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Un segnale rialzista poderoso, secondo la Dow Theory

Gaetano Evangelista
·3 minuto per la lettura

Il modello di asset allocation adesso prescrive una esposizione dell’80% in azioni, mentre per gli hedge fund il mese di marzo è stato il peggiore dal 2008, in termini comparativi; stando a quanto riportato da Goldman Sachs.

Archiviata rapidamente la pratica di quota 4.000 punti, lo S&P500 non trova alcun ostacolo alla formazione di ulteriori massimi storici, avvicinandosi agli obiettivi più ambiziosi delineati per Wall Street nell’Outlook di inizio anno. Più che la veemenza dei compratori, appare evidente lo sconsolato disarmo dei venditori: venerdì l’indice americano ha fatto registrare il decimo minimo crescente consecutivo. Un segno evidente di scarsa incisività da parte appunto della lettera che, come spieghiamo dettagliatamente nel Rapporto Giornaliero di oggi, è non privo di effetti nel medio periodo.

Nel frattempo però si avvicina una fisiologica pausa nella risalita dei corsi azionari: un appuntamento ciclico che dovrebbe favorire il galleggiamento di Wall Street, prima del decollo verso il target temporale pronosticato nell'Outlook di gennaio. Il picco atteso dovrebbe preludere ad un consolidamento plurimensile, ma non è detto che il bull market, come da tradizione, non sorprenda verso l’alto.

A novembre, fra i motivi che inducevano ad essere rialzisti, si registrava lo sfondamento della resistenza da parte di un indice negletto come il Dow Jones Transportation; eppure così rilevante nella teoria elaborata da Charles Dow oltre un secolo fa. Quel breakout, come sempre, ha anticipato il decollo verticale dell’indice in questione: miglioratosi ora per dieci settimane di fila.

Sembra un’impresa di poco conto. Non lo è: considerando che prima d’ora, si registra un solo precedente (1989) negli ultimi cinquant’anni, ed appena sei episodi in tutto – 1901, 1948, 1963, 1967 ed appunto 1989 – dall’inizio del XX secolo ad oggi. Viviamo un’esperienza generazionale, e ancora non tutti se ne sono accorti.

Allentando i parametri, in epoca recente soltanto altre quattro volte il Dow Transportation è salito per almeno nove volte in dieci settimane: febbraio 1971, gennaio 1989, maggio 2009 e marzo 2016. In tutti i casi, ad evidenza, il pattern seguiva una recessione, o un bear market, o entrambi; e soprattutto precedeva il miglioramento delle quotazioni nei mesi (di recente: anni) successivi.

Abbiamo un’idea circa l’evoluzione più probabile dei prossimi sei mesi, e fino ad ora abbiamo mappato in modo esemplare l'evoluzione del mercato; ma non vorremmo peccare per difetto. In un bull market le sorprese avvengono verso l’alto, come sappiamo. Il modello di asset allocation adesso prescrive una esposizione dell’80% in azioni, come ai bei tempi, mentre gli operatori professionali denunciano ancora una volta un clamoroso ritardo: stando a quanto rileva Goldman Sachs, in termini di confronto con la performance dello S&P500 il mese di marzo per gli hedge fund è stato il peggiore dal 2008, con un ritardo di ben 7.3 punti percentuali.

Ad un certo punto i sottoscrittori delle gestioni attive, frustrati, potrebbero chiedere conto di questi risultati deludenti, imponendo una ben maggiore aggressività; o decidendo di fare da sé. In ogni caso facendo pervenire sui mercati azionari ulteriore liquidità. Come se ce ne fosse il bisogno...

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online