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I vaccinatori cavalcano il toro

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Dopo una sola seduta di storno, che chiamare correzione sembra francamente esagerato, i mercati americani hanno ripreso ieri la marcia rialzista come se niente fosse, migliorando per l’ennesima volta i massimi storici con i suoi principali indici: SP500 (+1,11%) ha alzato l’asticella di oltre 20 punti, arrivando a quota 4.173; il tecnologico Nasdaq100 (+1,61%) di quasi 40, arrivando a toccare 14.040 punti. Nuovo record anche per il vecchio Dow Jones (+0,90%), trascinato a superare per la prima volta nella storia i 34.000 punti. Pur con una seduta positiva (+0,32%), ha mostrato un passo più lento, come capita da qualche settimana, solo l’indice delle small cap Russell2000, che dista ancora parecchio, oltre 4 punti percentuali, dal suo massimo storico del 15 marzo scorso.

La forza travolgente degli indici americani ha spinto al rialzo anche le borse europee, che faticano a tenere il passo dei fuggitivi indici americani, ma per ora mantengono la direzione, seppure a minor velocità. Eurostoxx50 (+0,43%) non ha per ora ambizioni di massimo storico, ma ha quella di superare quota 4.000 punti. Ieri è arrivato fino a 2 soli punticini di distanza, ma non ha avuto l’energia per attaccare la resistenza psicologica.

Se aggiungiamo che meglio di quelli europei ha fatto l’indice britannico Ftse100 (+0,63%), che ha migliorato il suo massimo post-pandemico, mentre l’Asia ha segnato ancora il passo, possiamo attribuire all’azione attuale dei mercati azionari l’intenzione  di premiare chi sta vaccinando di più, pur senza punire chi è un po’ più indietro.

Questo perché il mercato sembra avere molta fiducia nell’azione protettiva dei vaccini, nonostante tutto quel che si sta facendo, inconsapevolmente (o no?), per seminare il dubbio sulla bontà di alcuni vaccini. Pensiamo a quante parole al vento si sono sentite in tv e quanti “stop & go” si sono visti  da parte delle agenzie regolatorie europea ed americana sui vaccini Astra Zeneca e Johnson&Johnson. Col risultato che fioccano le disdette delle prenotazioni per le vaccinazioni. 

Eppure i mercati sembrano fermamente convinti che l’unica vera arma a disposizione per voltare pagina e ricostruire un percorso di crescita siano i vaccini. Pertanto premiano chi ha più scommesso su essi, come gli USA e la Gran Bretagna.

Mi si consenta un piccolo inciso sulla Gran Bretagna. Dopo tutto quel che si è scritto e detto sulla Brexit, che avrebbe segnato una catastrofe per il Regno Unito, al punto da spingere, secondo i sondaggi di un anno fa, molti cittadini britannici, che votarono per la Brexit, a pentirsene, mi piacerebbe ora vedere qualche sondaggio fresco sulla materia. Dopo il successo vaccinale britannico, con tanto di riapertura di parecchie attività sociali, ed il grave ritardo che ancora accusa l’Europa, chissà se ora la maggioranza dei sudditi della Regina è ancora nostalgica della vecchia Europa?  

Per i fanatici del perché succede quel che succede, segnalo che ieri sono arrivati dati macroeconomici molto positivi dagli USA, anche se erano attesi. In particolare le vendite al dettaglio di marzo hanno quasi doppiato le previsioni degli analisti (+9,8% contro attese già forti di +5,8%); l’indice FED di Philadelphia di aprile ha segnato 50,2 contro attese di 43; i sussidi settimanali di disoccupazione sono stati in calo a 576.000 contro le attese di 700.000, segno che anche l’occupazione è in ripresa significativa.

A questo si è aggiunto un significativo calo dei rendimenti obbligazionari, con il Treasury Bond decennale sceso ben sotto 1,6%, ed in chiusura di seduta a 1,57%.

Come si spieghi il calo dei rendimenti con i dati macroeconomici molto forti resta un mistero.

Però la combinazione è piaciuta molto all’azionario. Così come è stata assai gradita la nuova sfilza di banche USA che hanno presentato trimestrali record, al di sopra delle attese degli analisti: Bank of America, Citigroup e Blackrock.

Ma forse non sarebbe andata diversamente anche senza questi dati macroeconomici e societari, che il mercato peraltro si aspettava.

A mio parere la miglior spiegazione del rally azionario USA sta nella componente psicologica. L’euforia sta producendo un rally tipico dell’onda 3, che è il tipo di onda più potente e direzionale. Come ho già scritto altre volte, in queste condizioni emotive i mercati riescono facilmente a stupire al rialzo, mentre faticano molto a correggere, e quando lo fanno, la correzione spesso si esaurisce nell’intraday o poco più.

Oggi la settimana dei mercati azionari americani dovrebbe chiudersi con l’ennesimo saldo positivo. Sarà la quarta consecutiva. Forse succederà anche per quelli Europei, e sarebbe la sesta settimana consecutiva di rialzo per Eurostoxx50. 

Resta da vedere se in USA ci faranno cedere nuovi massimi storici e se Eurostoxx50 riuscirà finalmente a scavalcare la vetta dei 4.000 punti.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online