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Unicredit: "Venduta Mediobanca perché competitor"

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Unicredit ha concluso nel giro di poche ore, nella serata di mercoledì, la vendita dell’intera partecipazione che deteneva in Mediobanca, incassando 785 milioni per 74,5 mln di azioni messe sul mercato. Il prezzo determinato dalle contrattazioni dell’accelerated bookbuilding è stato di 10,53 euro ad azione e incorpora uno sconto del 2,3% circa rispetto al prezzo di chiusura di Mediobanca pre-annuncio, che è stato ieri di 10,78 euro ad azione. 

"L'impatto atteso dell’operazione, che sarà̀ contabilizzata nel quarto trimestre 2019, è̀ - spiega una nota - sostanzialmente neutrale sul Cet1 capital ratio del gruppo". UniCredit si è avvalsa di Bofa Securities, Morgan Stanley e UniCredit Cib in qualità di Joint Bookrunners.Mediobanca è stata venduta perché considerata "un asset non strategico" chiarisce Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit, in conference call con le agenzie. Si tratta di "un'altra banca, un competitor", per di più "irrilevante dal punto di vista finanziario".  

Intanto, "i risultati trimestrali si confermano ancora una volta solidi, abbiamo eseguito con successo Transform 2019. Grazie alle nostre azioni proattive e decise abbiamo già raggiunto i nostri obiettivi chiave o comunque li supereremo entro la fine di quest'anno" afferma ancora l'ad, commentando i dati del trimestre. "Il risultato netto del terzo trimestre, senza componenti non ricorrenti, pari a 1,1 miliardi di euro, in crescita del 25,7 per cento rispetto all'anno precedente rettificato, è stato ancora una volta - sostiene - uno dei migliori trimestri raggiunti in un decennio. Il trimestre ha beneficiato di solide dinamiche commerciali, di forti ricavi da negoziazione e della nostra attenzione alla gestione disciplinata dei costi, che continua a produrre risultati". 

Nei nove mesi l'utile netto di Unicredit sale a 4,3 miliardi mentre i ricavi totali scendono del 2% a 14 miliardi di euro, con il margine di interesse a 7,7 miliardi (-2,2%). Nel terzo trimestre, i ricavi salgono dell'1,7% a 4,7 miliardi, mentre l'utile netto è di 1,1 miliardi, uguale all'utile netto rettificato, in crescita del 25,7% su base annuale.  

L'utile netto del terzo trimestre supera il consensus degli analisti (1,03 miliardi) ed è in calo del 40,6% rispetto all'utile del secondo trimestre, che però incorporava la plusvalenza della cessione di Fineco. L'utile netto rettificato aumenta del 7% su base trimestrale. La raccolta da clientela ha raggiunto 417,2 mld a fine settembre 2019 (+4,6%). Il Cet ratio fully loaded di gruppo è aumentato di 53 punti base al 12,60 per cento nel terzo trimestre 2019 principalmente per effetto dalla cessione di Fineco.  

Unicredit ha deciso di vendere Mediobanca anche perché la sua proposta di un nuovo patto di consultazione "più forte" è stata rigettata dagli altri soci di Piazzetta Cuccia, ha svelato sempre il ceo Mustier, parlando in conference call con i giornalisti. "In settembre, quando Vincent Bolloré decise di lasciare il patto di Mediobanca, Unicredit suggerì un patto più forte ai membri rimasti ma nessun accordo è stato possibile per questo ed è stato fatto un accordo di consultazione. Da quel momento - ha sottolineato Mustier - Mediobanca è stata considerata un asset non strategico e quindi, in linea con la strategia, la quota è stata venduta". 

Mustier ha ribadito il concetto rispondendo a una domanda su Generali, ovvero se non temesse che la compagnia assicurativa possa finire preda di nuovi investitori esteri dopo l'uscita da Mediobanca, che è prima azionista del gruppo di Trieste. "Generali - ha detto - è una bella compagnia, molto ben gestita, riteniamo da sempre che debba essere indipendente e italiana, avevamo suggerito ai soci di Mediobanca un patto forte per proteggerla e la nostra proposta è stata rigettata".  

Quanto a Leonardo Del Vecchio, ovvero se il patron di Luxottica abbia influito sulla sua scelta di vendere, avendo comprato il 7,5% di Piazzetta Cuccia, Mustier ha risposto 'no comment', precisando però che "la decisione è stata presa in modo indipendente".