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Un freno alla volatilità con gli high yield e le obbligazioni asiatiche

Leo Campagna
·6 minuto per la lettura
Un freno alla volatilità con gli high yield e le obbligazioni asiatiche
Un freno alla volatilità con gli high yield e le obbligazioni asiatiche

L’inflazione continua ad agitare i mercati ma con un impatto limitato sugli high yield e sulle obbligazioni asiatiche. Torna l’interesse sul debito emergente mentre la svolta green di Pechino spinge i bond locali

PREOCCUPA L’INFLAZIONE

In un contesto di generale miglioramento, cresce la preoccupazione che una rapida accelerazione dell’attività possa generare inflazione. “È probabile che l’inflazione aumenti nel breve termine per gli effetti combinati del confronto con i dati relativi ai lockdown globali dell’anno scorso, alle strozzature delle catene di approvvigionamento e all’incremento dei prezzi dell’energia”, ammette nell’articolo “Fed e Bce attente all’inflazione, ma senza toccare i tassi Esty Dwek, Head of Global Market Strategy, Natixis Investment Managers Solution. Tuttavia, aggiunge la manager, anche se la domanda repressa sarà abbondante, è difficile pensare ad un’inflazione alta a lungo, alla luce dell’ancora elevato tasso di disoccupazione e del continuo rallentamento dell’economia sul fronte dei servizi. L’esperta si aspetta che la Fed conservi il proprio attuale indirizzo per tutto il 2021, tergiversando su qualsiasi aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, considerandolo “transitorio”.

IMPATTO LIMITATO SUL CREDITO CORPORATE E EMERGENTE

La bussola per orientarsi in un contesto di “bassi livelli” resta invariata, dopo che il 2020 ha rafforzato la convinzione sull’importanza di portafogli obbligazionari bilanciati e resilienti. Un obiettivo che si può conseguire combinando le esposizioni al rischio con coperture adeguate, compresi i tassi e le valute, o una combinazione di entrambi. Sono le conclusioni cui giunge nell’articolo “Dall’inflazione solo turbolenze a breve, non serie minacce all’obbligazionarioGoldman Sachs Asset Management, focalizzato su inflazione reale e politica monetaria. Secondo la casa d’investimento statunitense il fattore alla base del recente rialzo dei rendimenti reali sono le prospettive di crescita supportate dall’ulteriore stimolo fiscale e dall’incoraggiante situazione dei vaccini negli Stati Uniti. Per questo, secondo GSAM, l’impatto sulle attività a rischio come credito societario e debito dei mercati emergenti sarà probabilmente limitato. Ma se si rafforzassero aspettative di politica monetaria meno accomodante il contesto potrebbe diventare meno favorevole.

LE OBBLIGAZIONI ASIATICHE PER MITIGARE LA VOLATILITÀ

L’economia europea ancora debole e i timori di risveglio brusco dell’inflazione alimentano la volatilità, da cui bisogna proteggersi diversificando con strategie di investimento flessibili. Volatilità che si è estesa alle obbligazioni governative dopo le parole della presidente della Bce Lagarde, mentre negli Stati Uniti sono proseguite le tensioni sul rendimento del Treasury a 10 anni e la rotazione settoriale ha impattato il Nasdaq. Carlo Benetti, Market Specialist di GAM SGR, nell’articolo “Obbligazioni Asia e azionario emergente per proteggersi dalla volatilità”, osserva che la ripresa economica non è mai una linea retta, per cui la volatilità non si può evitare né si possono prevedere tutte le eventuali sorprese, ma sottolinea che è possibile rendere i portafogli resistenti e adattabili, tramite la flessibilità. Per tutti questi fattori, l’esperto di GAM SGR giunge alla conclusione che “c’è vita, oltre la volatilità”, nei portafogli diversificati, citando le obbligazioni asiatiche come alternativa alle emissioni High Yield europee o americane per molte caratteristiche: rendimenti più alti e minore volatilità, modesta correlazione con i tassi delle economie avanzate, crescita più veloce, fondamentali forti, crescente attenzione ai fattori ESG.

