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Ungheria e Polonia: veto sul Recovery Fund

Fabrizio Arnhold
·2 minuto per la lettura
Ungheria e Polonia: veto sul Recovery Fund
Ungheria e Polonia: veto sul Recovery Fund

A sorpresa, l’Ungheria del nazionalista Viktor Orban e la Polonia, hanno esercitato il diritto di veto, bloccando l’adozione del bilancio dell’Unione europea e il piano di aiuti per affrontare la crisi sanitaria

L’Ungheria e la Polonia hanno esercitato il diritto di veto, bloccando l’adozione del bilancio dell’Unione europea e il piano di aiuti per affrontare la crisi sanitaria. Secondo quanto riferiscono fonti europee, Budapest e Varsavia hanno posto il veto per opporsi all’accordo raggiunto da presidenza tedesca ed Europarlamento sul legame tra concessione dei fondi Ue e rispetto dello Stato di diritto.

LE RISERVE SULL’ACCORDO DI BILANCIO

Su Twitter, il portavoce della presidenza tedesca, Sebastian Fischer, ha scritto che "gli ambasciatori non sono riusciti a raggiungere l'unanimità necessaria per avviare la procedura scritta a causa delle riserve espresse da due stati membri" e che "due Paesi membri hanno espresso riserve su un elemento del pacchetto, ma non sulla sostanza dell'accordo di Bilancio”.

LA PARTITA DI ORBAN

Il premier ungherese Orban vuole riaprire la partita con il Parlamento europeo e non intende fare passi indietro sulla questione dello Stato di diritto. La posizione di Budapest è stata confermata dal portavoce del governo: “L'Ungheria ha posto il veto al bilancio, come aveva avvertito il primo ministro Orban, perché non possiamo supportare il piano nella sua forma attuale per legare i criteri dello Stato di diritto alle decisioni sul bilancio”, ha scritto Zoltan Kovacs, in un post su Twitter, sottolineando come questo vada “in senso contrario rispetto alle conclusioni del Consiglio di luglio”.

LO SCONTRO TOTALE

Dopo settimane di trattative, era stato trovato un accordo tra Parlamento Ue e governi sul Bilancio 2021-2027, legato al lancio del Recovery Fund da 750 milioni creato a luglio dai capi di Stato e di governo dei Ventisette. A dare una spinta in direzione dell’accordo, i 16 miliardi aggiuntivi al budget dell’Unione per aumentare i programmi simbolo come Erasmus, Horizon e Eu4Healt, cultura e migranti. Un paio di settimane fa, invece, era arrivata l’intesa su come veicolare i fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto. Ma Varsavia e Budapest hanno scelto la linea dello scontro totale.