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Unioncamere: competenze digitali essenziali per 7 assunti su 10

Glv
·2 minuti per la lettura

Roma, 7 ott. (askanews) - In Italia si stimano quasi 55 milioni di persone attive su internet, il 92% della popolazione, "mentre per lavorare nelle imprese le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori". Lo afferma Unioncamere, sottolineando che "il 28,9% di questi profili, ovvero circa 940mila posizioni lavorative, è difficile da trovare per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza di competenze digitali per le Pmi, che intanto vedono un boom di imprese che vendono online, cresciute in cinque anni di quasi 11mila unità". I dati sono stati diffusi nel corso dell'Internet governance forum Italia 2020, "il processo globale, condotto sotto l'egida delle Nazioni Unite, che favorisce il confronto e il dibattitto tra tutte le parti interessate alla governance di internet, organizzato quest'anno dal sistema camerale". Se la trasformazione digitale incalza il sistema produttivo, "il mercato del lavoro, secondo le rilevazioni del sistema informativo Excelsior nel 2019, ancora non risponde in maniera sufficiente, visto che quando le e-skill digitali sono strategiche la difficoltà di reperimento sale addirittura al 36,4%". "Sono impegnata - ha detto la ministra per l'innovazione tecnologica Paola Pisano - affinchè una parte delle risorse del Recovery fund sia destinata all'aggiornamento professionale e a migliorare le competenze digitali degli italiani. Nelle scuole, nelle università e nei posti di lavoro. Abbiamo la necessità di rafforzare le capacità di cittadini, imprese e personale della pubblica amministrazione nell'avvalersi di nuove tecnologie". "L'evoluzione dei servizi digitali - ha aggiunto la ministra - produrrà sviluppo se sarà accompagnata da una crescita diffusa delle competenze di lavoratori, professionisti e imprenditori di oggi e di domani. Un'attenzione particolare andrà riservata alle piccole e medie imprese e alle microimprese. Dobbiamo far sì che il personale delle aziende italiane e dello Stato sia all'altezza delle sfide che si pongono al paese in un'epoca di rivoluzione tecnologica". "La digitalizzazione delle imprese - ha spiegato il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli - oggi può valere da 3 a 7 punti di Pil. Per questo è urgente fare un salto di qualità per superare il gap delle competenze digitali di lavoratori e imprese, allineandole alle esigenze del mercato, e per colmare i ritardi infrastrutturali accumulati che ancora impediscono a tante persone, che abitano in quasi 7,9 milioni di unità immobiliari in oltre 6mila comuni, di sfruttare appieno i vantaggi di internet veloce. Il fatto che per la prima volta l'Igf venga organizzato per l'Italia dal sistema camerale testimonia il crescente ruolo di facilitatore che questo sta esercitando per la modernizzazione del paese".