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Uzbekistan, ambasciatore Akbarov: oggi per noi diritti e libertà sono realtà

·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 16 ott. (askanews) - Il 24 ottobre, in Uzbekistan si terranno le elezioni presidenziali, che quasi certamente porteranno a un nuovo mandato per il capo dello Stato uscente, Shavkat Mirziyoyev. Askanews ne parla con l'ambasciatore della Repubblica dell'Uzbekistan in Italia, Otabek Akbarov.

- E' un momento delicato, tra crisi afgana, pandemia mondiale e sue conseguenze economiche e sociali. Ambasciatore Akbarov, pensa il quadro generale possa pesare sul processo elettorale?

"In 30 anni di indipendenza siamo riusciti a costruire un sistema statale, economico e sociale che hanno dimostrato la loro resilienza di fronte a varie sfide, interne ed esterne. Ad esempio, nonostante il calo generale della produzione nel mondo durante la pandemia, l'Uzbekistan ha avuto una crescita del Pil nel 2020 dell'1,8%. E la BERS ha migliorato le sue previsioni per la crescita economica in Uzbekistan nel 2021, dal 4,5% al 5,6%. Parla da sé il fatto che la rivista internazionale "Economist" abbia dichiarato l'Uzbekistan "Paese dell'anno" nel 2019, in riconoscimento dei progressi compiuti in campo economico, in politica estera, in termini di riforme. Pertanto, i processi regionali e globali menzionati non hanno alcun impatto negativo sulla preparazione delle elezioni del 24 ottobre".

- L'Uzbekistan ha avuto ampio consenso internazionale con la Strategia di riforme del presidente, vista come fattore di vera rottura con il passato. Quanto è stato realizzato, quanto resta da fare.

"Il principale risultato della Strategia è stato che i cittadini dell'Uzbekistan hanno cominciato a sentire di persona, direttamente, i cambiamenti in tutte le dimensioni della vita del nostro Paese. Oggi concetti e valori come "diritti e libertà individuali", "stato di diritto", "apertura e trasparenza", "libertà di religione e di coscienza", "controllo pubblico", "uguaglianza di genere", "inviolabilità della proprietà privata", "libera imprenditoria", "investimenti esteri" sono diventati una realtà della nostra vita. E quindi se mi si chiede una sintesi delle nostre priorità evidenzierei le seguenti: migliorare ulteriormente il benessere e gli standard di vita, creare posti di lavoro, ridurre la povertà, sviluppare città e villaggi; determinare gli spazi di crescita e aumento della competitività dell'economia; sostegno alle imprese, tutela dell'imprenditorialità e della proprietà privata; garantire la sicurezza alimentare e lo sviluppo del settore agricolo. E ancora: tutela della salute e della vita della popolazione, attività spirituali e educative".

- L'Occidente tende a vedere nelle riforme l'accettazione dei suoi valori. La società uzbeka che ne pensa, c'è richiesta di un approccio più tradizionale, di una 'via uzbeka' ?

"Il popolo uzbeko vive al centro della Grande Via della Seta ed è stato per secoli crocevia di civiltà mondiali, comprese quella europea e asiatica. La nostra cultura e le nostre tradizioni sono di conseguenza molto ricche e diversificate, incorporano valori e stili di vita sia orientali che occidentali. L'Uzbekistan è uno stato laico moderno. Insieme agli uzbeki, nella nostra società sono rappresentate 130 nazionalità ed etnie che fanno riferimento a 16 confessioni religiose. Vivono tutti in pace e armonia. In tal modo, riconosciamo e rispettiamo i valori universali sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Nel 2020, l'Uzbekistan è stato eletto per la prima volta nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite".

- Il ritiro americano dall'Afghanistan influisce, o potrà influire, sul corso politico e diplomatico dell'Uzbekistan?

"Il ritiro delle truppe della coalizione internazionale dall'Afghanistan ha mostrato che il nostro approccio è corretto. L'Uzbekistan ha sempre sostenuto e continua a sostenere una soluzione pacifica a tutte le questioni internazionali, in particolare per l'Afghanistan. Da sempre affermiamo che non esiste una soluzione militare al problema afgano. Ora questo punto di vista è a condiviso da molti nella Comunità internazionale. Sosteniamo i metodi della diplomazia che hanno ripetutamente confermato la loro utilità e fattibilità, anche nell'approccio alla nuova situazione in Afghanistan. Ad esempio, in Asia centrale esiste un sistema equilibrato di meccanismi di dialogo tra i cinque paesi della regione ei grandi partner nel formato "5 + 1".

Questa piattaforma funziona nelle relazioni con Russia, Usa, Ue Cina, India, Repubblica di Corea e Giappone. E' un formato che viene praticato con successo anche con l'Italia. A proposito: a dicembre abbiamo in programma la seconda conferenza ministeriale "Italia - Asia centrale" in Uzbekistan".

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