Università di Siena, scandalo per bilanci, rettore e dipendenti

La celebre università toscana coinvolta in più di un problema giudiziario

La nobile Siena soffre e i problemi sono generati dai suoi figli migliori, l’Università e il Monte dei Paschi. Ma parliamo del glorioso ateneo coinvolto in vicende poco accademiche e molto giudiziarie. Come riporta “Linkiesta”, venerdì 14 dicembre era attesa l’udienza davanti al gup per decidere il rinvio a giudizio dei dieci indagati coinvolti nell’inchiesta sull’elezione del Rettore Angelo Riccaboni. L’accertamento giudiziario mira a stabilire la validità delle procedure con cui Riccaboni, fu messo a capo dell’ateneo.

Per l’accusa, gli scrutatori della commissione non chiesero le generalità ai votanti, attestando di conoscerli personalmente.

Riccaboni fu eletto il 21 luglio 2010, con 373 voti, contro i 357 del rettore uscente Silvano Focardi (28 schede bianche e 19 nulle). Nato a La Spezia il 24 luglio 1959, dal 2005 era preside della Facoltà di Economia, ricoprendo anche la carica di presidente della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Economia e Scienze Statistiche. Riccaboni si era imposto al terzo turno contro Silvano Focardi, durante il cui mandato, cominciato nel marzo 2006, era venuto alla luce il deficit di bilancio dell’ateneo.

Non avendo nessuno dei due candidati ottenuto il quorum al doppio turno precedente, Riccaboni aveva vinto al terzo con un distacco minimo: decisivi i 19 voti nulli e le 28 schede bianche.

L’indagine della Procura vede gli indagati coinvolti per falso ideologico: rischiano una pena da uno a sei anni di carcere. Allo stato attuale, il rinvio della decisione è calendarizzato al 2013, al 22 febbraio e al 22 marzo 2013, rispettivamente per gli indagati che sceglieranno il rito ordinario e per quelli che preferiranno scegliere il rito abbreviato.


E il rettore? Continua a governare e a confrontarsi con i problemi dell’Università e la sua elezione non è certo l’unica questione che finisce in tribunale: il tribunale di Siena ad esempio ha dato ragione ai professori che avevano denunciato l’Università che nel maggio 2010 tagliò, del 60%, il trattamento accessorio dello stipendio di 44 collaboratori esperti linguistici (Cel) per “mancanza di copertura”, sfruttando la legge Brunetta. Ma secondo il Tribunale di Siena, le norme introdotte nel decreto legislativo 150 del 2009 (legge-Brunetta) non possono essere applicate. Almeno fino al 2014, cioè fino a quando resteranno in vigore i vecchi contratti collettivi.


Il taglio dello stipendio dei professori è quindi nullo, poiché inapplicabile sul contratto collettivo. Decurtazione dello stipendio ma anche la prospettiva di tornare a casa: parliamo pur sempre di docenti madrelingua che coadiuvano i docenti di ruolo e spesso sovrintendono in larga parte alla didattica; ecco quindi il ricorso in massa da parte dei 44 docenti a cui ha dato però ragione il Tribunale di Siena, condannando l’ateneo a pagare loro l’intera parte accessoria dello stipendio, ricorrendo ai decreti ingiuntivi, anche a distanza di due anni. Ma non finisce qui perché, secondo Linkiesta, sarebbero quasi mille i dipendenti dell’ateneo che da due anni ricevono lo stipendio decurtato, quelli che afferiscono alle categorie B, C e D.


L’università è un ingranaggio perfetto se non ci sono tensioni, ma a Siena, malgrado la regolarità delle lezioni durante l’ultimo anno accademico sia stata rispettata, si è vissuta la precarietà di una situazione che, toccando i professori, di fatto si ripercuote sugli allievi. E se non si ripercuote, è anche per merito degli sforzi di chi ha voluto evitare disservizi malgrado la vertenza in corso che non è iniziata per tutti nello stesso momento. Il tutto a un anno di distanza dalla chiusura delle indagini per il buco da 200 milioni di euro: indagini che sono durate 3 anni e sette mesi rivelando lo choccante deficit maturato negli anni addietro e che, per essere ripianato, ha costretto a diversi provvedimenti amari, compresa la cessione di qualche gioiello immobiliare. Insomma, a Siena di magnifico nell’ateneo, negli ultimi tempi, è rimasto il fascino della tradizione, perché l’attualità è amara nella città del Palio.