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Usa e Germania si confermano le locomotive dell’economia globale

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Usa e Germania si confermano le locomotive dell’economia globale
Usa e Germania si confermano le locomotive dell’economia globale

I due giganti, nonostante qualche incertezza, continuano a trainare il resto del mondo. Rimbalzano anche gli scambi globali, mentre le banche americane vanno alla riscossa

DATI FORTI DA USA E GERMANIA

Nonostante il dato un po’ deludente sul lavoro in USA a dicembre di venerdì 8 gennaio, il settore manifatturiero continua a mandare segnali di forza a livello globale, con gli indici IHS Markit Research che a dicembre hanno segnato tassi di crescita e nuovi ordini ai massimi dell’ultimo decennio. In USA l’attività economica ha continuato a migliorare per l’ottavo mese consecutivo. Dati positivi arrivano in America anche dai trasporti, colpiti duramente dalla crisi da Covid, con il traffico ferroviario di merci e passeggeri che ha chiuso il 2020 a livelli vicini a quelli pre-pandemia, mentre le richieste di sussidi di disoccupazione continuano a calare da una settimana all’altra, anche se non si traducono ancora nella creazione massiccia di nuovi posti, mentre l’attività nel settore dei servizi ha chiuso l’anno al massimo degli ultimi tre mesi. In Europa, nonostante i lockdown, le vendite al dettaglio in Germania hanno messo a segno nuovi massimi, mentre gli ordini all’industria hanno segnato il settimo mese consecutivo in crescita. Tutti segnali che i mercati azionari di Wall Street e Francoforte non hanno certo ignorato.

GLI SCAMBI GLOBALI RIALZANO LA TESTA

Non solo USA, Germania e ovviamente Cina trainano la ripresa planetaria dopo la crisi indotta dal Covid. Le ultime previsioni della World Trade Organisation puntano a scambi commerciali globali in rimbalzo del 7,2% nel 2021 dopo la contrazione del 10% stimata nel 2020, sulla base dei dati che arrivano sul versante dello shipping, dei volumi di traffico che viaggiano sui container e sugli indicatori dei transiti alle dogane. Il trend emerge anche dai dati americani, che segnalano importazioni praticamente ormai a livelli pre-crisi, e da quelli tedeschi, con le esportazioni cresciute a novembre per il settimo mese consecutivo, mentre quelle di Taiwan hanno addirittura toccato un record storico a dicembre. Il trend dovrebbe essere confermato dai dati in arrivo in settimana da Cina e Eurozona sulla chiusura del 2020 in termini di scambi. L’export è dominato da apparecchiature sanitarie e beni legati al lavoro remoto, a partire dai chip, ma tira anche la domanda di rame, ferro e altre materie prime. Il tutto rappresenta una buona notizia per la crescita del PIL globale, strettamente legato alla crescita degli scambi commerciali, come mostra il grafico qui sotto.

IN USA TASSI IN RIALZO E BANCHE ALLA RISCOSSA

La prima settimana dei mercati USA del 2021 ha fatto emergere il tema della ‘reflazione’, con il rendimento del T-bond decennale tornato sopra l’1% spinto da un’inflazione che sembra rialzare la testa. E intanto i titoli bancari americani, tra quelli che avevano sofferto di più l’impatto della recessione indotta dal virus, che vanno alla riscossa, mettendo a segno un rialzo del 37% da inizio novembre contro l’8% segnato nello stesso periodo dal mercato generale. Un buon auspicio per le trimestrali delle big di Wall Street relative all’ultimo scorcio del 2020, con JP Morgan, Citi e Wells Fargo che si preparano a pubblicare i risultati. La riscossa dei bancari americani è evidentemente legata alle attese di una ripresa economica sostenuta accompagnata dal vaccino. Ma è probabilmente collegata anche al tema della reflazione e del recupero dei rendimenti a lungo termine, dato che il T-bond è il benchmark di tutta la struttura dei tassi di interesse, che se salgono automaticamente allargano i margini delle banche. Per quanto riguarda le trimestrali, il consensus sui titoli finanziari USA punta nel quarto trimestre a un calo anno su anno degli utili limitato al 6,6%, contro un -10,3% per l’insieme dei titoli dello S&P 500.