Twitter, Facebook & Co.: quando il social network condiziona i mercati

Può bastare un tweet a condizionare i mercati? Sembrerebbe di sì.
Dopo l'andamento delle Borse di martedì, una giornata "piuttosto tranquilla e noiosa", secondo Adam Crisafulli di JP Morgan, l'indice S&P, dopo aver trascorso la maggior parte della giornata in rosso, è risalito introno alle 14:30 per poi chiudere con un ribasso minimo.
Tra i vari fattori analizzati per comprendere l'andamento, vi è un tweet, pubblicato contemporaneamente da Bill Gross, fondatore di PIMCO, la più importante azienda di gestione degli investimenti, che diceva così: "Draghi appears willing to write 2-3 year checks to peripherals. Very reflationary. Buy gold, TIPS, real assets”. Ovvero, in attesa dell'incontro della Bce di giovedì, in base alla scelta di Draghi di "assaltare" i titoli periferici a breve termine, Gross consiglia di comprare oro, unica attività concreta necessaria per la reflazione, momento di espansione della domanda che precedono una fase di ripresa economica.

Che i social network influenzino il mercato e che il mercato stesso si basi sugli "umori" del web 2.0 non è una più una novità.
Una recente ricerca svolta da Gartner - leader mondiale nella consulenza strategica nel mondo dell' IT - su 4000 persone distribuite su dieci mercati, ha dimostrato come le reti sociali telematiche orientino il mercato, anche nelle scelte di acquisto.  E in effetti, a partire dal 2011, i social media hanno iniziato a influenzare i mercati di investimento globali, al punto da essere utilizzati anche per determinare nuove strategie di mercato e il valore delle azioni.
In particolare Twitter: secondo una ricerca svolta alla Technical University di Monaco, questo strumento sociale offre un’informazione specializzata che consente di sondare il mood del mercato azionario in maniera specifica e in tempo reale.
Social network ma non solo: se considerati anche come delle immense banche dati - Facebook vanta 800 milioni di utenti - potrebbero fornire informazioni essenziali anche per anticipare e rivelare le tendenze e i movimenti del mercato azionario. Qualcuno ha messo in pratica queste nozioni, come la società britannica Derwent Capital che ha creato l' Hedge Fund Twitter, una piattaforma di trading online che si basa non solo sulle notizie veicolate ma anche direttamente sul sentiment dei tweet.

C'è poi Zecco, la nuova applicazione per Facebook di Wall Street che consente ai potenziali investitori di conoscere, monitorare e acquistare i loro titoli scelti. Non solo: statistiche in tempo reale, grafici interattivi e la possibilità di condividere e commentare, scegliendo in base al numero dei "likes" se comprare uno stock di azioni piuttosto che un'altra.
Infine, la popolarità di un brand su un social network può fare la differenza, specie sul prezzo delle azioni: uno studio condotto da Arthur O'Connor, ricercatore presso la Pace University, su tre grandi marchi (Coca Cola, Starbucks e Nike) ha dimostrato come il numero di fan sui social network (Facebook, Twitter e Youtube) sia direttamente correlato al valore delle azioni di mercato di questi brand. 
Si può essere più o meno scettici sull'attendibilità di queste ricerche, è comunque sicuro che il mondo del web 2.0, se usato in maniera consapevole, è un ottimo strumento per analizzare e monitorare il mondo dell'economia.

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