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Ue, Commissione: rivedremo le norme per autorizzazione dei nuovi Ogm

Red
·5 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Bruxelles, 29 apr. (askanews) - La Commissione europea ha pubblicato oggi uno studio sugli organismi geneticamente modificati (Ogm) di nuova generazione, definiti Ngt ("New Genomic Techniques"), e ha annunciato l'intenzione di rivedere l'attuale regime Ue di autorizzazione della coltivazione dalle piante transgeniche e di etichettatura obbligatoria dei prodotti derivati, affermando che queste norme non sarebbero più adatte a queste nuove biotecnologie. L'annuncio ha provocato una immediata reazione negativa da parte delle organizzazioni ambientaliste.

Secondo la Commissione i nuovi Ogm "presentano il potenziale di contribuire a un sistema alimentare più sostenibile nel quadro degli obiettivi del Green Deal europeo e della strategia 'Farm to fork' ('dal produttore al consumatore, ndr)". La Commissione ha annunciato che comincerà ora "un processo ampio e aperto di consultazione per discutere il progetto di un nuovo quadro giuridico per queste biotecnologie". Una decisione che appare andare in rotta di collisione con la sentenza della Corte europea di giustizia del 25 luglio 2018 che aveva chiarito come ai nuovi Ogm debba applicarsi l'attuale legislazione Ue sulle colture e i prodotti geneticamente modificati. La legislazione comprende in particolare la Direttiva Ue 2001/18, che aveva sostituito, a partire dal 2001, la prima direttiva sugli Ogm del 1990 (Ce 90/220), aggiungendo tra l'altro, l'obbligo di etichettatura dei prodotti transgenici o contenenti ingredienti geneticamente modificati.

Il rapporto è stato elaborato a seguito di una richiesta del Consiglio Ue dell'8 novembre 2019, che faceva riferimento proprio al pronunciamento della Corte, ma allo scopo di chiarire la situazione, senza indicare che la legislazione dovesse essere azzerata per riscriverla daccapo. Il Consiglio si limitava a invitare la Commissione a effettuare "uno studio alla luce della sentenza della Corte di giustizia sullo status delle nuove tecniche genomiche ai sensi del diritto dell'Unione".

La Commissione ha affidato l'elaborazione dello studio ai suoi servizi competenti per le biotecnologie, dopo aver consultato il suo Centro comune di ricerca (Jrc), l'Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa), la Rete europea di laboratori per gli Ogm (più di 100 laboratori in tutti i paesi europei), gli Stati membri e diversi portatori d'interesse, nonché il Gruppo europeo sull'etica nelle scienze e nelle nuove tecnologie.

Il rapporto, sostanzialmente, fa sue le rivendicazioni dell'industria biotecnologica secondo cui i nuovo Ogm (indicati sempre con il nome più neutro "prodotti Ngt") "possono contribuire alla sostenibilità dei sistemi alimentari con piante più resistenti alle malattie, alle condizioni ambientali e agli effetti dei cambiamenti climatici". I nuovi Ogm, inoltre, "possono beneficiare di qualità nutrizionali più elevate, quali un tenore più sano di acidi grassi, e di una minore necessità di fattori della produzione agricola come i pesticidi".

Questi potenziali "vantaggi per molti settori delle nostre società" sono riportati nelle conclusioni dello studio, sottolineando che possono "contribuire agli obiettivi dell'Ue in materia di innovazione e sostenibilità dei sistemi alimentari, nonché a un'economia più competitiva".

Si tratta degli stessi vantaggi che l'industria biotecnologica attribuiva agli Ogm di prima generazione, e che non si sono mai verificati nella realtà. Gli Ogm che sono stati coltivati su scala significativa nell'agricoltura mondiale (contribuendo molto alla diffusione delle monocolture e alla perdita di biodiversità) sono solo di due tipi: quelli contenenti il gene Bt, nocivo per gli insetti parassiti delle piante; e soprattutto quelli tolleranti agli erbicidi, che possono così essere sparsi sulle piantagioni transgeniche eliminando selettivamente solo le erbe infestanti.

Sorprende in particolare che la Commissione riprenda l'argomento dell'industria secondo cui i nuovi Ogm potrebbero ridurre l'uso di pesticidi. La realtà ha dimostrato, in molti casi, che gli Ogm tolleranti agli erbicidi hanno passato questo tratto alle erbe infestanti, e questo ha portato semmai alla necessità di aumentare la quantità e le tipologie dei pesticidi utilizzati.

Lo studio, concede comunque la Commissione, "ha esaminato anche le preoccupazioni" connesse ai nuovi Ogm "e alle loro applicazioni attuali e future", come "il possibile impatto sull'ambiente, per esempio sulla biodiversità", e poi le questioni riguardanti "la coesistenza con l'agricoltura biologica e senza Ogm", e naturalmente "l'etichettatura", che oggi è obbligatoria per i prodotti transgenici e domani potrebbe non esserlo più per i prodotti manipolati con le nuove tecniche genomiche.

La Commissione ripropone poi, con altre parole, il concetto di "equivalenza sostanziale" fra i prodotti transgenici e quelli dell'agricoltura tradizionale, per quanto riguarda i rischi per la salute e per l'ambiente. "Alcuni prodotti vegetali sviluppati con queste tecnologie - sottolinea - sono altrettanto sicuri per la salute umana e animale e per l'ambiente quanto le piante coltivate in maniera convenzionale". E' un concetto che per anni l'industria biotecnologica ha cercato invano di far applicare ai suoi prodotti in Europa, dovendo poi rassegnarsi alla normativa Ue che, non accettando questa supposta "equivalenza", regolamenta in modo rigoroso gli Ogm e ne vieta la coltivazione e l'importazione se non sono autorizzati.

La conclusione della Commissione è che l'attuale legislazione in materia di Ogm "non sia più adatta" ai nuovi Ogm e che debba pertanto "essere adeguata al progresso scientifico e tecnologico".

Lo studio sarà oggetto di discussione fra i ministri dell'Ue durante il prossimo Consiglio Agricoltura a fine maggio. La Commissione discuterà inoltre le sue conclusioni con il Parlamento europeo e con tutti i soggetti interessati.

Nei prossimi mesi, infine, sarà effettuata una valutazione d'impatto comprendente una consultazione pubblica, per esaminare le opzioni strategiche relative alla regolamentazione dei nuovi Ogm, limitata però ai soli vegetali.