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Ue propone rete di bad bank nazionali: “Evitare un credit crunch”

Red
·5 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 16 dic. (askanews) - La Commissione europea propone di creare bad bank nazionali sullo smaltimento dei crediti deteriorati delle banche, che si teme aumenteranno a seguito della crisi pandemica. Ed eventualmente di raccordarle in una "rete europea", che servirebbe a "scambiare best practices", sostenere standard comuni su trasparenza e scambio dei dati e "coordinare meglio" le azioni delle autorità in questo ambito.

Ma niente bad bank europea, perché secondo Bruxelles sarebbe troppo complicato e forse troppo costoso. Si ripiega così su quello che era stato suggerito come una sorta di "Piano B" dalla Vigilanza Bce sulle banche, guidata dall'italiano Andrea Enria. La prima scelta sarebbe stata quella di creare un veicolo europeo per lo smaltimento dei Non Performing Loans, o Npl).

Ipotesi che "non vediamo fattibile", ha affermato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. "L'abbiamo valutata - ha spiegato - ma resta la realtà che i debiti vengono recuperati sulla base di leggi e procedure nazionali", diverse tra loro.

Peraltro anche la proposta avanzata di creare bad bank nazionali non è perentoria, ha ulteriormente precisato la Commissaria responsabile dei servizi finanziari, Mairead McGuinness, perché la decisione sul se farle o meno "è una scelta degli Stati".

Il problema però esiste, perché se ad oggi non si è assistito a impennate dei crediti deteriorati questo deriva anche dalle misure degli Stati a sostegno di lavoro, imprese e banche. "Ma sappiamo che a un certo punto le cose cambieranno", ha proseguito McGuinness. "La ripresa sarà forte ma le banche dovranno continuare a prestare" all'economia reale "e non possiamo consentire un aumento degli Npl nei bilanci". Potenzialmente gli Npl possono raddoppiare rispetto ai livelli attuali e questo, a sua volta, rischierebbe di innescare "un credit crunch" come nella crisi passata "che non possiamo permetterci", ha avvertito.

Le ha fatto eco Dombrovskis: "se vogliamo che le banche prestino devono avere il capitale necessario e i bilanci adatti. E i crediti deteriorati appesantiscono i bilanci e impegnano capitale, che altrimenti potrebbe servire a assicurare credito all'economia. Per questo - ha concluso - bisogna assicurarsi di ripulire i bilanci delle banche".

Oltre a questa spinta verso band bank nazionali, eventualmente coordinate in una rete europea, la proposta dell'Ue, che giunge dopo mesi di gestazione, prevede altri tre aspetti chiave. Il primo è quello di sviluppare ulteriormente mercati dove poter cedere prestiti bancari in affanno: consentirebbe alle banche di smaltire Npl tutelando meglio gli investitori, afferma la Commissione. Un aspetto chiave di questo punto è il varo della proposta della Commisione stessa sullo scambio dei crediti che attualmente viene discussa da Parlamento e Consiglio europei.

Queste regole, dice ancora Bruxelles, rafforzerebbero la tutela anche dei debitori. Inoltre la proposta ipotizza di creare una banca dati centrale europea per migliorare la trasparenza del mercato e sostenere lo stesso funzionamento del mercato dei crediti deteriorati, in cui far confluire i vari attori di questo segmento: venditori, acquirenti, band bank e piattaforme private sugli Npl".

La Commissione effettuerà una consultazione pubblica sul come procedere a questa banca dati Ue. Intanto riporta che l'incidenza dei crediti deteriorati sui crediti totali erogati si è limata al 2,8% nel secondo trimestre del 2020, a fronte del 2,9% cui si attestava nelle stesso periodo del 2019. In Italia l'incidenza dei Non Performing Loans sui prestiti totali è scesa al 6,3% nel secondo trimestre, dall'8,1% cui si attestava un anno prima. I livelli più elevati si registrano in Grecia (30,9%) e Cipro (14,5%), i più bassi in Svezia (1%) e Germania (1,2%).

Su quello che sarà l'aumento futuro di Npl Dombrovskis non si è voluto sbilanciare: dipenderà da come si riuscirà a gestire la crisi pandemica e le sue ricadute, ha detto.

Il secondo aspetto chiave della proposta Ue è rappresentato dalla necessità di riformare e armonizzare le diverse normative nazionali in tema di procedure fallimentari. "Aumenterebbe la certezza del diritto e velocizzerebbe il recupero di valore, sia a beneficio dei creditori che dei debitori". Su questo la Commissione sprona Parlamento e Consiglio Ue a mettersi d'accordo su un livello minimo di regole comuni in base alla proposta che essa stessa fece nel 2018.

Il terzo punto è quello sovracitato sulle bad bank nazionali. In un documento di domande e riposte (Faq) la Commissione si pone e si risponde da sola la domanda sul se "ci sarà una bad bank Ue?". La risposta è no: "Diversi fattori renderebbero difficile allestirla. Includono la diversità dei portafogli di Npl nei vari Paesi e le diverse regole nazionali su ristrutturazioni dei debiti, insolvenze e procedure volte a attuarle. I costi per allestire una Amc europea potrebbero a loro volta essere molto alti", aggiunge Bruxelles.

Il quarto e ultimo punto delle proposte riguarda "misure precauzionali". Posto che il sistema bancario, grazie ai progressi degli anni scorsi, è in una posizione migliore di quella in cui si trovata a seguito della passata crisi finanziaria, date le particolari circostanze dell'attuale crisi pandemica "le autorità nazionali hanno la possibilità di attuare mire precauzionali, quando necessario, per assicurare il continuo afflusso di finanziamenti all'economia reale".

Più che smaltire futuri crediti deteriorati, l'idea della Commissione sarebbe quella di prevenire un loro aumento. "La storia ci ha dimostrato come sia meglio agire presto e in maniera energica sugli Npl - ha aggiunto Dombrovskis - specialmente se vogliamo che le banche continuino a assistere imprese e famiglie".

Infine, va precisato che non sarà possibile utilizzare direttamente i fondi del Recovery fund per finanziare le eventuali bad bank nazionali. Tuttavia, un portavoce della Commissione ha poi spiegato che con l'accordo su Next Generation Eu "è possibile e auspicato finanziare riforme strutturali che potrebbero, indirettamente, facilitare la riduzione degli Npl", ad esempio sulle procedure fallimentari e sulla digitalizzazione dei tribunali.Voz/Loc