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Ucraina, Pelizzari (Camera Commercio italiana in Moldova): "finora non c'era paura ma ora preoccupazione"

·4 minuto per la lettura

(Adnkronos) - Dall'inizio della guerra in Ucraina "non abbiamo mai avuto una paura diretta. Nessun imprenditore ha mai pensato di andare via o di abbandonare la sua impresa. Fino a ieri, al di la delle preoccupazioni che tutti noi abbiamo rispetto a una guerra, si viveva una situazione di normalità in Moldavia. Ora forse c'è qualche preoccupazione in più. Non ho mai avuto finora una sensazione di pericolo o di tensione prima di queste ultime 24 ore". Ad affermarlo all'Adnkronos è Fabrizio Pelizzari, Ceo e segretario generale della Camera di Commercio italiana in Moldova commentando l'aumento delle tensioni in Transnistria dopo le granate scagliate ieri. Ora, spiega ancora, "c'è appunto qualche preoccupazione in più. Non è chiara la provenienza di questi attacchi: se arrivano dai filo russi o dai filo ucraini. In entrambi i casi non è sicuramente una bella situazione".

Il conflitto in Ucraina non ha avuto conseguenze economiche dirette per le aziende italiane in Moldavia "che soprattutto sono presenti nel settore manifatturiero, nei tessili e anche nel settore dell'automotive" a parte "ovviamente gli effetti legati all'aumento del costo delle materie prime, dell'energia e per quanto riguarda le forniture di grano dall'Ucraina". A pesare è comunque la situazione di tensione tra l'Unione Europea e la Russia. "La Moldavia - spiega Pelizzari - rappresenta una ponte tra Europa e Russia. Il Paese ha accordi bilaterali di libero scambio con l'Ue e dall'altra parte, come membro fondatore della Comunità degli Stati indipendenti (Csi) ha rapporti privilegiati con la Russia. Giustamente molte aziende italiane hanno guardato alla Moldavia come ponte commerciale tra Ue e Russia".

La Moldavia, rileva Pelizzari che vive nel Paese dal 2009, "è un paese molto diverso dall'Ucraina sia come storia che come popolazione. La popolazione è più europea. E' sempre stato un paese democratico. Attualmente ha un governo pro europeo. Un terzo della popolazione ha un passaporto romeno e quindi dell'Ue e i giovani, gli under 30, sognano di andare a vivere in Europa. Nelle zone rurali, invece, il 30-40% della popolazione resta legata alla madre Russia più che essere filo russi nel senso bellico del termine come viene usato oggi. In Moldovia anche se c'è un governo filo europeo c'è stima per la Russia. Il Governo è sempre stato molto cauto e non ha mai voluto esporre il Paese, con l'adozione di sanzioni contro la Russia, ad un suo eventuale ingresso in un conflitto".

Gli attacchi avvenuti in Transnistria "mi stupiscono" e probabilmente "bisognerebbe capire da chi provengono. Il Governo moldavo finora, sottolinea Pelizzari, "saggiamente ha voluto rimanere fuori dalla disputa". In Moldavia, aggiunge, "non c'è nessuna volontà bellica e non osservo astio nei confronti della Russia. Ora bisognerà capire se il Paese verrà tirato dentro a questo conflitto in un modo o nell'altro".

Per quanto riguarda la imprese italiane in Moldovia, sottolinea Pelizzari, "c'era la voglia di ripartire dopo l'emergenza covid che aveva avuto un impatto forte sugli ordini. Ma purtroppo è arrivato il conflitto in Ucraina. Siamo un po' tutti dispiaciuti da questa situazione. Dopo due anni di pandemia ora c'è questa guerra mentre stavamo guardando al futuro puntato sullo sviluppo tecnologico sull'It. In questa situazione di tensione chi è presente nel paese rimane ma non arrivano nuovi investitori e nuove imprese". In questo conflitto tra Ucraina e Russia, osserva il Ceo e segretario generale della Camera di Commercio italiana in Moldova, comunque, "ci si dimentica della storia. Il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin invadendo l'Ucraina ha perso qualsiasi ragione ma forse non risolveremo la questione se non si torneranno sulle ragioni che sono all'origine di questa guerra".

A marzo, rileva Pelizzari, "abbiamo incontrato seppur brevemente il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Mi ha fatto molto piacere. E' stato molto disponibile. Adesso con l'Ambasciatore abbiamo fatto un piano per far nascere un Comitato imprenditoriale per rafforzare i rapporti con il governo locale. Ora vogliamo approfondire questo discorso". Per quanto riguarda le necessità delle imprese italiane in Moldavia "per me ora è difficile capire la situazione internazionale. Non so esattamente dove ci porterà".

Chiaramente, rileva, "se la Moldavia, come auspico, rimarrà un paese con le porte aperte tra l'Europa e l'Est Europa allora il paese potrebbe attrarre investitori e imprese italiane. Diventerebbe un paese cuscinetto tra due mondi che in questo momento hanno problemi di comunicazione. Se invece si dovesse ricreare una specie di cortina di ferro bisognerà capire dove andrà la Moldavia perché da sola non andrà da nessuna parte. Potrebbe finire sia verso l'Europa che verso la Russia". Se la Moldavia resterà un paese "ponte" allora probabilmente "avremo bisogno di un sostegno politico, più che economico, per permettere alla Moldavia di diventare un centro logistico importante".

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