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Un anno di riscossa dei mercati che ha cancellato le previsioni di catastrofi

Stefano Caratelli
·4 minuto per la lettura
Un anno di riscossa dei mercati che ha cancellato le previsioni di catastrofi
Un anno di riscossa dei mercati che ha cancellato le previsioni di catastrofi

Lo spettacolare recupero ha anticipato con una potente V la ripresa delle economie che ora confermano e si preparano a fare addirittura meglio di quanto prezzato dai mercati

Un anno fa di questi tempi, molti titoli di giornali e tv giocavano a chi faceva più paura, con previsioni di nuovo 1929 e guru o presunti tali che invitavano gli investitori a salvare il salvabile vendendo tutto. Su Financialounge.com, per la precisione il 16 marzo, si poteva invece leggere che per chi è investito in azioni “non è ora di vendere”, perché “vorrebbe dire cedere al panico e doversi pentire amaramente in futuro”. Per chi ha liquidità da investire invece, “è un’occasione da usare … con la ragionevole certezza di congratularsi con sé stessi in futuro”. La situazione era abbastanza chiara, il mondo era incappato in qualcosa di molto simile a una catastrofe naturale che però aveva colto imprese e economie in salute, pronte a ripartire più forti una volta superata la fase più acuta.

RIMONTA SPETTACOLARE

Ovviamente i mercati lo hanno capito prima degli altri, e hanno innescato una spettacolare rimonta guidata da Wall Street, che ha trainato il resto del mondo. Banche centrali e governi hanno dato una mano sostanziale, facendo meglio e di più rispetto alle due crisi precedenti, quella dei subprime e quella del debito sovrano. Ora la situazione si sta facendo un po’ paradossale, perché c’è chi vede il rischio che soprattutto in America si stia facendo non solo abbastanza, ma addirittura troppo, spingendo l’economia verso un pericoloso surriscaldamento che potrebbe indurre la Fed a tirare il freno a mano bruscamente e troppo presto. Oggi la situazione è sicuramente più densa di chiaroscuri di un anno fa, e meno facile da decifrare. Le grandi case di investimento con cui Financialounge.com parla quotidianamente, che un anno fa guardavano già oltre una crisi acuta ma breve, ora mandano diversi segnali di cautela.

ORA IL MERCATO "RINCORRE" L’ECONOMIA

In pratica il segnale che arriva è che i temi di investimento strategici di lungo termine sono intatti, dalla rivoluzione digitale che impatterà tutti i settori, alla transizione energetica. Ma il percorso nei prossimi mesi potrebbe non essere lineare e riservare qualche scossone. Per tutto il 2020 la V disegnata dai mercati ha anticipato quella che sarebbe arrivata nelle economie. Oggi, segnatamente in USA e Cina, sembra che le parti si stiano invertendo, con economie e aziende nella parte della lepre e quotazioni dei mercati all’inseguimento con qualche esitazione. Gli analisti continuano a rivedere al rialzo le stime degli utili dello S&P 500 per il 2021 e 2022, sull’onda della revisione al rialzo delle previsioni di crescita del PIL americano, passate dal 4% in area 6-7% per l’anno in corso con l’attesa che si mantenga a un robusto 4% il successivo. Alcuni strategist, come Jonathan Golub di Credit Suisse, credono che le stime di utili e fatturato, se pure innalzate, restino di gran lunga troppo caute, considerando la forza dell’economia.

INVESTITORI ESITANTI SU TASSI E INFLAZIONE

Ma proprio qui nascono i problemi, che si chiamano inflazione e tassi di interesse, che potrebbero strappare al rialzo se l’economia si "scalda" troppo. La Fed tranquillizza e assicura che, anche se fosse, sarà temporaneo, e promette di tenere i tassi a zero a tutto il 2023. Un altro interrogativo che rende gli investitori esitanti è il tema della rotazione, settoriale e geografica. La seconda non sembra più attuale almeno per un po’, con l’Europa in ritardo su vaccini e riaperture. Ma anche la rotazione dal growth, che ha dominato il 2020, ai titoli value, avvantaggiati dalla ripartenza del ciclo e che sono stati invece protagonisti fin qui nel 2021, non è affatto un trend chiaro. La tabella qui sotto visualizza la performance dei settori rappresentati nello S&P 500 dai minimi del 23 marzo 2020 a oggi e sembra dipingere la rotazione più come un fenomeno già accaduto che un trend del futuro.

PERFORMANCE DEI TITOLI DELLO S&P 500 SETTORE PER SETTORE DAI MINIMI DI MARZO 2020

Nel periodo considerato, solo 3 (!) titoli su 500 hanno il segno meno, e in testa alla classifica troviamo quelli che un anno fa erano stati più bastonati, come beni discrezionali e energetici, sicuramente perché il punto di partenza era più basso. Da notare che i tanto "sopravvalutati" tecnologici sono tra I cinque settori che hanno fatto meno della media, anche qui sicuramente perché il punto di partenza era più alto in quanto avevano sofferto meno lo shock.

BOTTOM LINE

I temi strategici sono intatti, i fondamentali di economia e aziende sono solidi e forse addirittura non ancora correttamente prezzati. Ma siamo anche reduci, per quanto riguarda Wall Street, da una corsa del 100% in 12 mesi, anche se il punto di partenza erano minimi indotti dal panico e non ragionati. L’investitore può continuare a guardare al futuro con fiducia, ma anche con la consapevolezza che qualche buca anche dura sulla strada del 2021 potrebbe incontrarla.