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Ucraina, Bradanini: "L'Ue si adoperi per il cessate il fuoco"

(Adnkronos) - Quale funzione può svolgere l'Unione Europea nell'ambito del conflitto russo-ucraino? A parlarne è l'ex ambasciatore italiano Alberto Bradanini, presentando oggi il suo nuovo saggio "Cina. L'irresistibile ascesa", appena pubblicato da Teti Editore. "Non avendo noi un'autonomia strategica -spiega all'AdnKronos- sarebbe bene che le decisioni dell'Europa riflettessero i sentimenti del popolo europeo, per conoscere i quali la tragedia ucraina fornisce un'occasione straordinaria. Si potrebbero, per esempio, introdurre forme innovative di democrazia, interrogando i cittadini tramite un referendum".

Già console generale a Hong Kong, e ambasciatore in Iran e a Pechino, Bradanini è convinto che "l'Europa pagherà -con gli ucraini- il costo della guerra. Attraverso la Nato, gli Usa tengono l'Ue sotto vigilanza, sterilizzandone ogni spinta verso la sovranità. Gli Stati Uniti mirano a una guerra prolungata, che indebolisca la Russia nel pantano ucraino".

Una situazione che non 'conviene' all'Europa sotto nessun aspetto. Che fare allora? "I governi europei e le diplomazie dovrebbero lavorare a un compromesso, perché è così che finiscono le guerre. Si eviterebbero altri guai per il popolo ucraino e per le economie europee, oltre a una pericolosissima escalation nucleare", afferma Bradanini.

E la Cina come vive il conflitto? "Pur non concordando sull’invasione dell’Ucraina, condivide nella sostanza il giudizio di Mosca, che la genesi del conflitto vada attribuita alla strategia americana di espansione Nato verso Est e di destrutturazione della Russia, parallela a quella di indebolimento della Cina, la cui saldatura con la Russia deve essere impedita a tutti i costi. Per Pechino, Washington mira a una guerra ‘per procura’ anche in Estremo Oriente, combattuta fino all’ultimo taiwanese. Ogni conflitto poi porta i suoi guai, a partire dal commercio internazionale, cruciale per la sua crescita".

Davanti a questa crisi, il Dragone si trova "in imbarazzo, condividendo forti interessi sia con Mosca, che con l’Occidente. Dalla prima importa petrolio e gas, per di più via terra, evitando così i mari controllati dalla Marina Usa (il commercio russo-cinese ha sfiorato nel 2021 i 150 miliardi di dollari e crescerà ancor più con l’import di altro gas siberiano), oltre alla comune necessità di contenere l’espansionismo americano. Pechino ha però interessi ben superiori con Usa e Ue. Nel 2021, il commercio Cina-Usa è stato di 657 miliardi di dollari, con un avanzo cinese di 355 miliardi, e quello Cina-Ue di 695 mld di euro, con un surplus cinese di 250 miliardi di euro, oltre agli enormi investimenti reciproci". (di Rossella Guadagnini)

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