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Ue, Berlino cerca di affossare candidato italiano a presidenza Esma

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Image from askanews web site
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Bruxelles, 9 lug. (askanews) - Continua la battaglia, dietro le quinte delle istituzioni Ue, sulla nomina del nuovo presidente dell'Esma, l'Autority indipendente europea dei mercati finanziari. In lizza ci sono un candidato italiano e una candidata tedesca, ma dietro lo scontro potrebbe esserci ben più che una semplice questione di preferenza nazionale o di equilibrio geografico nelle nomine apicali europee.

In gioco c'è il ruolo futuro dell'Esma dopo la Brexit, con l'emancipazione del mercato continentale dall'influenza della City di Londra, e con l'eventuale rafforzamento "federale" dei poteri di vigilanza dell'Authority su tutti gli attori del mercato dei capitali dell'Ue. Una prospettiva che potrebbe non piacere a chi invece preferirebbe mantenere lo status quo.

L'Italia e la maggioranza degli altri Stati membri appoggiano il candidato italiano, Carmine Di Noia, arrivato primo nella shortlist decisa nel novembre 2020 dal Selection Board della stessa Esma sulla base delle qualifiche professionali, competenze ed esperienza; mentre la Germania e meno di una decina di altri paesi sostengono la candidata tedesca Verena Ross, arrivata seconda nella shortlist. E' ormai fuori gioco invece la candidata portoghese Maria Luís Albuquerque, piazzatasi terza.

Carmine Di Noia è commissario Consob dal 2016, dopo essere stato per 15 anni ai vertici di Assonime, l'Associazione italiana delle società quotate in borsa. Verena Ross è stata negli ultimi 10 anni direttrice esecutiva e numero due dell'Esma, ma ha forti legami con il Regno Unito, dove ha svolto tutta la sua carriera precedente, avendo lavorato per 12 anni all'agenzia britannica Fsa (Financial Services Authority), e nella Bank of England nei quattro anni precedenti.

La presidenza dell'Esma dura cinque anni, con la possibilità di un solo rinnovo. Il mandato del presidente uscente, l'olandese Steven Majoor, è scaduto il 31 marzo scorso, senza possibilità di un nuovo rinnovo perché si trattava di un secondo mandato di cinque anni. Il posto è dunque già vacante da più di tre mesi. Nel frattempo, dal primo giugno la francese Natasha Cazenave è stata nominata nuova direttrice esecutiva, in sostituzione di Verena Ross.

L'Esma è una delle tre autorità Ue di supervisione nel settore finanziario, insieme all'Eba (Autorità bancaria) e all'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (Eiopa). Anche la presidenza dell'Eiopa doveva essere rinnovata nel 2021, e in effetti è già stata nominata una nuova presidente, l'olandese Petra Hielkema, che assumerà le sue funzioni dal primo settembre.

A complicare le cose per l'Esma c'è una procedura di nomina poco chiara per la presidenza: richiede che il Consiglio Ue decida un candidato designato sulla base della short list, che dovrà essere confermato dal Parlamento europeo, prima di ricevere formalmente l'incarico.

Il punto di partenza della procedura dovrebbe essere il sostegno del Consiglio Ue al candidato piazzatosi in testa nella shortlist, a meno che non vi siano obiezioni da parte di "un numero rilevante di Stati membri". Non è chiaro che cosa significhi "rilevante", e su questo hanno giocato finora la Germania e gli altri sostenitori della Ross per frenare l'italiano Di Noia nella corsa alla presidenza che lo vede chiaramente favorito.

Dopo una prima audizione informale, nel dicembre scorso, da parte dei coordinatori dei gruppi della commissione Affari economici del Parlamento europeo, il candidato italiano e quella tedesca (ma non la candidata portoghese) erano stati dichiarati eleggibili, ma con una maggioranza più favorevole alla Ross per ragioni di parità di genere (ragioni difficilmente invocabili dopo la nomina della Hielkema alla presidenza dell'Eiopa e della Cazenave come direttrice esecutiva dell'Esma).

Pochi giorni più tardi, l'11 dicembre, c'è stata la prima consultazione informale del Consiglio: 18 Stati membri non hanno obiettato sulla scelta di Di Noia come candidato migliore. Questo significa che invece hanno obiettato solo 9 paesi, Germania compresa. Secondo i tedeschi (che detenevano la presidenza semestrale del Consiglio Ue), un numero "rilevante" di Stati membri, tale da non far scattare il passo successivo della procedura, con la designazione dell'Italiano da sottoporre poi al Parlamento europeo.

La consultazione del Consiglio è stata ripetuta all'inizio di marzo e questa volta i paesi senza obiezioni nei confronti di Di Noia (o chiaramente espressisi in suo sostegno) sono diminuiti a 17, il che significa pur sempre una maggioranza di due contro uno. Il 17 marzo la presidenza portoghese di turno del Consiglio Ue ha organizzato una nuova consultazione degli Stati membri, ma questa volta solo su Verena Ross. La candidata tedesca ha raccolto le obiezioni di cinque paesi, ma diversi altri Stati membri hanno criticato la procedura irrituale della presidenza portoghese, che non è stata in grado di superare l'impasse.

Potrebbe riprovarci ora la nuova presidenza di turno slovena del Consiglio Ue. Da qualche giorno, è partita un'offensiva tedesca, con articoli su alcuni quotidiani (Frankfurter Allgemeine Zeitung e Handelsblatt) e con un pesante intervento del eurodeputato Markus Ferber (Csu) portavoce del Ppe al Parlamento europeo per i temi economici e finanziari, in cui si accusano l'Italia e i paesi del Sud che l'appoggiano, e anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, per voler impedire la nomina di Verena Ross e ritardare il processo di nomina, e per continuare ostinatamente a sostenere il candidato italiano. Un'argomentazione paradossale che inverte i termini reali della questione, non menzionando neanche il fatto che è Di Noia, e non la Ross, a essersi classificato primo nel "ranking" dell'Esma. (di Lorenzo Consoli)

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