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Ue avanti su riforma patto stabilità, ma "il diavolo è nei dettagli"

(Adnkronos) - Tra i ministri delle Finanze dell'Ue c'è una "convergenza piuttosto ampia" sulla riforma del patto di stabilità, limitatamente agli obiettivi e alle grandi linee, ma ora la discussione dovrà farsi più circostanziata e "il diavolo è nei dettagli". A fare il punto del processo di riforma avviato dopo lo choc della pandemia di Covid-19 è stato il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, al termine dell'Ecofin informale riunito nel Centro Congressi affacciato sul Nuselsky Most, nel quartiere di Vysehrad, uno dei più antichi di Praga.

Le linee guida che dovrà seguire la modifica del quadro regolatorio in materia di conti pubblici sono chiare: la "priorità" è assicurare la "sostenibilità" del debito pubblico, attraverso "aggiustamenti di bilancio" e "riforme", ma anche con "investimenti".

Occorre "fare progressi nella revisione", afferma Dombrovskis. "Da quando abbiamo lanciato la discussione, quasi un anno fa, abbiamo identificato alcuni problemi fondamentali". L'obiettivo primario è assicurarsi che il debito pubblico "effettivamente cali, specialmente quando è elevato, anche quando la congiuntura economica è positiva, prestando attenzione alla composizione e alla qualità delle finanze pubbliche", date le attuali "elevate necessità di investimento" per la transizione ecologica e digitale e per la "sicurezza collettiva".

Per Dombrovskis bisogna poi "ridurre la complessità" delle norme e "migliorare la compliance", vale a dire il rispetto delle regole. Tra i ministri pare esserci una "larga convergenza" su queste priorità, "quindi siamo fiduciosi che riusciremo ad andare avanti, sulla base degli orientamenti che la Commissione pubblicherà più avanti, verso fine ottobre".

Il primo obiettivo, ha continuato, "rimane assicurare la sostenibilità del debito pubblico. Questo richiederà aggiustamenti di bilancio, riforme e investimenti". Questi tre elementi insieme "dovrebbero consentire una riduzione realistica, graduale e sostenibile del debito pubblico" in rapporto al Pil.

In secondo luogo, dati i livelli "divergenti" di debito tra gli Stati membri, "non ci può essere una soluzione unica che vada bene per tutti". In pratica, la regola del debito, che prescrive la riduzione annua del debito pubblico nella misura di un ventesimo della quota eccedente il 60% del Pil, pare destinata ad essere archiviata. Ci può essere, dice Dombrovskis, "più spazio di manovra per gli Stati, ma all'interno di un quadro comune di regole".

Terzo, questo spazio di manovra "deve essere accompagnato da un enforcement più robusto in caso di mancato rispetto delle regole". Infine, per quanto riguarda la semplificazione, bisognerebbe "focalizzarsi" su indicatori "osservabili" come un "parametro della spesa pubblica", e non più su indicatori controversi come l'output gap, derivato dal Pil potenziale.

Anche se tra i Paesi membri "c'è una convergenza relativamente elevata" sul modo in cui proseguire nella revisione del patto di stabilità, ha spiegato il vicepresidente, restano "sfumature" diverse tra le capitali. Alcuni "enfatizzano di più l'aspetto della sostenibilità del debito", altri "sottolineano maggiormente la necessità di più flessibilità e spazio di manovra per gli Stati membri". Quindi, la strada non è del tutto spianata: adesso "il diavolo è nei dettagli". Con la "comunicazione" di fine ottobre "forniremo maggiori dettagli", cosa che permetterà "una discussione più dettagliata e sfumata: lì vedremo come conciliare le diverse opinioni".

La "comunicazione" verrà preparata "tenendo conto anche della discussione di oggi e dei vari contributi che gli Stati hanno dato alla discussione durante i mesi precedenti". Per Dombrovskis "è fattibile" avere le nuove regole in vigore prima che venga disattivata, all'inizio del 2024, la clausola generale di salvaguardia, attivata nella primavera del 2020, che sospende l'applicazione delle regole, "ma dipende da come il consenso emergerà tra gli Stati membri".

Tra i Paesi, prosegue Dombrovskis, "c'è un accordo relativamente ampio sulle principali linee guida". In questo senso, "tutti sono a bordo", ma la questione "è cosa succede quando la discussione diventa più dettagliata". Potrebbe diventare "più complicata", ma ora, sottolinea, "dobbiamo scendere in questa discussione più nei dettagli. E' per questo che stiamo preparando la comunicazione".

Il commissario all'Economia Paolo Gentiloni ha parlato di sanzioni reputazionali, vale a dire che non servono multe, dato che ci pensano i mercati a punire i 'reprobi'. Dombrovskis sembra concordare: "Sappiamo che in fin dei conti uno degli elementi è la disciplina di mercato e come i mercati reagiscono alle performance di bilancio - dice - è un tema che è stato sollevato anche oggi durante la discussione al tavolo dell'Ecofin".

Da questo punto di vista, "avere un quadro regolatorio credibile e applicarlo può migliorare la percezione dei mercati e le condizioni di finanziamento degli Stati membri". Da questo punto di vista, "si può parlare anche di aspetti reputazionali". In questo quadro, la Commissione Europea si appresta a lavorare "come prima" con il prossimo governo italiano, anche in assenza di Mario Draghi, dice Dombrovskis.

Nell'Ue, osserva, "ci sono 27 democrazie", nelle quali "si tengono elezioni, cambiano i governi e cambiano i primi ministri". Quindi dopo il voto del 25 settembre in Italia "dobbiamo essere in grado di lavorare come abbiamo fatto prima e come faremo in futuro". Anche per il ministro delle Finanze ceco Zbynek Stanjura, che milita nell'Ods, partito ceco membro dei Conservatori e Riformisti Europei (presieduti da Giorga Meloni), il fatto di avere un nuovo presidente del Consiglio in Italia "non dovrebbe avere un'influenza" sul dibattito in materia di riforma delle regole, perché nella discussione "non partiamo da zero".

Tutti gli altri 26 membri dell'Ue, al di là delle dichiarazioni on the record, guardano quantomeno con "interesse", come ha detto Gentiloni, al risultato delle elezioni italiane. Il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, avvicinato oggi a margine dell'Ecofin a Praga, ha declinato una domanda sulle elezioni italiane, spiegando di non volere "interferire" in un processo democratico in corso in un altro Paese europeo. Ma ha promesso che non mancherà di dire la sua dopo il voto, a Bruxelles.

(dall'inviato a Praga Tommaso Gallavotti)