Italia Markets closed

USA ai massimi storici, nonostante tutto

Pierluigi Gerbino
 

Si è coronato di successo venerdì scorso lo sforzo degli indici USA, dopo 13 settimane di dura lotta, per vincere la forza di gravità dell’economia reale, sempre meno generosa, e tornare ai massimi storici, realizzati il 28 luglio scorso.

Proprio il giorno dopo che Amazon, uno dei principali colossi del web e dominatore incontrastato del commercio elettronico, ha presentato una trimestrale pessima, con utili in calo peggio delle attese già negative degli analisti, SP500 è risalito a 3.028 punti ed ha ripetuto esattamente il massimo storico. Anche meglio ha fatto il Nasdaq100, che il suo massimo storico lo ha migliorato di 6 punti, portandolo a quota 8.033. Resta indietro solo il vecchio Dow Jones, a cui manca circa un punto e mezzo percentuale dal suo record.

Lo sforzo di venerdì ha concluso una settimana volitiva, per tutti i principali indici azionari globali, che hanno collezionato performance settimanali positive, comprese tra il + 2% del tecnologico USA Nasdaq100 ed il +0,6% dell’indice cinese di Shanghai, passando per il +1,2% di Eurostoxx50, il +1,3% di SP500 e il +1,4% del giapponese Nikkei.

Una settimana che ha reso ancora più evidente lo scollamento tra i mercati e l’economia. Infatti  gli indici sono tornati ai massimi storici mentre fioccano le revisioni al ribasso delle prospettive dell’economia globale.  Il FMI ha diminuito al 3% la previsione della crescita globale per l’anno in corso e l’OCSE l’ha addirittura rivista al 2,9%. Si tratta dei livelli di crescita più bassi mai ipotizzati dopo la grande crisi del 2009, che di fatto ipotizzano una recessione globale, dato che sull’economia mondiale la recessione viene ufficializzata quando la crescita scende sotto il 3% di aumento del PIL globale.

Ma anche quel che arriva dalle trimestrali non è piacevole. Factset certifica che la settimana passata, con il 40% delle società di SP500 che hanno presentato i loro conti del 3° trimestre dell’anno, abbiamo per ora l’80% delle società che ha battuto le stime degli analisti, ma lo hanno fatto “solo” del 3,8%, cioè meno del solito. Questo significa che se il restante 60% delle società, che presenterà i dati questa e le prossime settimane, andrà allo stesso passo, dovremo constatare che il trimestre presenterà un calo degli utili di poco meno di un punto percentuale, dato che le stime degli analisti avevano previsto un calo del -4,6%. Sarebbe il terzo trimestre consecutivo di calo degli utili e con ogni probabilità a fine anno avremmo anche un significativo calo degli utili anno su anno.

Ebbene. Io non ho mai visto l’azionario salire in presenza di recessione e calo degli utili. Questa è la prima volta e, oggettivamente, mi sembra una prova evidente di scollamento dei mercati dal buon senso.

E’ probabile che si stia scontando con ottimismo esagerato l’accordicchio che probabilmente verrà ratificato tra USA e Cina, dimenticando che questo accordo prevede solamente una tregua, con consolidamento dei dazi finora già varati e sospensione solo dei previsti futuri aumenti. Resteranno perciò immutati quei dazi che hanno portato al rallentamento che l’economia globale sta subendo.

A me pare un eccesso di ottimismo prevedere che l’economia riparta senza che si facciano dei passi indietro. Oppure che riparta solo grazie alle dosi da cavallo di liquidità che le banche centrali stanno immettendo, dopo la ripartenza del QE europeo e del “non QE” americano.

Ma tant’è. I prezzi li fanno i mercati e le logiche che li dominano non sono sempre riconducibili al buon senso e alla moderazione.

Tecnicamente occorre notare che gli indici USA sono tornati ai massimi, ma per ripristinare appieno il trend rialzista occorre superarli. Pertanto sarà importantissima l’evoluzione della settimana che si apre oggi, perchè è ora che il toro dovrà mostrare la sua forza.

Attenzione perciò agli eventi chiave che ci attendono, che si concetrano mercoledì 30 ottobre. Arriverà la prima stima del PIL USA del 3° trimestre, che gli analisti attendono in moderato rallentamento al +1,7% annualizzato e in serata lo showdown della FED, che è tirata per la giacchetta da Trump e dai mercati affinchè tagli ancora i tassi ufficiali, ma non è detto che lo faccia.

Dettagli sull’accordo per la tregua USA-Cina, arci-scontato dai mercati, dopo settimane di dichiarazioni speranzose, possono arrivare ogni giorno. Su questo tema la sorpresa ci sarebbe solo se l’accordo non dovesse arrivare.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online