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Un pensionato inchioda Volkswagen sul Dieselgate

Carlo Renda
·1 minuto per la lettura
(Photo: RONNY HARTMANN via Getty Images)
(Photo: RONNY HARTMANN via Getty Images)

Volkswagen è tenuta a risarcire i suoi clienti. È quanto ha deciso la Cassazione tedesca, nell’ambito del processo sul dieselgate. I consumatori sono però obbligati a detrarre i km percorsi dalla somma in denaro che riceveranno.

La Corte suprema federale di Karlsruhe (corrispondente alla nostra Corte di Cassazione) ha fatto passare il principio che valga il diritto di risarcimento per i proprietari di automobili nelle quali sia stato ‘falsificato’ il livello di emissioni di gas di scarico - questo il cuore dell’affaire del Dieselgate - attraverso l’installazione di un software illegali.

L’Alta Corte ha confermato la precedente sentenza della corte di appello di Coblenza, sul caso di un pensionato che chiedeva un risarcimento al colosso di Wolfsburg, per la sua auto, una VW Sharan, pagata 31.500 euro nel 2014. I giudici avevano disposto che al cliente fossero ripagati 25 mila euro, più i tassi: non l’intero importo, però, perché l’auto era stata comunque utilizzata. Il giudizio non aveva soddisfatto nessuna delle due parti, ed entrambe avevano fatto ricorso alla Cassazione, che si è pronunciata con una sentenza che a questo punto fornirà un precedente decisivo per decine di migliaia di casi analoghi. Stando a Vw sarebbero circa 60 mila i processi pendenti a livello federale. Lo scandalo dei motori truccati di Vw, che manipolava i dati sulle emissioni dei gas, risale al 2015. Il giudizio non avrà alcun impatto invece sulla class action chiusa in passato.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.