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Tutti parlano di “sweatpants fatigue”, ma siamo davvero stanche di indossare le tute post-lockdown?

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Mathis Wienand - Getty Images
Photo credit: Mathis Wienand - Getty Images

"Pantaloni della tuta per sempre. Così, l'industria della moda è collassata". Era il 6 agosto 2020, e The New York Times dichiarava con queste parole la propria sentenza in materia. Intanto, in Italia, godevamo della prima estate post-coronavirus intuendo già (ma senza ancora comprendere del tutto) che - pochi mesi dopo - avremmo vissuto un secondo lockdown. Fatto il cambio stagione nel guardaroba, tornavano loro: le tute. Felpe e pantaloni, leggings, canotte e T-shirts. Oggi, in chiusura di un'estate con campagna vaccinale in corso d'opera, una domanda resta: cosa succederà al caro amato leisurewear che per mesi e mesi ci ha fatto compagnia tra le mura di casa?

Gli effetti del Covid-19 sulla moda - e sulle nostre relative abitudini (si pensi al revenge shopping) - sono stati molto impattanti. Al punto da poter parlare di quella che wwd.com ha definito una reale "sweatpants fatigue". "Mentre il mondo torna alla normalità - chiede la fonte, - consumatori e marchi lasceranno le proprie tute a casa insieme al lockdown 2020?". È lecito che siano i consumatori a farlo, certo. Dopo il boom del comfort sperimentato a casa (non a caso è nata la tendenza #nobra che dice addio al reggiseno), la richiesta femminile potrebbe finalmente puntare su tutto ciò che ci è mancato tra le quattro mura: vestiti sbrilluccicanti da vera party queen, tacchi alti, borse iconiche da sfoggiare in giro. E che fine faranno le tute? Quale sarà l'andamento delle vendite dei marchi leisurewear?

Photo credit: Jeremy Moeller - Getty Images
Photo credit: Jeremy Moeller - Getty Images

Se il fenomeno leisurewear rientrerà in termini di fatturato, questo lo diranno ufficialmente i dati. Ma, ad oggi, sembra persino che le tute abbiano avuto un impatto stilistico sul guardaroba odierno (rivelando così l'altra faccia della "leisurewear fatigue"): secondo wwd.com, molte collezioni moda Autunno Inverno 2021 2022 hanno silhouette morbide e non eccessivamente strutturate, come a voler garantire una transizione graduale verso design più sofisticati. Quanto ai brand di tute... continueranno a produrre tute.

Photo credit: Christian Vierig - Getty Images
Photo credit: Christian Vierig - Getty Images

Forti anche della tendenza genderless, le aziende specializzate in leisurewear continueranno a portare avanti il proprio lavoro. Starà a noi consumatrici capire come indossare le tute (d'altronde, chi ha detto che una felpa non possa essere abbinata a un paio di jeans?). Si pensi ai grandi nomi come Pangaia, marchio di leisurewear 100% sostenibile dal filato al prodotto finito (packaging compreso), ma anche alle new entry nel settore. La stessa Belen Rodriguez sta lanciando il suo brand moda sporty insieme ai fratelli Cecilia e Jeremias. In Italia invece è persino nato un marchio di tute artigianali a km0: "Con Haimēwy Project – ci hanno spiegato le sorelle Michela e Daniela Giannini, fondatrici e stiliste del brand – vogliamo proporre un nuovo modo di vivere l’abbigliamento leisure. Non semplicemente un brand ma un vero e proprio progetto, come sottolineato nel nome della nostra label, fatto di valorizzazione della manifattura artigianale e processi di lavorazione che definiamo a Km0, in quanto tessuti e laboratori di produzione sono esclusivamente toscani. Un progetto che sia portatore di una filosofia di eccellenza capace di arrivare al cuore di chi acquista i nostri capi".

Photo credit: COURTESY haimēwy Project
Photo credit: COURTESY haimēwy Project

La premessa di Haimēwy Project apre la strada anche a tanta (ritrovata) inventiva, che certamente incontrerà l'approvazione di chi acquista con consapevolezza prodotti di alta qualità destinati a durare nel tempo. Poi certo, il 2020 sarà anche stato l'anno del comfort per antonomasia, ma ora per molte la comodità potrebbe diventare un modus vivendi anche fuori dalle mura di casa. O semplicemente, il pretesto per mixare capi leisurewear con collezioni tailor-made. Procedendo a piccole dosi, però: senza "affaticarci" troppo.

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