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Un rialzo tira l’altro

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Anche la seconda settimana di febbraio si è chiusa in rialzo per quasi tutti i principali indici globali.

Non abbiamo visto l’entusiasmo della precedente, che doveva recuperare il calo improvviso di fine gennaio a causa delle turbolenze provocate dai social-trader, ma un lento e prolungato flirt con i massimi storici o di quest’anno, con la zampata finale che venerdì ha consentito agli indici americani di mettere nell’obiettivo le soglie psicologiche dei 4.000 punti per SP500 e dei 14.000 per il tecnologico Nasdaq100. 

Anche in Europa si è imitato il comportamento di Wall Street, con, in aggiunta, l’entusiasmo per i poteri paranormali del nuovo premier italiano Draghi, che venerdì ha sciolto la sua riserva e varato il suo super-governo, che dovrebbe risolvere tutti i problemi degli italiani, compresa la caduta dei capelli. Così Eurostoxx50 ha messo a segno nuovi massimi a 3.695 punti e vede ormai a meno del 5% di distanza il suo massimo pre-pandemico di 3.867 del 20 febbraio dello scorso anno. Chissà se in occasione del compleanno troverà la forza per uguagliarlo?

Si respira un’aria di tranquilla e disarmata fiducia nel futuro, con mercati placidamente al rialzo che danno per certo che i vaccini riusciranno a debellare del tutto il virus, che le varianti attuali saranno agevolmente controllate e quelle future lo renderanno benigno. Credono che la ripresa si consoliderà e prima della fine dell’anno i principali paesi torneranno ai livelli di PIL precedenti alla pandemia. Soprattutto credono che continuerà l’allagamento monetario senza freni per sconfiggere il Coronavirus. Si scoprirà allora che la ricchezza reale sarà tornata uguale a quella del 2019, ma la moneta a disposizione, grazie ai generosi sussidi rigorosamente in deficit elargiti da tutti i governi e benevolmente monetizzati dai vari QE delle banche centrali,  sarà più che raddoppiata.

E, dato che la moneta non finisce equamente nelle tasche di tutti, ma tende ad essere calamitata da chi ne ha meno bisogno e meno la usa per comprare beni e servizi, ma la investe sui mercati finanziari, ecco che possiamo avere un’idea di quanto possa ancora crescere la bolla speculativa nel corso del 2021.

Qualcuno sta cominciando ad ipotizzare che possa ripartire l’inflazione. Certamente capiterà, perché è inevitabile che, a forza di stampare moneta ed erogare sussidi, qualcosa in più venga anche speso.

Ma il processo potrebbe essere lento, anche perché molte spese che una volta si potevano fare agevolmente (viaggi, vacanze, divertimenti e feste, manifestazioni culturali ed anche soltanto cene al ristorante) per un po’ saranno ancora limitati dalle restrizioni.

Perciò è possibile che a lievitare siano ancora i prezzi delle attività finanziarie, assai prima che comincino a crescere quelli dei beni e servizi misurati dall’inflazione ufficiale.

In altre parole l’inflazione che continuerà a salire è quella finanziaria, misurata dagli indici di borsa, che sono sempre più disconnessi da valutazioni basate sul buon senso, quelle che legano il valore delle azioni agli utili ed al fatturato che le imprese riescono a realizzare. 

Le borse vanno per la tangente, pompate dalla liquidità sempre più massiccia che si riversa sui mercati, ora anche grazie alle scorribande dei social-trader.

Ormai, anziché reagire alle variabili macroeconomiche che arrivano quotidianamente, gli indici azionari sono attratti solo dai rumor che annunciano la vicinanza del prossimo super-bonus democratico da 2.000 miliardi di dollari.

Persino la demenziale assoluzione di Trump al processo per impeachment, votata a tempo di record, non viene vista per quello che è, cioè la prova dell’ambiguità delle norme americane a protezione delle istituzioni e della profonda divisione degli americani sui valori fondanti della democrazia occidentale, che lascia l’esagitato bugiardo a piede libero e in grado di ricandidarsi e riprendersi il partito repubblicano. Si preferisce archiviarla in fretta ed applaudirla per aver lasciato ora spazio all’approvazione del maxi-piano di aiuti a pioggia che devasterà il bilancio federale con altri 9 punti di PIL di deficit aggiuntivo, gran parte del quale finirà sui mercati a gonfiare ulteriormente la bolla speculativa.

La strada da fare al rialzo è ancora lunga prima che si capisca che tutto ciò verrà amaramente pagato con un crollo simile a quello del 1929. Del resto ha pure poco senso insistere con gli allarmi, dato che è inutile mostrare la luna quando tutti vogliono solo guardare il dito che la indica.

Certo, avremo qualche correzione, magari già anche questa settimana, poiché le divergenze ribassiste restano chiamano un po’ di storno.

Ma anche lo storno che verrà sarà digerito piuttosto in fretta e si limiterà ad una manciata di punti percentuali di ritracciamento, come i precedenti, da novembre in poi. E lascerà spazio a nuovi impulsi, alimentati dagli aiutini delle banche centrali e dalla lievitazione dei debiti pubblici.

Obiettivi per l’indice SP500: prima 4.300 e poi, verso fine anno, 4.600 punti. 

Sarà poi l’inflazione, quando diventerà galoppante anche sull’economia reale, a concludere la festa.

Ma c’è ancora molto spumante da bere prima che ciò avvenga. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online