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Un'offerta da 9 miliardi per Autostrade

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·2 minuto per la lettura
Ansa (Photo: Ansa)
Ansa (Photo: Ansa)

Il termine che marca l’atto finale di una trattativa lunga sette mesi è binding. Vincolante. Prendere o lasciare. Era l’alba del 15 luglio scorso quando il governo Conte festeggiò “il ritorno delle autostrade agli italiani”. Ma l’accordo con i Benetton per portarli a mollare Autostrade e ottenere così lo scalpo per il crollo del ponte Morandi ha avuto bisogno di tempi supplementari lunghissimi. Perché quell’operazione era intrisa di rivalsa politica. Ma a livello industriale andava costruita da zero. Sarà oggi, 24 febbraio, il giorno in cui i giochi arriveranno al dunque. La Cassa depositi e prestiti - il perno dello schema degli acquirenti - presenterà un’offerta vincolante insieme ai fondi stranieri Blackstone e Macquarie. Per loro Autostrade vale circa 9 miliardi. Toccherà ad Atlantia - la casa madre attraverso cui i Benetton controllano la società autostradale - dire venerdì se il prezzo va bene e se i giochi si possono chiudere.

Il bollino alla proposta lo mette il consiglio di amministrazione della Cassa martedì sera. Anche il fondo americano dice sì mentre bisognerà aspettare qualche ora ancora per il disco verde del cda di Macquarie. Ma l’offerta è pronta. Validata dal nuovo governo, che dal vecchio ha ereditato lo schema. Rimasto inalterato. L’allineamento tra l’amministratore delegato della Cassa Fabrizio Palermo e il neo ministro dell’Economia Daniele Franco è pieno. Sintonia totale. E l’asse Mef-Cassa allinea anche tutto il governo. Anche Mario Draghi non ha nulla da obiettare, anzi. Per capire perché basta guardare a quello che Autostrade diventerà se da Atlantia arriverà il via libera all’offerta del consorzio guidato dalla Cassa.

Innanzitutto il carattere industriale e strategico dell’operazione per la Cassa. Autostrade è stata una vicenda ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.