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Usa, enorme sell-off scuote mercati Treasury, inversione curva rendimenti

Un cartello stradale di Wall Street a New York

(Reuters) - I rendimenti dei Treasury statunitensi a due anni sono balzati al di sopra dei costi d'indebitamento a 10 anni - la cosiddetta inversione della curva che spesso anticipa una recessione economica - date le aspettative per un aumento dei tassi di interesse più rapido e significativo del previsto.

I timori sulla possibilità che la Federal Reserve opti questa settimana per un rialzo dei tassi ancora più consistente del previsto per contenere l'inflazione hanno portato i rendimenti a due anni ai livelli più alti dal 2007.

Allo stesso tempo, si teme che un aumento aggressivo dei tassi potrebbe incrementare i rischi di recessione.

Il divario tra i rendimenti dei Treasury a due e a 10 anni è sceso fino a -2 punti base, in base ai prezzi su Tradeweb. La curva si è invertita due mesi fa per la prima volta dal 2019, prima di normalizzarsi.

L'inversione di questa parte della curva dei rendimenti è considerata da molti come un segnale decisivo che la recessione potrebbe arrivare nel prossimo anno o nel 2024.

La mossa segue le inversioni di venerdì nelle porzioni della curva dei Treasury a tre/dieci anni e a cinque/dieci anni, dopo che i dati sull'inflazione hanno mostrato un'accelerazione a maggio.

I rendimenti dei Treasury a due anni sono saliti ai massimi di 15 anni intorno al 3,25%, mentre i rendimenti a 10 anni hanno toccato lo stesso livello, ai massimi dal 2018.

I dati di venerdì hanno mostrato il maggior aumento annuale dell'inflazione statunitense in quasi 40 anni e mezzo, spezzando le speranze di una sospensione dei piani della Federal Reserve per gli aumenti dei tassi di interesse a settembre. Molti ritengono che la banca centrale potrebbe in realtà aver bisogno di aumentare il ritmo della restrizione monetaria.

Gli analisti di Barclays hanno infatti comunicato di aspettarsi mercoledì una mossa di 75 punti base da parte della Fed, anziché i 50 punti base previsti.

Anche i futures vedono ora il 20% di possibilità per una mossa di 75 punti base la prossima settimana. Se attuata, si tratterebbe del più grande aumento in una singola riunione dal 1994.

Rohan Khanna di UBS, ha affermato che le dichiarazioni "hawkish" della Bce in aggiunta ai dati sull'inflazione "hanno completamente infranto l'idea che la Fed non opterà per un aumento di 75 punti base o che le altre banche centrali si muoveranno in modo graduale".

"L'intera idea è andata in fumo"... È in questo momento che si verifica un rapidissimo appiattimento delle curve dei rendimenti. È solo una presa di coscienza del fatto che il picco dell'inflazione negli Stati Uniti non è alle nostre spalle e, se non lo comunicheranno, forse anche l'apice dell'approccio "hawkish" della Fed non è alle nostre spalle", ha aggiunto Khanna.

I mercati monetari stanno anche aumentando le loro scommesse sul tasso terminale degli Stati Uniti - dove il tasso dei fondi Fed potrebbe raggiungere il proprio picco in questo ciclo. I mercati stimano che i tassi si avvicineranno al 4% a metà del 2023, con un aumento di 50 punti base in una settimana.

Deutsche Bank stima di vedere tassi intorno al 4,125% a metà del 2023.

Il crollo del mercato obbligazionario ha messo in fibrillazione anche altri mercati, portando i rendimenti decennali tedeschi ai massimi dal 2014 e spingendo i futures dell'S&P 500 in ribasso del 2,5%.

(Tradotto da Enrico Sciacovelli, editing Stefano Bernabei)

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