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Un papà come Larry David, racconta la figlia Cazzie, ti insegna a monetizzare (anche la depressione)

Di Simona Siri
·5 minuto per la lettura
Photo credit: Mike Pont - Getty Images
Photo credit: Mike Pont - Getty Images

From ELLE

Consigli per curare un cuore infranto. Al numero uno: non avere un padre che di professione fa ridere. Andando singhiozzanti da lui disperate, sofferenti per amore, tutto quello che si otterrà è al massimo uno sberleffo, una risposta pungente, quella che fa capire che, prima del genitore, viene comunque il comico, capace di ridere e irridere chiunque, anche il sangue del suo stesso sangue. A Cazzie David, figlia ventiseienne del comico Larry David – leggenda della televisione americana grazie a serie come Seinfeld di cui è stato co-creatore, e poi Curb your enthusiasm, di cui era protagonista – è successo esattamente questo, come racconta lei stessa nel suo primo libro No one asked for this, un saggio autobiografico intriso di ironia, ma che affronta anche temi delicati come la malattia mentale, l’ansia, le relazioni distruttive e sì, l’amore paterno. A leggerlo verrebbe da pensare che il senso dell’umorismo deve essere per forza ereditario, dal momento che lo stile asciutto di Cazzie ricorda molto la comicità del famoso genitore. I due si adorano. Lei, finito il college, è tornata a vivere a casa perché «voglio passare più tempo possibile con lui prima che muoia», ha scritto qualche anno fa. Nota bene: Larry non è malato, gode di ottima salute.

Ha 73 anni e ne dimostra dieci di meno. È ancora uno degli uomini di spettacolo più adorati dell’America tutta. «Mio padre si siede sul divano quasi ogni sera a guardare un film degli anni '40. Trovo i vecchi film noiosi a causa della mia età e del deficit di attenzione avanzato, ma sono felice di sedermi accanto a lui e guardarlo fissare lo schermo. Lui dice: “È sabato sera. Perché non esci con i tuoi amici? Vai a fare qualcosa”. Io gli rispondo che posso farlo ogni volta, ma “quante altre volte potrò sedermi accanto a mio padre mentre guarda un film?”. Lui risponde: “Di cosa stai parlando? Lo facciamo ogni sera”, e io penso: “Sì, ogni sera... finché non muori!”». Sì, l’umorismo deve essere davvero una questione genetica.

Il fidanzato che ha fatto ululare Cazzie di dolore si chiama Pete Davidson e guarda caso fa il comico anche lui, nel Saturday night live, il programma di culto della Abc. Alto, magrissimo, pieno di tatuaggi, una passione per le droghe leggere, Pete è il classico brutto che piace, il carismatico che ti fa dannare ma dal quale non riesci a staccarti, il problematico con una storia alle spalle: il padre, pompiere, morì nell’attentato dell’11 settembre, schiacciato dal crollo della Torre Nord. Cazzie e Pete si mettono insieme nel 2016 e per due anni sono inseparabili: nevrotici entrambi, insieme trovano equilibrio, si fanno bene a vicenda, anche professionalmente, con lui che diventa sempre più una colonna dello show e lei con la scrittura della miniserie tv Eighty-sixed.

Poi nel 2018 lei lo lascia: era da tempo che voleva farlo, ma non aveva mai avuto il coraggio perché – scrive nel libro – «in precedenza, le minacce di autolesionismo e di suicidio erano arrivate da circostanze banali». Due giorni dopo lo chiama, ci ha ripensato e vuole tornare insieme. Lui no. Quattro giorni dopo sui giornali di tutto il mondo escono le fotografie paparazzate di Pete con la nuova fidanzata, la diva del pop Ariana Grande. Sono già innamoratissimi, tanto che lui si è fatto coprire il tatuaggio con il nome dell’ex che si era fatto all’anulare sinistro e al suo posto si è fatto mettere le lettere P + A. Cazzie è così devastata che sull’aereo che la porta alla laurea della sorella piange tutto il tempo e «trema in modo incontrollabile» tra le braccia del padre.

Per mesi si sveglia di notte «urlando in agonia» incapace di fermare nella sua testa il filmato di Pete e Ariana «che si innamorano immediatamente, accompagnato dall’audio della sua voce da bambina che gli sussurra un dolce niente all’orecchio, doppiato sulle sue passate dichiarazioni di amore e fiducia nei miei confronti». Il fatto che i fan di Ariana inizino a maltrattarla online con azioni di bullismo non aiuta. Il padre la ascolta, l'abbraccia, cerca di consolarla ma poi, essendo Larry David, se ne esce con questa frase consolatoria: «Cazzie forza! I tuoi antenati sono sopravvissuti all’Olocausto!».

Incredibilmente funziona. A due anni da quella mini-tragedia, Cazzie si è ripresa, ha dimenticato Pete con il quale è riuscita a mantenere un rapporto di amicizia, ma soprattutto ha imparato la lezione migliore che un padre come il suo potesse insegnarle: la nevrosi si può monetizzare. Le insicurezze possono diventare materiale narrativo. No one asked for this non cambia la storia della letteratura, ma è una lezione imparata e anche una testimonianza di come si possa nascere ricche figlie di un mito e avere comunque qualcosa di originale da dire, cavalcando il proprio senso di colpa e utilizzando come arma l’eredità più grande avuta dal padre, la capacità di autoanalisi e l’ironia. «Non mi ha mai detto di stare meglio o di sentirmi meglio con me stessa. L’unica cosa che mi ha sempre suggerito di fare è stata di usare tutto. Se sei nel tuo letto a piangere, lui entra e basta. È proprio disgustato dall’autocommiserazione.

E penso che sia davvero un insegnamento importante, perché in effetti è piuttosto disgustoso dispiacersi per noi stessi», dice lei. «Abbiamo la stessa bassa opinione di noi stessi», racconta lui. «E siamo anche molto simili in termini di preoccupazioni per le malattie e la morte. In casa facciamo a gara a chi è più pazzo. Pensavo di essere io. Poi di recente ho scoperto che mia figlia quando è da sola non riesce a cantare perché è troppo imbarazzata. Da sola in casa! È lì che ho capito che niente, ha vinto lei. È lei la più pazza».