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Un toro un po’ schizzinoso

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

La chiusura della settimana dopo Pasqua ci ha fornito conferme, ma anche qualche perplessità. Il dato di fondo che i mercati ci consegnano è tuttavia complessivamente positivo per l’azionario, almeno per quello occidentale, che ha mostrato di voler iniziare piuttosto bene il secondo trimestre. 

Notiamo infatti che la settimana si è chiusa con saldi positivi rispetto alla precedente. In Europa l’indice Eurostoxx50 delle blue chips dei Eurolandia ha aggiunto quasi un punto percentuale di estensione al suo movimento rialzista, che ha realizzato ben 10 sedute positive delle ultime 12. Gli indici europei che in settimana hanno brillato di più sono stati il Cac francese (+1,09%), il Dax tedesco (+0,84%) ed il PSI portoghese (+0,8%). Ha invece segnato decisamente il passo l’italiano FtseMib (-1,14% con ben tre sedute negative su quattro).

In USA il rialzo, anche grazie al giorno di contrattazioni in più (il lunedì di Pasqua), è stato decisamente più ampio, con un filotto di segni positivi abbastanza ampi ed una serie continua di sedute positive. SP500 +2,71%, Dow Jones +1,95% e Nasdaq100 addirittura +3,87%. I primi due indici, ovviamente, hanno terminato la settimana migliorando ulteriormente i loro massimi storici, con SP500 che ha superato anche quota 4.100 ed alzato la sua asticella a 4.129. Al Nasdaq100 invece mancano ancora 35 punti per toccare il suo massimo storico del 16 febbraio, ma venerdì ha comunque ottenuto la più alta chiusura di seduta della sua storia.  

Tuttavia anche in America c’è stata una pecora nera: l’indice delle small cap Russell 2000 ha steccato la settimana con un calo lieve (-0,4%) ma appariscente in confronto ai fratelli yankee.

Nel gruppo dei migliori indici della settimana dobbiamo segnalare anche il Britannico Ftse100 che ha fatto un lusinghiero +2,65% settimanale. Il Regno Unito ormai non fa più parte dell’Europa, ma riesce a viaggiare da solo abbastanza bene, grazi al successo ottenuto con la rapida ed incisiva campagna vaccinale, che consentirà di riaprire completamente la sua economia prima di quasi tutti gli altri. L’azionario british non è ancora tornato ai livelli pre-pandemici, ma in settimana ha superato il suo massimo relativo del 2021.

Se vogliamo cercare il filo rosso che lega questi andamenti direi che i mercati stanno premiando soprattutto chi è più svelto a vaccinare. Infatti USA e Regno Unito stano in cima alla classifica dei paesi più “vaccinatori”, preceduti solo da Israele. Non è quindi un caso che anche l’indice azionario israeliano, il TA35 di Tel Aviv, abbia avuto un andamento positivo la scorsa settimana (+ 0,97%) e da inizio anno stia procedendo con perfomance praticamente identica (quasi +10%) a quella dell’indice USA SP500. Secondo questa logica pare perciò non casuale l’arretramento della borsa italiana, in una settimana in cui è emerso il caos organizzativo nelle vaccinazioni, che sta ostacolando il raggiungimento in Italia degli obiettivi di vaccinazione prefissati (500.000 inoculazioni al giorno), che altri paesi in Europa stanno invece conseguendo.  

In Asia, dove peraltro la vaccinazione non appare molto avanti, le cose per l’azionario non stanno andando troppo per il verso giusto. L’indice giapponese Nikkei sembra aver perso lo smalto mostrato fino a febbraio e non è riuscito a chiudere la settimana con un saldo positivo (-0,28%). Soprattutto induce perplessità il grafico settimanale, che presenta questo indice incastrato in una figura triangolare di indecisione. A frenare è lo stato di allarme sui contagi Covid, che stanno crescendo a causa di una nuova variante isolata in Giappone.

Ma assai peggiore appare la salute degli indici cinesi. Quello di Shanghai, che prendo ad esempio, sebbene Shenzen abbia fatto anche peggio, ha perso in settimana -0.9% e non ha per nulla approfittato del traino americano e delle prospettive economiche migliori presentate mercoledì scorso dal Fondo monetario Internazionale, che ha rivisto al rialzo anche la crescita globale prevista quest’anno, ed anche quella cinese. Evidentemente gli investitori temono che in Cina la banca centrale sia meno indulgente di quella americana, dato che la forte crescita cinese sta già producendo pressioni sull’inflazione più forti di quelle che si vedono in occidente. Venerdì scorso ha impressionato il dato sulla crescita dei prezzi alla produzione, che è stata del +4,4% su base annuale. 

Sta di fatto che l’indice di Shanghai continua la sua sottoperformance rispetto all’americano SP500. Per averne una misura basta considerare che dal minimo realizzato a marzo dello scorso anno, dopo lo scoppio della pandemia, Shanghai è risalita del 30%, mentre SP500 ha fatto +87% circa. 

Ma la Cina non è l’unica a segnare il passo tra gli emergenti del gruppo BRIC. Anche Russia (-3,34% settimanale) e India (-0,88%) stanno dando segni di cedimento. Dei quattro BRIC solo il Brasile ha fatto un passo settimanale in avanti (+2,1%) al ritmo americano, anche se per tornare ai massimi del 8 gennaio scorso mancano ancora circa 6 punti percentuali.

La settimana entrante sembra quindi avere un compito chiaro da svolgere. Produrre una convergenza negli andamenti dell’azionario globale e così mostrare un toro un po’ meno schizzinoso di quanto non sia ora, oppure accentuare ancora la divergenza di performance, marcando ulteriormente sulle quotazioni di borsa i meriti ed i demeriti dei vari paesi nella campagna vaccinale.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online