Italia markets closed
  • Dow Jones

    34.548,53
    +318,19 (+0,93%)
     
  • Nasdaq

    13.632,84
    +50,42 (+0,37%)
     
  • Nikkei 225

    29.331,37
    +518,77 (+1,80%)
     
  • EUR/USD

    1,2067
    +0,0058 (+0,48%)
     
  • BTC-EUR

    46.658,20
    -779,53 (-1,64%)
     
  • CMC Crypto 200

    1.465,98
    -5,43 (-0,37%)
     
  • HANG SENG

    28.637,46
    +219,46 (+0,77%)
     
  • S&P 500

    4.201,62
    +34,03 (+0,82%)
     

Uva tavola, in 2020 cresce export in quantità e valore (+9,9%)

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 21 apr. (askanews) - L'uva da tavola è il secondo prodotto ortofrutticolo italiano più esportato dopo le mele, con un forte aumento nel 2020 sia delle quantità (+7,25) e soprattutto del valore (+9,95) pari a oltre 720 milioni di euro. Sono i dati della bilancia commerciale export/import del 2020 diffusi da Fruitimprese, dati che in generale confermano il dinamismo delle imprese ortofrutticole italiane che, nonostante il Covid 19, le avverse condizioni climatiche e il conseguente calo (-3,4) delle quantità immesse sul mercato, sono riuscite a spuntare prezzi più alti per la frutta fresca venduta sui mercati esteri (+7% ) per un controvalore di oltre 2,5 miliardi di euro.

Giacomo Suglia, vicepresidente nazionale Fruitimprese e presidente Apeo, l'associazione dei produttori/esportatori pugliesi spiega che "i risultati ottenuti in un anno di gravissime difficoltà confermano ancora una volta che le nostre produzioni sono in linea con le richieste del mercato e le esigenze dei consumatori sempre più attenti alla provenienza del prodotto e al rispetto delle norme ambientali, etiche e fitosanitarie, che in Italia sono tra le più restrittive a livello europeo. Penso che questa nostra linea sia stata premiata dai consumatori con un continuo apprezzamento dei nostri prodotti".

"Voglio sottolineare - continua Suglia - anche un elemento che riguarda da vicino la nostra Puglia e la produzione che è il simbolo della nostra regione: l'uva da tavola. Dai dati Fruitimprese emerge che l'uva da tavola è il secondo prodotto ortofrutticolo italiano più esportato dopo le mele, con un forte aumento nel 2020 sia delle quantità (+7,25) e soprattutto del valore (+ 9.95) pari a oltre 720 milioni di euro. Risultati che fanno ben sperare, in questo particolare momento di difficoltà occupazionale, sociale ed economica".

Questi dati incoraggianti sono la conseguenza della lungimiranza delle nostre imprese che ormai da molti anni hanno operato una riconversione varietale verso varietà di uva da tavola senza semi (seedless). Ricordo che è nato nel 2016 un Consorzio di 24 aziende, Nu.Va.U.T. (Nuove Varietà di Uva da Tavola) che in accordo con il C.R.E.A. (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) finanzia la ricerca per nuove varietà di uva da tavola. L'intento è quello di "regolare le attività di trasferimento, valutazione e valorizzazione di nuove varietà di uva da tavola". Con l'uva da tavola l'Italia è il terzo paese produttore al mondo, la qualità è riconosciuta sui mercati internazionali e su quello interno.

"Alla luce di questi risultati mi aspetto una grande considerazione da parte della politica e delle istituzioni, regionali e nazionali, affinché diano la giusta considerazione ad un settore vitale per l'equilibrio socio-economico del nostro Paese. Aver raggiunto questo traguardi, con le difficoltà del Covid 19, i mille problemi legati ai cambiamenti climatici e il perdurante embargo con la Russia (che dura dall'agosto del 2014), è motivo di profondo orgoglio per questo settore", continua Suglia.

Infine una preoccupazione. "Leggo dell'aumento continuo dei costi delle materie prime, dal gasolio all'energia, dal ferro al legno alla plastica, tutti prodotti che incidono pesantemente sul comparto dell'ortofrutta, senza contare l'aumento dei noli dei container indispensabili per l'export. C'è il rischio concreto che questi aumenti vadano a penalizzare i buoni risultati che il nostro settore ha conquistato a livello nazionale e pugliese. Le nostre imprese produttive e commerciali già soffrono di un deficit di competitività rispetto ai nostri partner-concorrenti europei, in primis la Spagna. Non possiamo accettare ulteriori penalizzazioni per un settore che è la seconda voce del nostro export agroalimentare con quasi 5 miliardi di euro di export nel 2020 (+5,8%)".