle risorse umane nuove e competenti di cui aveva bisogno. Una assurdità per un Paese che si pone ai vertici della classifica delle destinazioni turistiche culturali. Non vogliamo ripetere un’esperienza del genere e ci affidiamo alla determinazione del Ministro Franceschini perché, questa volta, si colgano appieno tutte le opportunità che da una reale collaborazione tra Cultura e Turismo possono derivare". 

Non molto diverso è l'umore delle imprese aderenti a Federturismo - Confindustria. La cautela è d'obbligo e pur riconoscendo che Franceschini "è stato un bravo ministro", la raccomandazione è che "il settore del turismo deve meritare la giusta considerazione" dichiara all'Adnkronos Marina Lalli, vicepresidente di Federturismo. "E Speriamo che ciò di buono è stato fatto prima con Franceschini e poi con Centinaio, - sostiene - ora di nuovo con Franceschini, non venga buttato all'aria solo perché si cambia colore politico". In particolare, l'imprenditrice sottolinea l'importanza di "continuare a investire sull'Enit, ora che è guidato da una persona così competente come Giorgio Palmucci". 

"Abbiamo bisogno di una promozione unitaria nel mondo, - chiarisce Lalli - è impensabile che la facciano le singole Regioni per conto proprio. La regia unica dell'Enit è fondamentale". Inoltre, aggiunge Lalli, "è urgente rendere operativo il Codice identificativo per le strutture che danno ospitalità, non necessariamente gli alberghi, affinché si rispettino le regole per contrastare la concorrenza sleale". 

Quanto ai tempi burocratici che ci vorranno per il passaggio dal Mipaaft al Mibac (che cambieranno gli acronimi attuali) la manager commenta "è inutile negarlo, ci vorrà del tempo e come imprenditori, abituati alla concretezza e alla velocità, non siamo contenti".