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Usa, dopo 38 anni miliardario riesce a dare via tutta la sua fortuna

webinfo@adnkronos.com
·3 minuti per la lettura

Dopo 38 anni, il miliardario irlandese americano Chuck Feeney è riuscito a raggiungere il suo obiettivo: distribuire in beneficenza tutta la sua fortuna, che ammontava a 8 miliardi di dollari, e ritrovarsi virtualmente povero. Sembra un paradosso, ma quello di 'restituire' alla società l'enorme somma raccolta come imprenditore nel settore dei duty-free è stato davvero l'impegno più grande per Feeney, oggi 89enne, che nel 1982 ha fondato - in gran segreto - una fondazione The Atlantic Philanthropies, con un solo compito, quello di erogare discretamente fondi per iniziative di beneficenza o per sostenere istituti e università. Nei giorni scorsi, finalmente, la fondazione è stata sciolta, dal momento che in cassa non era rimasto più niente.

A ispirare Feeney, il modello di Andrew Carnegie, uno dei più grandi filantropi della storia (che nei primi vent'anni del Novecento diede via l'equivalente odierno di 65 miliardi di dollari, pari al 90% della sua fortuna): in un celebre saggio - 'Il Vangelo della Ricchezza' - Carnegie invitava i ricchi a usare i loro averi per migliorare la società, definendoli 'curatori delle risorse dei poveri'. Oggi, piuttosto malato, Feeney dal suo piccolo appartamento in affitto a San Francisco, manda un invito alla filantropia agli altri membri dei club dei super-ricchi: 'Provate, vi piacerà'.

"La ricchezza comporta responsabilità", ha spesso ripetuto l'imprenditore, noto per avere comunque adottato da sempre uno stile di vita estremamente frugale. Feeney non ha mai posseduto una macchina o una casa e ha sempre avuto solo un paio di scarpe. Le cronache riportano la sua abitudine di volare solo in classe economica, anche quando i membri della sua famiglia e i colleghi di lavoro erano sullo stesso aereo, ma in business class.

Feeney - che ha cinque figli - ha educato tutti i suoi eredi a lavorare d'estate come camerieri. Un suo collaboratore da molti decenni ha riferito al 'Guardian' che l'uomo "ha un orologio Casio da 10 dollari e porta i suoi documenti in un sacchetto di plastica. Quello è lui, e solo così si sentiva a suo agio".

La frugalità si accompagna tuttavia a un incredibile successo nel business, che aveva fatto del suo gruppo Duty Free Shoppers un vero e proprio impero globale che gestisce più di 420 boutique duty-free in 11 aeroporti internazionali. Ma al massimo della fortuna, a inizio anni Ottanta, Feeney decise che avrebbe dato via tutto, trasferendo segretamente le sue azioni della società alla Atlantic Philanthropies.

Un atteggiamento sicuramente non condiviso dal co-fondatore di DFS, Robert Miller, la 293ma persona più ricca del mondo, accreditato di una fortuna di 6 miliardi di dollari, case di lusso a Hong Kong, New York, Parigi e Gstaad, e un parco di 14.500 ettari nello Yorkshire. D'altronde Miller e Feeney hanno rotto i rapporti da quando quest'ultimo ha venduto la sua partecipazione in DFS al colosso del lusso LVMH nel 1996, aprendo una lunga disputa legale, che portò finalmente allo scoperto la filantropia dell'imprenditore irlandese americano.

Nel corso degli anni, Feeney ha donato più di 3,7 miliardi di dollari agli istituti di istruzione superiore, di cui quasi 1 miliardo alla Cornell University, dove aveva studiato amministrazione alberghiera gratuitamente dopo aver prestato servizio come operatore radio dell'aereonautica statunitense durante la guerra di Corea. Feeney ha anche donato 870 milioni di dollari a gruppi per i diritti umani (inclusi 62 milioni di dollari in sovvenzioni a gruppi che si battono per porre fine alla pena di morte negli Stati Uniti e 76 milioni di dollari a campagne di base a sostegno del passaggio di Obamacare).

Nipote di immigrati della contea di Fermanagh, nell'Irlanda del Nord, ha anche donato 1,9 miliardi di dollari a progetti nell'Ulster e nell'Eire, rivelandosi determinante nella creazione dell'Università di Limerick e contribuendo dietro le quinte al processo di pace.

L'esempio di Feeney peraltro è stato cruciale nello spingere altri due super-ricchi - Bill Gates e Warren Buffett - a creare il Giving Pledge, un 'impegno' in base al quale le persone più ricche del mondo assicurano di voler donare almeno metà della loro ricchezza in beneficenza.