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"Un altro stupro a Ibiza", resta in carcere Genovese

Maria Teresa Santaguida
·4 minuto per la lettura

AGI - Il timore, alle feste di Alberto Genovese, era che qualcuno "finisse in overdose" perché le ragazze erano "drogate fino al midollo" e lui voleva che tutti coloro che gli ruotavano attorno fossero "drogati come lui". Soprattutto le donne.

Tutto ai party dell'imprenditore era estremo, anche il sesso, spinto fino al punto che le ragazze erano stordite e non ricordavano più quello che era successo loro. Fatti di questo tipo non più in un solo caso - quello ormai noto del 10 ottobre per cui Genovese è già in carcere - ma anche in un'altra occasione. A decidere la nuova misura cautelare nei suoi confronti per un altro stupro, dopo indagini della Squadra mobile di Milano diretta da Marco Calì, è stato il gip di Milano, Tommaso Perna, che lo ha scritto nell'ordinanza - notificata questo pomeriggio - in cui all'imprenditore viene contestata un'altra violenza sessuale, il 9 luglio scorso a 'Villa Lolita', casa vacanze di Ibiza.

La giovane vittima di questa seconda ordinanza aveva denunciato l'imprenditore anche per un'altra tentata violenza sessuale avvenuta a suo dire nel giugno 2020 (data imprecisata), ma l'episodio non è stato ritenuto sufficiente dal giudice, dal momento che si tratterebbe di un approccio sessuale a cui la ragazza ha negato il consenso e che non è proseguito.

"Bambole di pezza" e "sacchi di patate"

In entrambi i casi sarebbe stata presente anche la fidanzata di Genovese, a cui è contestato il concorso nei reati. Quello di Ibiza è più o meno lo stesso film di 'Terrazza Sentimento', dove ad essere seviziata per 20 ore è stata una 18enne, la prima a denunciare. Ragazze abituate a consumare droga, ma stordite dal mix di cocaina e 2cb, quindi abusate per molte ore, mentre erano totalmente prive di coscienza. Se quella della prima denuncia fu definita, per come era ridotta, una 'bambola di pezza', il termine con cui viene indicata la giovane della seconda denuncia è 'sacco di patate'. E a dare l'immagine plastica del corpo inerme dopo aver assunto le sostanze è proprio una sua amica. La stessa l'ha soccorsa il giorno dopo.

"Mentre cercavano di farmi riprendere, ho sbarrato gli occhi e si sono accorti che avevo un occhio girato al contrario, tanto che la mia amica mi ha detto di essersi spaventata moltissimo", racconta la vittima. In tutto 9 i capi di imputazione richiesti dalla procura (pm Rosaria Stagnaro e aggiunta Maria Letizia Mannella): 8 violenze sessuali e la cessione di droga alle ragazze.

Mentre il reato di stupefacenti è stato riconosciuto dal gip per tutte e tre le nuove presunte vittime, per altri 6 episodi di violenza sessuale ai danni di altre due ragazze è stata respinta la richiesta d'arresto. Si tratta di altre due giovani, assistite dall'avvocato Ivano Chiesa, che hanno raccontato la loro vicenda anche in alcuni studi televisivi, rinunciando così all'anonimato.

La prima ha denunciato di essere stata violentata il 4 di luglio, ma il suo comportamento è stato giudicato dal gip "incoerente e contraddittorio". La seconda avrebbe invece raccontato di 5 episodi avvenuti nel corso di un anno e mezzo di relazione con il fondatore di Facile.it (società da cui è uscito nel 2014): i presunti stupri sono stati ricordati in diverse date da marzo a ottobre 2020, ma non sarebbero 'credibili'.

"Dovrei essere meno animale"

Il racconto - si legge nell'atto - sarebbe in contraddizione con i filmati raccolti dalle 19 telecamere di cui era puntellata la 'Terrazza Sentimento', il mega appartamento di lusso dell'imprenditore: nei video del 17 settembre e del 6-7 ottobre 2020 la ragazza non pare essere incosciente. Gli stessi occhi elettronici sono invece la 'prova regina' della prima violenza sessuale denunciata. Agghiaccianti i contenuti delle chat che si leggono nell'ordinanza. Anche quelle in cui lo stesso 'mago delle start-up' confida ad un amico: "Ogni tanto mi vengono dei momenti di senso di colpa per cui prendo in considerazione di essere meno un animale (...) forse se una fa qualcosa non è perché le piace davvero, ma perché l'ho talmente manipolata da farle credere che lo sta facendo per sua scelta". Un comportamento condannato anche moralmente dal giudice, che scrive: "Alberto Genovese mostra un preoccupante maschilismo ed un carattere prevaricatore, connotato da totale mancanza di rispetto verso il genere femminile".

Nelle prossime ore è previsto un interrogatorio di garanzia e ad ascoltare Genovese sarà proprio il gip Perna. Che nella stessa giornata ha anche negato l'assenso ad una perizia psichiatrica e alla scarcerazione con trasferimento alla clinica contro le tossicodipendenze 'Le Betulle', a Como, come avevano chiesto i legali Luigi Isolabella e Davide Ferrari.