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Unicredit, strategia profitti passa per taglio personale e filiali. Ma c’è di più

Fabio Carbone

Unicredit lo aveva annunciato durante la presentazione del nuovo piano industriale 2020 – 2023 ‘Team23’ che prevede il taglio di 8 mila dipendenti dell’intero gruppo, ed ora la banca ha presentato il conto all’Italia con l’avvio della procedura formalmente consegnata ai sindacati. Questi hanno ora 50 giorni di tempo per trovare le contromisure al piano Unicredit e trovare una difficile mediazione.

In Italia peserà il taglio maggiore dei dipendenti, 6 mila sul totale entro il 2023 e chiusura di 450 filiali sul territorio nazionale. Una visione in linea con l’intero piano industriale di Unicredit che ha manifestato la sua intenzione di spostare una parte consistente della sua attività in Germania per beneficiare di un rating migliore.

Ma Unicredit si giustifica affermando che il calo della clientela agli sportelli è stato del 55% ed ecco quindi la scelta di tagliare.

La strategia Unicredit

Unicredit ha intenzione di trasformare il modello bancario attuale e di digitalizzarlo sia in termini di servizi offerti che di processi interni ed esterni. Ecco allora l’home banking sempre più potenziato e il mobile banking, ma anche il passaggio dal cartaceo alla digitalizzazione della documentazione.

Ed ancora il self-service con le casse automatiche evolute, che già da anni hanno sostituito non pochi operatori. Da qui la chiusura delle filiali.

La risposta dei sindacati ad Unicredit

Dal canto loro i sindacati bollano come inaccettabile la decisione di Unicredit di rendere operativo un piano che in Italia dovrebbe mandare a casa il 70% del totale degli esuberi previsti.

Il segretario generale del sindacato Fabi, Lando Maria Sileoni, in una intervista rilasciata al quotidiano finanziario Milano Finanza ha spiegato il perché questo piano di esuberi non è ammissibile.

Anzitutto, dice Sileoni, i costi del gruppo sono stati inferiori alle attese a fine 2019. Si prevedevano 10,6 miliardi di euro di costi e il conto reale è stato di 9,9 miliardi con 700 milioni di surplus. Secondo Sileoni questo indica che Unicredit aveva già tagliato troppo con il precedente piano industriale.

Sileoni fa anche presente che il cost-income di Unicredit è tra i migliori d’Europa, non solo, il gruppo bancario vuole concentrare il 70% degli esuberi in Italia che è l’area di maggiore profittabilità a livello europeo.

Per Sileoni Unicredit vuole fare ulteriori profitti per gli azionisti sulla pelle dei lavoratori.

Il segretario del Fabi lo ribadisce, Unicredit non ha un problema di costi e ricorda che il precedente piano Transform 2019 aveva già previsto 14 mila esuberi che hanno fatto risparmiare al gruppo bancario 1,1 miliardi di euro.

E neppure si può dire che il costo dei lavoratori sia un problema per la banca, perché Unicredit spende 6,1 miliardi di euro per i dipendenti, che pesano per il 32% sui ricavi, una percentuale in linea con le principali banche d’Europa. Ragiona ancora Sileoni.

E quel che non si capisce è perché un taglio così eccessivo in Italia che da sola fa 1,4 miliardi di utili nel 2019, mentre il resto dell’area europea ne ha fatto 1,64 miliardi tutta insieme.

E infine Sileoni denuncia una strana situazione. La banca nel 2019 ha registrato un utile netto del +6% e ricavi in calo del -0,2%, ed ha fatto -3,9% di nuovi clienti rispetto al 2018.

In pratica Unicredit sta facendo meno clienti e meno ricavi in Italia, cioè sta smantellando la banca nel nostro Paese. Perché?

E poi Sileoni denuncia anche che in Germania e in Austria gli utili sono al -10% e il cost-income è al 68% rispetto al 52% dell’Italia.

Mustier vuole portare Unicredit all’estero

Sileoni non fa sconti e lancia un allarme all’intero sistema Paese, Mustier vuole portare via la banca italiana dall’Italia.

This article was originally posted on FX Empire

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