OTTIMISMO SUI TASSI DI DEFAULT DEGLI HIGH YIELD

A proposito di high yield, le agenzie di rating continuano a prevedere tassi di default tra il 5% e il 10% per quest’anno, nonostante abbiano lievemente smussato le proprie view, ma Justin Jewell, gestore del fondo BlueBay Global High Yield Bond, di BlueBay Asset Management, nell’articolo “Obbligazioni, BlueBay positiva sugli High Yield”, si dichiara più ottimista e, guardando i dati, prende atto che il 2020 è stato un anno dal numero insolitamente basso di insolvenze, a cui dovrebbe seguire un recupero naturale quest’anno e il prossimo. BlueBay ricorda anche che sono le crisi di liquidità, e non i problemi di solvenza, a creare i cicli di default nel credito, rischio che è stato molto elevato nel 2020, con molti business che non hanno avuto ricavi e difficoltà nel rimandare il pagamento dei debiti.

GLI HIGH YIELD OFFRONO PROTEZIONE

Il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, nell’articolo “Obbligazioni, puntare sui segmenti con spread più ampi” sottolinea in particolare che il rapporto tra società che hanno visto innalzare il merito creditizio e quelle declassate ha ormai raggiunto il punto di svolta e per fine anno prevede che i tassi di insolvenza negli Stati Uniti scendano dall’attuale 6% intorno al 2-2,5%. Questo contesto favorevole alla crescita dovrebbe far muovere al rialzo i tassi d’interesse, spingendo il Team di J. P. Morgan AM a privilegiare i mercati a maggiore rendimento, che hanno margini per assorbire un inasprimento monetario. Il team ritiene improbabile che gli spread sui titoli High Yield statunitensi ed europei, oggi rispettivamente a 373 e 322 punti base, si amplino mentre i tassi di insolvenza scendono. In particolare, il segmento a breve termine del mercato High Yield offre, secondo il Team, protezione da eventuali rialzi dei tassi. Anche le emissioni subordinate del credito europeo mandano un segnale positivo, con gli spread che si collocano tra i 40 e i 130 punti base, al di sopra dei minimi annuali.

DEBITO EMERGENTE TRASCURATO DAGLI INVESTITORI NEGLI ULTIMI ANNI

Nell’articolo “Valore negli Emergenti finché inflazione e tassi Usa sono bassi”, Gregory Hadjian, Senior Sovereign Analyst Macro Strategies di Loomis Sayles, affiliata di Natixis IM, segnala che l’esposizione dell’estero nei mercati obbligazionari locali emergenti è inferiore rispetto al 2013, mentre le condizioni delle finanze pubbliche si sono ampiamente deteriorate soprattutto a causa delle spese ingenti sostenute per contrastare la pandemia. Negli ultimi anni ci sono stati infatti forti deflussi esteri dal debito emergente legati al declassamento dei rating, a cui nel 2020 si è aggiunto lo shock pandemico che ha spinto un’ulteriore ondata di deflussi. Ci sono quindi le condizioni affinchè gli investitori esteri tornino a puntare sul debito emergente.

DALLA SVOLTA GREEN UNA SPINTA POSITIVA AI BOND CINESI

Infine, nell’articolo “In cerca di opportunità negli Emergenti tra spinte opposte di USA e Cina”, Carolina Martínez, Senior Statistical Analyst, Multi-Asset Investing di Aberdeen Standard Investments, prevede che lo stimolo aggressivo di Biden acceleri la crescita con benefici per azioni e debito emergenti. Altre tematiche favorevoli, secondo Aberdeen Standard Investments, comprendono l’adozione accelerata di energia pulita in Cina, ma anche nel debito ci sono opportunità, come i titoli di Stato cinesi e sudafricani, che offrono rendimenti interessanti rispetto a quelli quasi nulli o negativi dei mercati sviluppati. Inoltre, le obbligazioni cinesi vengono inserite sempre di più nei principali indici obbligazionari globali, il che fornisce un ulteriore sostegno.