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USA 2020, nonostante gli errori è ancora presto per fare a meno dei sondaggi

Redazione
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USA 2020, nonostante gli errori è ancora presto per fare a meno dei sondaggi
USA 2020, nonostante gli errori è ancora presto per fare a meno dei sondaggi

Schroders ha analizzato le previsioni sulle elezioni negli Stati Uniti, ancora una volta non accurate, e l’impatto che queste hanno avuto sugli investitori

Esattamente come accadde nel 2016, anche in occasione delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2020 i sondaggi non si sono rivelati affidabili. Alla vigilia del voto le previsioni attribuivano a Joe Biden una vittoria schiacciante, ma alla fine il mondo ha dovuto tenere il fiato sospeso per una settimana prima di sapere il nome del nuovo Presidente. Alla luce di quanto avvenuto nelle ultime due tornate elettorali Piya Sachdeva, economista di Schroders, si chiede quanto sia utile continuare a dare fiducia ai sondaggi.

VOTO POPOLARE E COLLEGI ELETTORALI

In primo luogo Sachdeva analizza le differenze tra il voto popolare e il risultato riguardante i collegi elettorali. Subito prima delle elezioni, i sondaggi nazionali attribuivano a Biden un solido vantaggio del 7%. Un margine che ha spinto gli investitori a prevedere la cosiddetta ‘onda blu’, la vittoria democratica sia alla Camera sia al Senato. L’esperta di Schroders condanna questo atteggiamento. A partire dal sondaggio sul voto popolare infatti è quasi impossibile ricostruire il risultato del collegio elettorale. Quest’ultimo è cruciale, come si è potuto ben notare nel 2016, quando Donald Trump prese meno voti ma vinse comunque le elezioni. I sondaggi quindi sembrano riflettere più accuratamente la scelta del popolo rispetto ai complessi meccanismi alla base del collegio elettorale.

I MARGINI DI VANTAGGIO NEGLI ‘SWING STATE’

Sachdeva nota anche che i sondaggi sono stati abbastanza accurati negli ‘swing state’, gli stati dove poi si è giocata la sfida decisiva. Le previsioni si sono rivelati corrette per 11 di questi stati su 12. L’unico errore, sottolinea l’economista di Schroders, è stato in Florida, dove Biden era visto avanti mentre alla fine ha perso. Ciò che salta all’occhio comunque non è tanto il risultato finale quanto i margini di vantaggio, completamente sballati. Per esempio Biden avrebbe dovuto vincere in Florida con uno scarto dell’1,4%, mentre ha perso del 3,3%: un errore del 4,7%. Anche in altri stati il margine è stato molto superiore al 3%, soglia di errore comunemente accettata in queste situazioni. In tutti gli ‘swing state’ i sondaggi hanno attribuito a Biden un vantaggio medio del 3,4%.

LA SVISTA SULLA FLORIDA

L’esperta di Schroders a questo punto prova a rileggere i sondaggi aggiungendo a Trump il 3,4% dei voti in tutti gli stati. Questo calcolo avvicina le previsioni ai risultati finali in Florida, ma le allontana in Arizona, Michigan e Wisconsin. Tuttavia, dato che la Florida ha un peso maggiore, questo aggiustamento avrebbe permesso di prevedere correttamente il 3% in più dei voti al collegio elettorale. Sembra che gli investitori, analizza Sachdeva, siano stati presi alla sprovvista dall’ampio errore in Florida, da molti considerato come la strada diretta per Biden per ottenere una rapida vittoria.

BISOGNA RIMUOVERE LO SBILANCIAMENTO

Al netto di questi errori, per l’economista di Schroders è ancora presto per fare a meno dei sondaggisti. Le previsioni alla fine non solo hanno indovinato il risultato delle presidenziali, ma hanno anche ottenuto un risultato di accuratezza del 90% negli ‘swing state’. È ora però che si rimuova lo sbilanciamento, che, secondo Sachdeva, inizia a sembrare di natura più sistemica di quanto apparisse a un primo sguardo.