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In Usa il diritto sull'aborto è a rischio: la Corte suprema discute sulla revisione

·2 minuto per la lettura

AGI - Il diritto all'aborto in Usa è a rischio, piùa rischio di quanto non lo sia mai stato. è arrivata infatti sul tavolo dei nove giudici della Corte Suprema una legge del Mississippi, non ancora entrata in vigore, che vieterebbe l'aborto dopo le prime quindici settimane di gravidanza. I giudici sono chiamati a esaminarne la legittimità ma se confermassero la costituzionalità della legge metterebbero in discussione il diritto all'aborto a livello nazionale, quel diritto sancito dalla sentenza del 1973: all'epoca la Corte Suprema, esprimendosi per il caso Roe v. Wade, stabilì il principio che l'interruzione di gravidanza deve essere garantita fino a quando il feto non sia in grado di vivere in modo indipendente, una volta fuori dal grembo materno.

Il termine fissato è quello, valido tutt'ora, delle 24 settimane di gravidanza. Ma adesso, chi demonizza l'aborto può a ben diritto sperare, che almeno quel termine venga accorciato. Al termine della prima giornata di argomentazioni, è cominciato il lungo conto alla rovescia che porterà, tra qualche mese, i nove giudici a decidere.

Ma dagli interventi emersi durante il dibattimento è arrivata una prima indicazione: almeno quattro giudici conservatori, su sei, contro i tre liberal, sembrano pronti a limitare alcuni diritti. Il Mississippi ha chiesto di annullare il limite delle 24 settimane e lasciare a ogni Stato il diritto di stabilire se l'aborto è legale o no. Il procuratore generale del poverissimo Stato del sud, Scott Stewart, ha usato parole forti per difendere la battaglia antiabortista: ha parlato di "precedenti legali che assediano il nostro Paese", che "non hanno posto nella nostra storia o nelle nostre tradizioni. Hanno danneggiato il processo democratico. Avvelenano la legge".

Gran parte del dibattito in udienza si è concentrato sulla possibilità di eliminare lo standard di "vitalità" fissato nella decisione del 1992, che consente l'interruzione della gravidanza fino al punto in cui il feto può sopravvivere al di fuori dell'utero materno, appunto intorno alle 24 settimane di gestazione. Il presidente della Corte Suprema, il conservatore John Roberts, è parso interessato a eliminare quel criterio e limitare il diritto all'aborto a 15 settimane di gestazione, come nel caso della legge del Mississippi. Anche gli naltri tre giudici conservatori, Samuel Alito, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, sono sembrati possibilisti. "Il feto - ha osservato Alito - ha interesse nell'avere una vita".

La corte ha bisogno di cinque voti per cambiare radicalmente il diritto all'aborto. Secondo questo calcolo, ne mancherebbe solo uno. Lo scontro tra i due Stati Uniti, quello che difende l'aborto e quello che lo demonizza, si è fatto sentire nelle proteste davanti alla Corte Suprema: sostenitori del diritto all'aborto e attivisti pro-life si sono confrontati davanti alla gradinata iconica. Intanto ha parlato il presidente, Joe Biden: "Sostengo e continuo a sostenere il diritto all'aborto". 

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