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Un eurocritico (anti-tedesco) che non vuole uscire dall'euro. Chi è Giovanni Tria

Carlo Renda

Uscire dall'euro? "Non conviene", ma l'Europa va cambiata da dentro o il sistema imploderà. Sforare il deficit ottenendo una modifica delle regole Ue? È "improbabile". Il Reddito di Cittadinanza? Una forma "rafforzata" di indennità di disoccupazione. La Flat tax? Può funzionare, ma sulle coperture non si può scommettere: deve essere graduale e può essere finanziata con l'aumento dell'Iva. La Legge Fornero? "Velleitario" parlare di modifiche senza dire come. Ilva? Una posizione "imbarazzante". Queste le considerazioni espresse di recente dal professor Giovanni Tria, ordinario di Economia politica a Tor Vergata, nome che viene accostato al ministero dell'Economia del Governo di Giuseppe Conte.

Sull'Europa la posizione di Tria si può riassumere con una frase pronunciata nel marzo 2017 in un convegno a Roma organizzato dagli Amici di Marco Biagi, organizzazione promossa da Maurizio Sacconi e Gianfranco Polillo. "A chi dice che bisogna uscire dall'euro rispondo così: è sbagliato rispondere "Sì" ma allo stesso tempo sarebbe limitato rispondere "No". Tria è fra quegli studiosi che non auspicano l'abbandono della moneta unica - in quanto i costi sarebbero molto maggiori dei benefici - ma che sono convinti che la costruzione europea così com'è non funziona ed è a forte rischio implosione. Quindi sostanzialmente bisogna andare a Bruxelles e portare nuove idee per cambiare l'Europa, ma senza portare con sé la pistola carica dell'uscita dall'euro.

In un articolo scritto a quattro mani col forzista Renato Brunetta per il Sole 24 Ore sempre nel marzo 2017 si trova una specie di piccolo Bignami del Tria-pensiero sull'euro: "Non ha ragione chi invoca l'uscita dall'euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali, ma non ha ragione neanche il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, quando dice che "l'euro è irreversibile", se non chiarisce quali sono le condizioni e i tempi per le necessarie riforme per la sua sopravvivenza. Anche perché...

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